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Interviste Cinema

Happy Family: Salvatores e il suo cast presentano il loro nuovo film

In un’atmosfera di grande serenità e allegria, Gabriele Salvatores e il suo cast al gran completo hanno presentato a Roma Happy Family, il nuovo film del regista milanese che conferma la sua attitudine a sperimentare e segna il ritorno della coppia Bentivoglio – Abatantuono.

Happy Family: Salvatores e il suo cast presentano il loro nuovo film

Happy Family: Salvatores e il suo cast presentano il loro nuovo film

Happy Family racconta di un uomo, Ezio, che per vincere la noia e l’alienazione decide di raccontare una storia. Meglio, di scrivere una sceneggiatura. Solo che i suoi personaggi - due famiglie unite dall’apparente intenzione di sposarsi dei rispettivi figli 16enni - sembrano prendere vita all’interno del suo mondo, in un gioco di sovrapposizioni ancora più complesso di quello che sembra. Alla base di tutto una pièce teatrale di Alessandro Genovesi di cui Gabriele Salvatores si era innamorato durante una rappresentazione vista al “suo”teatro dell’Elfo. “È grazie a Corinna Agustoni, che a teatro e nel film interpreta il personaggio di Nonna Anna, che ho avuto l’idea di trarne un film,” racconta il regista. “Lei mi ha interessato all’opera e al suo autore, sostenendo che Alessandro sembrava me a 38 anni. È proprio vero e spero di poter lavorare ancora con lui.”

Genovesi, anche sceneggiatore del film assieme allo stesso Salvatores, non nega affatto l'ovvia cifra pirandelliana della vicenda: “Viviamo in un'epoca dove tutto è stato inventato. In attesa di inventare qualcosa di mio, lavoro su quello che c’è già. Per me il passaggio principale del film risiede nel meccanismo della tripla finzione drammaturgica. La sfida stava nel riuscire a rendere credibile la finzione, il racconto di una storia. I personaggi dovevano essere credibili, con problematiche e paure reali, sentimenti di tipo positivo o negativo.” E lo sceneggiatore racconta anche come il passaggio dal teatro al cinema sia avvenuto dapprima tagliando molto, poi lavorando insistentemente con Salvatores, arrivando spesso a stravolgere alcune scene, toglierne altre e crearne di nuove, fermi restando alcuni cardini irrinunciabili.

Ma se Happy Family guarda a Pirandello per quanto riguarda la trama, dal punto di vista formale strizza evidentemente l’occhio a tanto cinema contemporaneo e non, su tutti l’universo stralunato e coloratissimo di Wes Anderson. “Abbiamo lavorato tantissimo sulle scenografie, i costumi, con particolare attenzione alle dominanti di colore che si alternano e che ritornano.” racconta Salvatores, “C’è stato un grosso lavoro sulla messa in scena, assolutamente non realistica, perché volevamo rappresentare la storia dell’invenzione di una storia, e quindi staccarci dall’effetto realistico. Per questo ad esempio Milano è spesso inquadrata dal basso: non volevamo mostrare la strada, che è la verità di tutti i giorni.” “Per quanto riguarda l’unità cromatica,” gli fa eco il direttore della fotografia Italo Petriccione, volevamo un indirizzo e che tutti gli elementi seguissero una dominante. Così ricerchi quella finzione che è cinema. Troppo spesso il cinema italiano insegue la tv e la sua estetica: noi invece volevamo il cinema.”

A contrastare con questo coloratissimo universo, un segmento in bianco e nero che fotografa Milano e che fa da supporto visivo all’esecuzione al piano del Notturno n. 20 di Chopin eseguito dal personaggio di Valeria Bilello. “Tagliare il pezzo di Chopin era complesso, un’operazione impegnativa,” dice il regista, “e allora quello che mi è venuto in mente è stato di rappresentare i “notturni” di Milano, presentare immagini reali che contrastassero con la costruzione di tutto il resto. E dato che i i tasti del pianoforte sono bianchi e neri, ecco la scelta di girare quelle scene in bianco e nero.” E la colonna sonora formata dalle canzoni di Simon & Garfunkel? “Gli anni Sessanta sono nella mia formazione, Simon & Garfunkel mi hanno accompagnato in tante storie d’amore, e poi l’idea di non avere colonna sonora originale è proprio figlia della rappresentazione di una storia che si crea con quello che si ha a disposizione.”

Quanto ai temi e alle idee del suo film, Gabriele Salvatores ha le idee altrettanto chiare: “All’inizio del film c’è un monologo sulla paura: la paura è sempre stata usata dai poteri forti per impedire alla gente di vivere. La felicità è un diritto: un diritto che troppo spesso ci neghiamo e che ancora più spesso ci viene negato da quelle stesse persone che dovrebbero invece occuparsi di noi. Viviamo momenti in cui l’happy ending sembra non arrivare mai. Siccome il cinema evoca fantasmi e desideri, allora ecco il nostro finale, che evoca la felicità. La famiglia nel film, una famiglia intesa in senso non tradizionale, siamo tutti noi. I titoli dei tre capitoli del film sono ‘Personaggi e interpreti’, ‘Confidenze’ e ‘Family’: personaggi e interpreti siamo noi quando veniamo al mondo, poi scattano le confidenze nelle relazioni con gli altri e infine diventiamo una family. Tre momenti che corrispondono anche al processo creativo.”

Salvatores, poi, ama i suoi attori, e i suoi attori amano lui per l’attenzione e l’importanza che gli dà. E se Fabio De Luigi è per ammissione del regista e dell'interprete una sorta di suo alter ego nel film, a monopolizzare l’attenzione dei presenti è stato il tema del ritorno della coppia Bentivoglio – Abatantuono, separata dai tempi di Marrakech Express e Turné. “Gabriele è venuto da me a cena e mi ha detto ‘voglio rimettere insieme la banda’, come nei Blues Brothers,” racconta Fabrizio Bentivoglio. “L’ho trovata una bellissima idea, Diego poi dice che abbiamo aspettato troppo: tanto che volevamo pre-datare il film. Lavorare di nuovo insieme… Credo che la familiarità aleggiasse sul set, anche se erano passati tanti anni l’affiatamento era quello di sempre. È come per i musicisti: una volta che hanno suonato insieme, si ritrovano alla perfezione anche a distanza di tempo.”

“Tra me e Gabriele c’è un vecchio rapporto, come quello tra un marito e una moglie, di quelli che stanno bene insieme,” sostiene Diego Abatantuono. “L’operazione mi piaceva molto, volevo convincerlo a fare questo film; l’alternativa, per Gabriele, era un film dove ero unico protagonista, ma questo per me era più giusto. Il cast è straordinario. Con Fabrizio è stato bello ritrovare le sue pause. C’è assonanza tra di noi. E la battuta del film che cita il Marocco non è affatto causale.” “Ci siamo ritrovati più consapevoli, non più maturi,” continua Bentivoglio, mentre Abatantuono gli fa eco scherzando “Noi la fase della maturazione la saltiamo, diventiamo direttamente marci.”

E se per Bentivoglio Happy Family è un incitamento a mischiarsi, a trovare il bello nel diverso da sé, ha anche voluto sottolineare come, di fronte a personaggi così dichiaratamente finti, la sfida era quella di trovare le sfumature che gli permettessero di sembrare davvero veri. Sfumature che per Salvatores ha trovato evidentemente del tutto soddisfacenti: “Non avrei potuto fare questo film senza questi attori. E se a volte in passato anche a me, come a Ezio, un personaggio è sfuggito di mano, è successo di sicuro con Diego. Ed è stata una fortuna.”



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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