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Humpday - intervista e Lillo e Greg, doppiatori del film

Gli appassionati di cinema indipendente americano hanno un nuovo piccolo fenomeno di culto: un film intitolato Humpday – Un mercoledì da sballo che affronta con sottile ironia e leggerezza problematiche serie e squisitamente contemporanee. Ne abbiamo parlato con i comici romani Lillo e Greg, scelti per doppiare i protagonisti Mark Dup...

Humpday - intervista e Lillo e Greg, doppiatori del film

Humpday - intervista e Lillo e Greg, doppiatori del film

A 18 anni dal loro esordio ufficiale in qualità di gruppo musicale demenziale, Lillo e Greg, al secolo Pasquale Petrolo e Claudio Gregori, hanno sperimentato per la prima volta il doppiaggio cinematografico, imbarcandosi nella titanica impresa di far parlare personaggi che sono la quintessenza della cultura giovanile americana. I due comici hanno prestato la voce ai protagonisti del film indipendente Humpday – Un mercoledì da sballo, che è stato presentato con successo al Sundance e appartiene a un movimento cinematografico - chiamato Mumblecore – che intende narrare, in pellicole a budget ridotto, le incertezze dei trentenni di oggi.

“La particolarità di Humpday”” - ha cominciato Lillo - “è che, pur essendo stato girato con niente, ha una buona idea di base, che crea una situazione divertente e riesce tenere viva la curiosità del pubblico fino alla conclusione della vicenda. E poi mi piace quest'idea del Mumblecore, che prende in giro l'abitudine tipicamente americana di raccontarsi tutto ciò che si pensa o si sente, di parlarsi costantemente addosso, di girare intorno alle cose senza mai arrivare a uno scopo. Al cinema siamo abituati a grandi effetti speciali, a belle scenografie, a scene madri. Qui succede quasi tutto in interno, con due attori che semplicemente dialogano”.

Meno entusiasta del suo collega e amico, Greg ha annoverato il film fra le cosiddette forme di intrattenimento che spingono lo spettatore ad una fuga quasi immediata. “Sia al cinema che a teatro” - ha detto, lapidario - sono abituato ad andarmene se una cosa non mi piace. Nel caso di Humpday, sarei corso via dopo soli 20 minuti. Nemmeno la versione italiana dei dialoghi mi ha entusiasmato. Trovo che non sia stata affatto efficace, che siano stati conservati troppi modi di dire americani che tradotti letteralmente rischiano di non avere alcun senso. Anche l'intercalare dei personaggi principali è stato mantenuto, dando un'idea di falso, di fittizio, di innaturale”.

Al di là delle osservazioni più o meno condivisibili di Greg, resta il fatto che appropriarsi di un sistema linguistico così diverso dal nostro è un compito sempre arduo, soprattutto nel caso di due doppiatori non professionisti. “Quando doppi” - ha spiegato Lillo - “devi stare con un occhio sullo schermo e l'altro sulla pagina. Devi cercare di andare in sinc, ma anche di interpretare il testo che hai di fronte. Devi rispettare i tempi e i suoni della tua lingua, senza però distaccarti eccessivamente dalle voci originali. Per un doppiatore consumato è un processo automatico, per noi che non abbiamo fatto né scuole di recitazione né corsi di dizione, è stata dura. Ce l'abbiamo fatta solo perché ad aiutarci c'era un ottimo direttore del doppiaggio: Elisabetta Bucciarelli”.

Molto meno comico di quanto si possa pensare guardando il trailer o leggendo la sinossi, Humpday – Un mercoledì da sballo non è solo la storia di 2 amici che si mettono in testa di girare un porno amatoriale di cui saranno i soli protagonisti. E' anche una riflessione, mai noiosa ma comunque seria, sui confini sempre più confusi dell'identità sessuale, sull'omofobia che che affligge le società occidentali sull'incapacità di scegliere uno stile di vita che non sia necessariamente quello del family-man o dell'artista bohemienne. “Non credo che l'autrice del film avesse intenzione di fare una commedia” - ha osservato Lillo. “E' la situazione che si crea che produce la risata, ma alla base ci sono problemi e incertezze che contraddistinguono un po' tutti. C'è l'omofobia, ma c'è anche la messa a confronto di due mondi opposti, i mondi dei 2 protagonisti. Uno vive sotto una campana di vetro, si è sposato e ha deciso di fare un figlio. L'altro è innamorato dell'idea di essere un artista, ma non ha alcun talento. Humpday racconta in maniera puntuale e interessante il bene e il male di questi 2 universi, ed è all'interno di questa analisi, di questa dialettica, che si inseriscono avvenimenti assurdi che innescano la comicità. Proprio come succede in Clerks, un altro film molto parlato e a basso budget”.

Musicisti, autori di fumetti e inventori di gag, Lillo e Greg sono abituati a intrattenere il pubblico a teatro, al cinema e in televisione. La loro forma forma di espressione preferita è però la radio, dove hanno un programma quotidiano intitolato 610 (Sei uno zero). “Sono anni che facciamo la radio” - ci hanno raccontato prima di salutarci. “Dal punto di vista del ritorno del pubblico, oggi la radio è il massimo. Quando ci spingiamo fuori Roma per uno spettacolo teatrale, la maggior parte delle persone che vengono a vederci ci conoscono per via di 610. E' l'unico spazio che in questo momento ci permette di esprimere veramente quello che siamo e di esprimere il nostro particolare senso dell'umorismo”.

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