Interviste Cinema

Hunger Games - La ragazza di fuoco: intervista a Josh Hutcherson

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E’ senz'altro il blockbuster più atteso di quest’ultima parte di 2013. Dopo l'exploit di Hunger Games, tratto dal bestseller di Suzanne Collins, ecco arrivare La ragazza di fuoco, secondo capitolo delle avventure di Katniss Everdeeen e Peeta Mellark

Hunger Games - La ragazza di fuoco: intervista a Josh Hutcherson

E’ senz’altro il blockbuster più atteso di quest’ultima parte di 2013. Dopo l’exploit di Hunger Games, tratto dal bestseller di Suzanne Collins, ecco arrivare, dal 27 novembre, Hunger Games - La ragazza di fuoco, secondo capitolo delle avventure di Katniss Everdeeen e Peeta Mellark. A parlarci del film è proprio l’attore che interpreta quest’ultimo ruolo, il ventunenne Josh Hutcherson.

Qual è stata la sfida più grande nell’affrontare questo secondo Hunger Games?
Per me era rappresentata da un nuovo regista. Prima di cominciare ero preoccupato dall’idea di perdere Gary Ross, con cui avevamo lavorato molto sul mio personaggio, Peeta. Poi è arrivato Francis Lawrence e si è rivelato subito incredibile, fin dal primo giorno di riprese abbiamo capito che sarebbe stata una grande esperienza lavorare con lui. Ha imediatamente trovato un equilibrio perfetto tra le parti più spettacolari, quelle piene di effetti speciali, e l’introspezione psicologica che i personaggi richiedevano.

Avete continuato ad esplorare il personaggio di Peeta?
Con Francis abbiamo subito parlato soprattutto della sua psicologia, di quello che succede tra la fine del primo film e l’inizio de La ragazza di fuoco. Abbiamo cercato di capire quali fossero i traumi interiori di Peeta, in particolar modo quelli legati ai suoi sentimenti non corrisposti nei confronti di Katniss. Lui è stato ferito dalla ragazza ma la ama ancora, è una situazione molto complicata. Bisognava costruire un nuovo personaggio per questo secondo film.

Come si evolve ne La ragazza di fuoco questa sentimento ambivalente?
All’inizio del film Peeta è abbastanza freddo con Katniss, soffre del fatto che lei non ricambia il suo amore, o almeno non del tutto. Eppure devono affrontare insieme il tour promozionale che è al centro della storia. Proprio durante questo percorso Peeta deve fare i conti con la sua rabbia interiore, causata dai problemi che si porta dentro. Viaggia per i vari distretti e incontrare i familiari delle persone che ha ucciso, per lui è molto duro da affrontare. E alla fine viene risucchiato nuovamente negli Hunger Games, e questa volta deve affrontare prove ancora più fisiche, ci sono scene d’azione ancora più impegnative.

Che tipo di allenamento hai fatto per La ragazza di fuoco?
Molto simile a quello fatto per il primo film. Molta palestra e attenzione alla dieta, il tutto al fine di tenersi in forma. Quello che è aumentato è stato l’allenamento con determinate armi, poiché ne La ragazza di fuoco ho molte scene in cui maneggio una spada.

Cosa possiedi in comune con Peeta Mellark?
La volontà di essere se stessi a prescindere dalle circostanze. Condivido con lui la ricerca di trasparenza nei confronti degli altri. Peeta capisce che comunicare con gli altri nella maniera giusta può portarti lontano nella vita, può farti raggiungere buoni traguardi, io questa qualità l’ho ereditata da mia madre, che è bravissima nel parlare con la gente.

Trovi una valvola di sfogo alle tue energie?
Ceertamente, è lo sport. Ne pratico molti: calcio, basket, golf, bowling che non è uno sport ma lo chiamo lo stesso un questo modo...Adoro le sfide, sono molto competitivo, essendo cresciuto con un padre e una madre che mi hanno trasmesso questa passione. Mio padre ancora gioca a pallavolo, calcio e basket. E’ stato addirittura il mio allenatore quando ero più piccolo e praticavo il baseball. Penso sia un bene sfogare la mia competitività nello sport, in modo da non subirla in maniera negativa in altre sfere della mia vita come ad esempio il lavoro. Se non ottengo una parte non me la prendo, significa che non calzavo bene nel personaggio.

C’è stato un momento particolarmente divertente durante le riprese del film?
Nella sequenza in cui dovevo dichiararmi a Katniss mi sono inginocchiato e i miei pantaloni si sono strappati, sono rimasto praticamente in mutande. Ho cercato di portare avanti la scena, ma Jennifer e Stanley Tucci non ce la facevano proprio a trattenere il riso, alla fine abbiamo dovuto interrompere tra l’ilarità generale. Piuttosto imbarazzante, e per di più un cattivo presagio, no? La prima scena di dichiarazione che giro e mi si strappano i calzoni…forse sono maledetto…

Cosa puoi dirci del grande cast d’attori con cui dividi il set?
E’ un gruppo impressionante, pieno di leggende del passato e del futuro, poiché sono sicuro che Jennifer diventerà una leggenda del cinema. Ha vinto un Oscar come miglior attrice a ventidue anni, è già un evento leggendario. La sua capacità di scegliere i ruoli è pazzesca, da Un gelido inverno a Hunger Games a Il lato positivo. Ha un carisma sul grande schermo e una personalità nella vita reale in cui ci si può perdere tanto sono grandi e avvolgenti. E poi ci sono Donald Sutherland, Philip Seymour Hoffman, Stanley Tucci, Woody Harrelson. E’ magnifico e al tempo stesso spaventoso, non ci si può fare i conti troppo facilmente. Ognuno ha il propria stile di recitazione, non è facile dividere il set con interpreti così grandi. E’ stato magnifico guardarli a lavoro, c’è solo da imparare.

Come gestisci alla tua età l’enorme popolarità che Hunger Games ti ha regalato?
Il mio contatto principale con i fan è alle premiere o agli incontri specifici, non vado molto su Twitter o su altri social network a vedere cosa pensano del nostro lavoro. Lo so che ci sono anche alcuni fan che ci criticano, può starci. Il nostro è un lavoro strano, psicologicamente può essere difficile sopportare la pressione che ti viene messa quando sei così esposto. Cerco di farmi influenzare il meno possibile dai media. In realtà essere riconosciuto non è una cosa troppo cattiva, dipende dalle circostanze. Se cammini per Venice Beach e incontri solo turisti del Midwest venuti alla ricerca di foto con attori, allora può essere spiacevole... Altrimenti normalmente le persone sono molto carine e discrete quando mi riconoscono. Essere una star è una cosa che non odio né amo, semplicemente adesso è parte della mia vita. E’ strano in alcuni momenti, certo, quando incontri persone che sanno tutto di te e tu non conosci nemmeno il loro nome.

Sono importanti per un attore le proprie radici?
Vengo dal Kentucky, un posto dove la vita sotto molti aspetti è più semplice e meno superficiale rispetto a dove vivo adesso, Los Angeles. Uno dei posti più effimeri al mondo, se non il più superficiale in assoluto. Credo sia molto utile avere questo tipo di background, in modo da tenere sempre presente cosa è veramente importante nella vita. Il lato negativo invece di provenire dal Kentucky è che è possiede una visione del mondo forse troppo conservatrice, molto netta nel giudicare fatti e persone.

Ultima domanda: potrebbe uno come Josh Hutcherson innamorarsi di una come Katniss Everdeen?
Certo che potrei innamorarmi di Katniss, chi non lo farebbe? Anche se devo ammettere che è una ragazza forte, intensa, forse un po’ troppo per me. Io mi trovo a mio agio con ragazze più tranquille…
 



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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