Interviste Cinema

"Ho capito il mio successo dagli occhi di mio padre": Alessandro Siani si racconta a Lecce

Il Festival del Cinema Europeo premia l'attore e regista con L'Ulivo d'Argento per la Nuova Commedia Italiana.

"Ho capito il mio successo dagli occhi di mio padre": Alessandro Siani si racconta a Lecce

Basta che dica "Da quando sono qua ho mangiato 18 pasticciotti" o che snoccioli una battuta esilarante come: "Sto facendo la dieta dell'ananas, mangio tutto tranne l'ananas" e il pubblico della Sala 1 del Cinema Massimo di Lecce esplode in un applauso scrosciante e in una serie di "bravo!", e non solo perché Alessandro Siani è spiritoso e amabile, ma perché è un trascinatore, uno che si è fatto da sé e che al cinema non ci è arrivato grazie a un papà regista o produttore, uno che rivendica il diritto a intrattenere il pubblico con storie di evasione e con uno sguardo incantato verso la vita. Il comico napoletano che tanto ama Massimo Troisi riceve quest'anno dal Festival del Cinema Europeo l'Ulivo d'Argento per il suo contributo alla Nuova Commedia Italiana. Il premio gli viene consegnato al termine di un incontro con gli studenti a cui siamo stati ammessi anche noi giornalisti. E’ un'occasione preziosa per carpire qualche informazione supplementare sul suo nuovo film Il giorno più bello del mondo e per conoscerlo un po’ di più. Ecco di cosa ha parlato, intervistato dal giornalista e critico Valerio Caprara, Alessandro Siani.

Andare al cinema
Mi piace andare al cinema, non vedo l'ora che escano Joker e C'era una volta a Hollywood, per me i film americani sono sempre uno stimolo. Per quanto riguarda il cinema italiano, noto che ci sono meno film autoriali e un po’ mi dispiace, sembra che i produttori abbiano paura a portare al cinema i film impegnati.

Il cinema oggi
Vedendo capolavori come La vita è bella o in generale i film di tutti quei comici che sono diventati grandi maestri, come Carlo Verdone che è seduto in platea, mi rendo conto di quanto il nostro lavoro sia difficile, perché apparteniamo a una generazione che sta attraversando un momento particolare in cui la tecnologia entra nei film e toglie l'anima e i sentimenti alle storie. Quindi mi auguro che non si perda mai la verità che solo l'amore puro riesce a dare, il problema è che non ci sono tanti sceneggiatori che creano belle storie e perciò capita che noi comici ci ritroviamo a a fare i registi, gli sceneggiatori, gli attori.

Il nuovo film, Il giorno più bello del mondo
E’ un film pieno di effetti speciali, che abbiamo girato in 6 mesi, mi sono allontanato dal filone comico sentimentale per fare un film di nuova generazione, cerco di far ridere ma di farlo in maniera sempre più moderna. Non so esattamente quando arriverà in sala Il giorno più bello del mondo, probabilmente fra novembre e dicembre. Quello che posso dirvi è che si tratta di una storia universale che parla di un ragazzo che ama il teatro e lo spettacolo e per una serie di problemi e crisi economiche rischia di veder andare in frantumi il suo sogno. Poi succede qualcosa di inverosimile e, come nei film di Frank Capra, si accende una luce

La favola
Mi piace la favola perché non mi piacciono i tempi in cui viviamo e per 2 ore non voglio che la gente pensi a ciò che di brutto succede nella realtà.

Le attrici comiche
Di attrici comiche mi piace Monica Vitti, e poi Stefania Spampinato, che sarà nel mio prossimo film. E’ brava, ha pure partecipato a Grey's Anatomy. Tutte le attrici con cui ho lavorato sono state eccezionali: Valentina Lodovini, Sarah Felberbaum. Certo, se un'attrice lavora con un comico, si trova a essere limitata.

File di automobili
A volte la vita reale si confonde con il cinema. Non è detto che il rapporto che hai con pubblico a teatro non si possa avere anche quando fai un film. Ricordo che per Non si accettano miracoli bloccammo un pezzo di costiera amalfitana, gli automobilisti erano incazzatissimi, il produttore esecutivo se la diede a gambe e io mi presi la responsabilità di gestire la situazione. C'era una fila di macchine ferme, l'ultima era targata Germania per quanto la coda era chilometrica. Mi avvicinai timidamente a un automobilista che inveiva e dissi: "Mi scusi, stiamo facendo un film”. E lui: "Ah sì? C'è una parte per me?". 

Se fossi un produttore
Se fossi un produttore, vorrei fare un film su Albano che fa la spia, con Romina Power Ranger. A parte gli scherzi, mi è capitato di fare il produttore: di un film intitolato Troppo napoletano e di un film siciliano intitolato I soldi spicci. Erano due esordi… esordio è una parola fantastica perché significa un inizio, ed è bello parlare di inizi in un paese in cui sembra che stia sempre arrivando la fine del mondo.

Napoli
Se facciamo un salto all'indietro e andiamo nel 1700, notiamo che la prima cattedra di astronomia è stata a Napoli, e anche di economia, quindi Napoli è stelle ed economia, soldi e sogno, ed è così che dobbiamo raccontarla. Noi siamo un popolo con i piedi per terra e la testa fra le nuvole, se i veicoli per descrivere Napoli siamo io e qualcun altro, allora siamo inguaiati, ma le cose vanno meglio se facciamo capo a Eduardo, Pino Daniele e a Troisi, che aveva la capacità di prendere il meglio di Napoli, di analizzarlo e di farlo diventare geniale. Troisi era il genio e Napoli la sua lampada.

Il successo
Mio papà era un operaio dell'Alfa Romeo e mia mamma una casalinga, per me avere un pubblico che mi vuole bene e mi chiede la foto è una cosa straordinaria. Quando ho fatto Benvenuti al Sud, ho capito cosa significasse il successo perché l’ho visto negli occhi di mio padre, mi ricordo come tornava dal lavoro stanco morto. Rammento il suo sguardo di quel periodo e il suo sguardo dopo il mio film. Il successo lo capisci anche dagli occhi degli altri e non solo pensando a quello che ti è accaduto.

Checco Zalone
Zalone fa parte di quel gruppo di artisti che hanno la capacità di portare tante persone al cinema, e per questo gli farei un monumento. Vorrei che esistesse il Premio Zalone. Checco è della generazione di nuovi comici che vengono dal cabaret. Lo stimo e ammiro il fatto che, se non è sicuro di ciò che ha, non esce al cinema, il che è segno di grande rispetto per il pubblico.

L'esperienza nel cinepanettone Natale a New York
Con me non puoi parlare di cinepanettone ma di cinecapitone. Ricordo che erano finiti i film con la coppia De Sica/Boldi e c’era una nuova generazione, eravamo Claudio Biso, Fabio De Luigi ed io, era un film abbastanza atipico, era una versione 2.0 del cinepanettone. Quando la gente parla male del film di Natale, mi dispiace, perché significa offendere il pubblico, e poi c’è un grande lavoro dietro che va rispettato. Christian De Sica, per esempio, è un attore eccezionale, che andrebbe apprezzato di più. Avere successo per tanti anni è una cosa che riesce a pochi. 

Classifiche e bilanci
Si accettano miracoli è stato il film che mi ha dato più soddisfazione, perché è stato il più complicato da fare registicamente parlando, visto che c'erano tanti bambini e tante comparse. Comicamente il film che preferisco è Il principe abusivo, sentimentalmente Benvenuti al Sud



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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