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Hammamet, Pierfrancesco Favino è Bettino Craxi: "Era mio dovere comprendere il suo punto di vista"

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L'attore romano è incredibilmente somigliante al politico socialista, ma l'anima che gli regala è tutta sua. Il film è al cinema dal 9 gennaio.

Hammamet, Pierfrancesco Favino è Bettino Craxi: "Era mio dovere comprendere il suo punto di vista"

Gianni Amelio ha detto che senza Piefrancesco Favino, Hammamet non avrebbe potuto esistere.
L'interpretazione dall'attore romano è davvero impressionante, la somiglianza non solo fisica, ma nei gesti, nella voce, nelle movenze ai limiti dell'incredibile. Ma ancora più incredibile è che Favino non si sia lasciato schiacciare dalla mimesi e dall'imitazione, ma sia stato in grado di dare al personaggio del Presidente - così viene chiamato Craxi nel film - un cuore e un'umanità che sono tutti suoi.

Hammamet: Pierfrancesco Favino e il trucco

È stato proprio quel trucco, che ogni giorno richiedeva cinque ore di lavoro per essere applicato al suo volto, spiega l'attore "la chiave per andare oltre, e scordarsi del trucco stesso. Ricordo che durante il rituale dell'applicazione arrivava il momento, quello in cui venivano messe le sopracciglia finte e indossavo gli occhiali, che era per me il momento dell'oblio di sé, capace di aprire la porta verso qualcosa di nuovo e di diverso. Una porta che, non ci fosse stata, non sarei stato in grado di entrare in un mondo altro e di toccare le cose e le corte che ho toccato."
Per raggiungere quella capacità di replicare in modo così fedele la voce e gli atteggiamenti di Craxi, Favino ha "visto tutto quello che potevo vedere. Molte cose mi arrivavano da Gianni, altre le sono andate a cercare io. In particolare quelle che riguardavano l'ultima fase della sua vita, ma anche quelle della sua ascesa politica, per capire che cosa era cambiato in quell'intervallo di tempo. Oggi," dice l'attore, "non ci ricordiamo quanto i leader politici dell'epoca fossero davvero dotati di grande leadership, una leadership che aveva un peso logorante, e che era assai superiore al peso delle leadership di oggi."

Hammemet: il trailer del film di Gianni Amelio

Hammamet: Pierfrancesco Favino e Bettino Craxi

"Conoscevo il politico e non l'uomo, non il privato, ed era il privato la parte che toccava il mio lavoro," spiega Favino. "E allora era mio dovere comprendere il suo punto di vista, aderirvi senza giudicarlo, che poi è l'unica cosa che posso fare, perché non sono né un politico né un magistrato, faccio solo l'attore. Penso," prosegue,"che una delle grandi possibilità offerte dal mio mestiere sia toccare cose che ancora non ho avuto modo di toccare ma che risuonano dentro di me. La quesione dell'eredità, ad esempio: quella che ha lasciato mia padre a  me e quella che io lascerò alle mie figlie. Ho pensato molto a me come padre e a me come figlio, girando il film. Ho sentito che nel film si stava raccontando la fine di unn generazione di uomini che avevano con la propria intimità e la loro emotività un rapporto complesso, educati al fatto che mostrare la propria emotività ai figli era segno debolezza. In questo film Craxi viene ritratto come un padre. Penso anche che avesse un senso di paternità molto forte nei confrotni dell'Italia. In qualsiasi modo l'abbia usato, è indubbio che amasse profondamente il suo paese. Credo che questa responsabilità nei confronti del paese l'abbia sentita molto, e che l'abbia lasciato molto da solo. Io da attore devo empatizzare con le emozioni, e ho impatizzato com moltissimi aspetti dell'umanità difficile di quest'uomo: un'umanità difficile da agire e subire."

Hammamet: Favino e la politica di ieri e quella di oggi

"Ricordo che da piccolo la politica era molto presente e visibile, in tv come sui giornali," racconta Favino. "E che i miei genitori avevano grande stima delle persone che occupavano quei ruoli. Vedendo i discorsi di allora, quelli di tutti i politici, non solo di Craxi, ti imbattevi in una retorica sorprendente, per cultura e linguaggio. Erano figure che occupavano quei ruoli per via di una preparazione specifica. E quella classe politica è stata l'ultima a dire "noi", parlando delle persone che rappresentavano. Dopo è intervenuta la parola "io", come a salvarci da quel "noi": e la partecipazione è pian piano sparita, a vantaggio di un disinteresse che, forse, sta lì per permettere l'affermarsi di altro.
Quello che però Favino sottolinea a più riprese è il fatto di considerarsi "una capra", di non avere alcun titolo per parlare di politica più di altri, e di farlo in maniera diversa dalle chiacchiere da bar. "Quello che veramente ho da dire," afferma con sicera umità e convinzione, "lo dico attraverso il mio mestiere: è lì che esprimo la mia opinione sul mondo, e quindi anche la mia idea sulla politica."

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