Interviste Cinema

Harvey Keitel e quella volta che Tarantino gli svuotò il frigo

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Al Festival di Locarno 2016 l'attore newyorkese ha ricevuto il pardo alla carriera.

Harvey Keitel e quella volta che Tarantino gli svuotò il frigo

Negli ultimi tempi Harvey Keitel è di casa in Europa, dopo aver recitato nel film di Paolo Sorrentino Youth. È stato annunciato come ospite dell’ultimo minuto anche al Festival di Locarno 2016, dove altrettanto all’ultimo, addirittura a sorpresa, si è palesato per premiarlo Abel Ferrara, ormai romano d’azione. I due insieme hanno lavorato nello splendido Il cattivo tenente. Keitel, apparso in forma, ha offerto una bibita al pubblico invitando a porre tutte le domande possibili, non garantendo che avrebbe risposto a tutte.

Ha rievocato molti aneddoti sulla sua carriera, come il primo incontro con Quentin Tarantino, che pronunciò male il suo nome, venendo prontamente rimbrottato.

Una carriera iniziata insieme a Martin Scorsese, con Chi sta bussando alla mia porta? nel 1967, che lo ha portato spesso a lavorare con autori al primo film, o comunque poco conosciuti. “Sono nato sconosciuto e da quel momento certo di capire chi diavolo io sia. Martin Scorsese all’epoca era studente alla New York University, io avevo studiato recitazione, dopo essere stato per un breve periodo un marine. Non molto tempo fa gli ho detto che ha continuato a fare un remake di Chi sta bussando alla mia porta? nel corso della sua intera carriera. Poi mi sono reso conto che anche io stavo facendo sempre lo stesso film. Stiamo tutti cercando di scoprire chi suona alla nostra porta.”

A proposito di Scorsese, il loro primo incontro è stato tipico del rapporto fra regista e attore: attraverso non una, ma ben tre audizioni, necessarie a questo studente per trovare i protagonisti del primo film di uno studente americano girato in 35mm. “Il terzo provino era di notte a NYU, le luci erano tutte spente, tutto era buio. Sono arrivato, c’era qualche persona qua e là, non Marty. Mi hanno detto di sedermi, poi di alzarmi, e mi hanno chiesto di camminare in un corridoio verso una luce sullo sfondo, di quelle tipo interrogatorio di polizia. Un tizio mi ha preso a male parole, io stavo per reagire quando Marty dal fondo si è alzato dicendo che era un’improvvisazione. La prossima volta magari dillo, gli risposi.”

Quel film lo girarono nell’appartamento di Scorsese, a Little Italy, visto il budget davvero limitato a disposizione. “Una volta stavo girando una scena a letto con un’attrice, la madre di Marty era in casa, ma il padre era al lavoro. A un certo punto è tornato a casa per cena e ci ha trovati a letto, con tutte le luci e la macchina da presa. Si è messo a urlare ‘Che succede, fatemi cenare, ho fame’. Per fortuna è intervenuta la moglie che l’ha cacciato di casa per farci finire.”

Scorsese veniva da Manhattan, Keitel da Brooklyn, ma come avevano in comune un simile retroterra famigliare, tanto da divenire presto amici. Quest’ultimo non ha vissuto un adolescenza nutrendosi allo sfinimento di film, come il suo futuro amico, visto che a 17 anni si arruolò nei marine. “Crescendo a Brooklyn sicuramente il cinema ha avuto però una parte, mi ricordo l’influenza che ebbe in me la visione di Luci della ribalta di Charlie Chaplin. Come studente ho studiato poi con Lee Strasberg, Stella Adler, Elia Kazan, alcuni degli insegnanti più incredibili dell’epoca. Per noi all’epoca, negli anni 60, i punti di riferimento erano Marlon Brando, James Dean, i film di Cassavetes, Charles Laughton.”

Quentin Tarantino deve molto a Harvey Keitel, visto che lo aiutò a realizzare Le iene, partecipando come coproduttore. “Dovete sapere che non aveva girato un fotogramma prima di quel momento, - ha detto l’attore - lavorava in una videoteca e mi arrivò la sceneggiatura attraverso una mia collega dell’Actors Studio. L’ho letta, ed era una delle cose più inusuali che avessi mai letto. Già solo il fatto che scriveva da solo non era consueto e in qualche modo mi commosse. Poi ci siamo incontrati a Los Angeles; venne a casa mia, aprii la porta e mi trovai questo omone che disse ‘Harvey Kitel? Keitel, risposi, entra’. Ed eccolo, con molta fame perché non aveva molti soldi per mangiare, mi svuotò il frigo. Tanto che con un mio amico che era in visita abbiamo iniziato a nascondere il cibo buono quando arrivava Quentin, che sennò lo faceva fuori tutto in un attimo”.

Sull’esperienza nel cinema indipendente ha un appello da fare per gli aspiranti registi. “Le vostre storie sono la parte più importante e vera del cinema. Non aspettate Hollywood, lei vi troverà una volta che avete raccontate le vostre storie. Potete ridefinire Hollywood, che è un bel posto e ha creato luoghi meravigliosi, ma potete riformarlo con il vostro lavoro.”

Il cattivo tenente ha avuto un ruolo importante per la sua carriera. “Avevo voglia di fare il protagonista, dopo molti ruoli di contorno. È in questo modo che puoi fare soldi, avere potere e riuscire a fare i film che vuoi. Abel Ferrara aveva il mio stesso avvocato, che mi propose una sua sceneggiatura. In quel periodo vivevo a Los Angeles, allo Chateau Marmont, disperandomi alla ricerca di un ruolo da protagonista. La sceneggiatura era di pochi fogli, la apro ed era anche scritta con un carattere enorme. Ma che cavolo? Iniziai a leggere una decina di pagine, in totale saranno state venti e mi dissi che era terribile e la gettai nel cestino. Letteralmente. Mi alzai e camminai per la stanza fino a che mi dissi che dovevo finirla. Rovistai nel cestino, continuai a leggere e la parte della suora era scritta così bene, profonda, che mi stese. A quel punto sapevo cosa fare con il mio ruolo, improvvisammo molto e trovammo mentre lo giravamo il cuore di questo cattivo tenente. Mi stupisco sempre di quante persone mi parlino di questo film, anche giovani.”

foto © Festival del film Locarno



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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