Interviste Cinema

Hammamet e il suo Craxi umano e sfaccettato: Incontro con Pierfrancesco Favino

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L’attore ci racconta a Berlino dei suoi due grandi personaggi del Novecento italiano, ma anche della volontà di alternare generi e personaggi.

Hammamet e il suo Craxi umano e sfaccettato: Incontro con Pierfrancesco Favino

Elegante come sempre, rilassato e sorridente, Pierfrancesco Favino si sta godendo un anno professionalmente eccellente. Non solo, è pronto a rilanciare per un 2020 altrettanto significativo. Ne abbiamo parlato con lui in un hotel del cuore dell’ex Berlino ovest, in occasione della cerimonia di consegna degli EFA. Liquida con una battuta ogni possibile rivalità con Antonio Banderas, vincitore del premio come migliore attore a cui era candidato anche lui: “ormai ci vediamo sempre, siamo diventati amici”. Il traditore si gode comunque le quattro candidature agli European Film Awards, nonostante nessuna si sia trasformata in una statuetta, continuando a girare per il mondo per promuovere il film, in vista della campagna per gli Oscar al miglior film straniero e all’uscita prevista in 92 paesi. Per ora lo hanno visto i francesi, dove sta andando molto bene, con oltre 320 mila spettatori. 

“Mi ha stupito a capacità di comprendere una storia apparentemente così italiana che hanno avuto tutti, dalla Cina agli Stati Uniti. L’universalità risiede nella semplicità del racconto di un uomo che aveva contro il suo destino e nel linguaggio di Bellocchio, contemporaneamente autoriale e popolare. Partecipando alla promozione per gli Oscar ho avuto modo di risentire persone con cui ho lavorato, come Ron Howard e Tom Hank, spero gli sia piaciuto il film. Per gli americani la novità è stata vedere la mafia non come epica, ma nella sua pochezza e bassezza, per loro una cosa nuova. Il mondo industriale americano è fatto più di numeri ed economia rispetto al nostro che è, per fortuna, più creativo. Sono contento di quello che faccio qui, noi attori abbiamo bisogno di ruoli e continuo ad alternare generi diversi, anche prodotti internazionali, perché no. Sono felice di fare commedia e dramma. Ho finito di girare come attore e coproduttore Padre nostro, il nuovo film di Claudio Noce. È uno sguardo originale sugli anni del terrorismo visti con gli occhi di due bambini che hanno il padre prefetto che è vittima di un attentato. Poi ho fatto invece un film come quello di Gabriele Muccino, Gli anni più belli.”

Dopo Tommaso Buscetta, grande attesa c’è per il suo Bettino Craxi, in arrivo nelle sale dal 9 gennaio. Hammamet, di cui sono state svelate solo poche immagini, racconta gli ultimi anni del leader socialista nel suo buen retiro tunisino. “Sono progetti diversi, non ho certo paura di essere etichettato come l‘attore che racconta l’Italia. Come detto alterno, amo dare al pubblico cose diverse, poi Il traditore e Hammamet sono due film molto diversi, ci saranno delle polemiche, me ne rendo conto, ma saranno esterne al film o preventive. Non l’ho fatto pensando di fare un personaggio controverso, ma dal punto di vista umano, come deve fare un attore, abbracciando quello che pensava lui della sua vita, non quello che penso io. Altrimenti non lo farei. Umanamente è stato un personaggio con tantissime sfaccettature, non sta a me dare un parere politico, anche solo perché non ho nulla di più intelligente da dire di chi si occupa di politica o storia veramente. Sempre, però, che queste persone abbiano tutti gli elementi per esprimersi.”

Il suo lavoro sul corpo e la voce realizzato per il film di Bellocchio ha conquistato tutti, così come molta impressione hanno destato le prime immagini del suo Craxi, di cui sembra rendere al meglio l’andatura claudicante, umana oltre che fisica, di chi deve portarsi dietro un bagaglio doloroso. “Abbiamo una tradizione che prevede il travestimento da almeno 500 anni, noi attori italiani veniamo da lì, ma da trent’anni a questa parte è in voga considerare la trasformazione con un'accezione superiore, quasi diventata luogo comune. Io mi devo occupare di cosa ci sia dentro al personaggio, di quale sia il modo migliore per avvicinarmi. Qualche volta è con la trasformazione, qualche volta con il travestimento, altre nessuna delle due, dipende dalla sceneggiatura, l’importante è comunicare quello che c’è nelle viscere.

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