Interviste Cinema

Gunda, la scrofa che voleva essere Meryl Streep, incontro con il regista del documentario più curioso dell’anno

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Victor Kossakovsky ha diretto un ipnotico documentario in cui segue una scrofa, la sua Meryl Street, dal titolo Gunda, che ha conquistato fra gli altri Joaquin Phoenix e Paul Thomas Anderson e spera di arrivare fino agli oscar. Ce ne parla via zoom dal Torino Film Festival il regista.

Gunda, la scrofa che voleva essere Meryl Streep, incontro con il regista del documentario più curioso dell’anno

Quando ne parla, riesce a stento a contenere l’entusiasmo, definiamolo pure amore. “È la mia Meryl Streep”, così definisce Victor Kossakovsky la sua Gunda, una scrofa che è la protagonista, insieme ai non protagonisti, un pollo con una zampa sola e due mucche anziane, di un documentario, per l’appunto Gunda, che fin dalla sua presentazione alla scorsa Berlinale ha fatto innamorare in tantissimi. Su tutti il vegano e animalista Joacquin Phoenix, che ha voluto entrare nel progetto come produttore esecutivo, e Paul Thomas Anderson, che ha scritto alcune righe di grande elogio al film, definendolo “puro cinema”.

Non stupisce, quindi, che Gunda voglia giocarsi le sue carte per i prossimi Oscar, dopo essere stato appena presentato al Torino Film Festival. Altrettanto poco sorprendente è il fatto che Kossakovsky, che abbiamo incontrato via zoom, è ambientalista convinto e fortemente critico nei confronti dei mali che l’uomo infligge con sempre maggiore costanza e cocciutaggine al nostro pianeta.

Ho sempre voluto fare un film senza dialoghi e musica”, ci ha detto Kossakovsy, “i migliori sono quelli senza parole, perché rimandano alle origini del cinema, in cui le immagini erano tutto, senza storia, voice over o altro, ma solo cinema. Per questo la scelta anche del bianco e nero. Il cinema mostra cose che non vedi o decidi di non vedere e questo era il soggetto perfetto. È facile fare un film su qualcosa che capisci, ma non ha senso farlo, per esempio non capisco perché viviamo questo dualismo minaccioso, il cambiamento climatico e il riscaldamento globale, senza fare nulla. Dobbiamo salvare il pianeta e come reagiamo? Uccidiamo e mangiamo gli animali. Non facciamo niente, dovremmo smetterla di mangiare carne. Miliardi di animali, non milioni, dovremmo smettere di mangiare. Ogni anno è come se ognuno di noi uccidesse un animale da cento e più chili, immaginate quanti diventano, se siete fortunati e arrivate a 90 anni. Ci viene permesso e non ci pensiamo.”

Sulla sua Gunda, scrofa e star del film, ha parole al miele. “È come Meryl Streep, anzi meglio, perché Gunda non doveva parlare. Abbiamo girato da fuori della sua stalla, ma dentro avevamo lasciato una luce riadattata apposta per riuscire a illuminare la scena. Erano raggi di luce provenienti da una unica fonte appesa dentro. Non ci vedevano ma sentivano il nostro odore, il pollo non era mai stato fuori dalla sua 'scatola', e la prima volta sull’erba si è messo a saltellare come se avesse toccato della sabbia bollente. Non ci serviva avvicinarci troppo alle mucche, la mia aveva 30 anni, ti guardava e potevi vedere il suo passato, il fatto che avesse vissuto una vita intera e lunga. Gunda ha un’anima e una volontà, è quello che volevo mostrare nel film. Il coronavirus è un segno, ci dice di fermarci e rispettare tutto questo, non pensando che noi siamo più importanti di ogni altra forma vivente”.

Fin da piccolo, Victor Kossakovsky ha avuto un rapporto speciale con gli animali, anzi, proprio con un maiale. “Morì quando avevo 4 anni, è stato un momento tragico, come fosse stato ucciso il mio migliore amico, e nessuno lo capiva. I produttori erano perplessi per il progetto, poi andiamo nella fattoria e nel primo minuto abbiamo subito trovato Gunda. L’ho subito capito, mi sono detto, bene, abbiamo Meryl Streep e da quel momento in poi è stato facile. Abbiamo girato solo 6 ore, per poi ricavarne 90 minuti di film. Il pollo l’ho scelto non appeno ho visto che aveva una zampa sola, era diverso, per lui ogni passo è difficile, deve pensare prima di fare un passo a destra o sinistra, e se mettevo la camera molto bassa potevamo catturare il momento in cui era leggibile nei suoi occhi che stava compiendo la scelta. Quanto alle mucche, volevo fossero vecchie, e volevo catturare il momentodi libertà in cui due mucche, dopo tutto l’inverno al chiuso della stalla, vengono lasciate andare sui prati. Dopo otto mesi saltano, sono felici e percepisci la loro gioia e libertà. Sono state le riprese più belle e rilassate della mia vita. Non voglio cambiare il mondo, ma il cinema mi aiuta a diventare una persona diversa, tanto che ora sono diventato vegano, dopo una vita da vegetariano. Gli ultimi tre film mi hanno cambiato completamente, inizio a capire quanto dessi importanza a cose stupide.”

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