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Grazie a Dio: François Ozon presenta il suo diario di uno scandalo

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Il film sul caso di Padre Preynat, sacerdote pedofilo molestatore di giovanissimi boyscout, è la prima storia vera diretta dal regista francese.

Grazie a Dio: François Ozon presenta il suo diario di uno scandalo

In un'intervista rilasciata tempo fa, Denis Ménochet, che di Grazie a Dio è uno dei protagonisti, ha dichiarato che forse per François Ozon è cominciata una fase nuova: quella di un cinema al servizio delle cause nobili. In effetti, la ricostruzione del caso di Padre Preynat, che fra il 1986 e il 1991 molestò sessualmente molti giovanissimi boy scout della regione lionese, è la prima vera denuncia del regista e anche la sua prima incursione in un fatto di cronaca, una terribile e oscena vicenda che ha portato le vittime dell'infame sacerdote a unirsi nel movimento La parole libérée e che si è conclusa sia con le dimissioni dallo stato clericale del prete, che però non ha ancora avuto il suo processo, che con la condanna in primo grado dell’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin a sei mesi con la condizionale per omessa denuncia di maltrattamenti.
Prima di imbattersi in questo capitolo oscuro della storia della chiesa cattolica, che ha raccontato con accuratezza e partecipazione emotiva, Ozon pensava a un film sulla fragilità maschile. Poi, senza scartarla, ha cambiato idea, aggiungendo al mosaico diverse altre tessere: la famiglia, il perdono, la fede, l'amore, la solidarietà. Con quest'opera d'arte, l'autore di Otto donne e un mistero e Frantz è arrivato, nel mese di febbraio, al Festival di Berlino, dove ha vinto L'Orso d'Argento - Gran Premio della Giuria. Oggi invece è a Roma e, presso l'Istituto Francese - Centro Culturale San Luigi, incontra i giornalisti.

La prima domanda a cui Ozon risponde riguarda il cambio di punto di vista del film, che segue prima il mite Alexandre, poi l’agguerrito François e quindi Emmanuel, il più traumatizzato dei tre protagonisti. "Quando mi sono documentato" - racconta il regista - "facendo un’indagine giornalistica, mi sono reso conto che c'è stato un passaggio di testimone, perché all'inizio Alexandre era solo, e per due anni ha scritto continuamente lettere a Barbarin tentando di metterlo alle strette e di responsabilizzare in qualche modo la diocesi di Lione, poi ha deciso di rivolgersi alla giustizia per sporgere denuncia, dando origine a un'investigazione vera e propria. Poco dopo sono saltate fuori le lettere scritte dai genitori di François che parlavano degli abusi di Preynat, e allora François si è messo in moto. Così è nata l'associazione ed è entrato in scena Emmanuel. Non sapevo se questa struttura narrativa avrebbe funzionato, perché lo spettatore vede scomparire il protagonista dopo 45 minuti e la stessa cosa accade con il successivo. L'aveva fatto Hitchcock con Psycho, ma era una cosa diversa".

Invece Ozon è stato premiato per la sua scelta anticonformista e Grazie a Dio ha riscosso subito un enorme successo. E dire che, fino al giorno prima dell'uscita, il regista non sapeva se avrebbe mai raggiunto le sale: "Il film ha avuto 1 milione di spettatori in Francia, un risultato per noi imprevedibile. La chiesa ci ha fatto pressioni, naturalmente. Hanno cercato di impedire l'uscita del film. In particolare, l'avvocato di Preynat e la psicologa della chiesa. L'avvocato ha chiesto che l'uscita venisse rimandata alla fine del processo, ma del processo non era stata fissata la data. A quel punto è toccato al sistema giudiziario decidere fra la libertà della creazione artistica e la presunzione di innocenza degli imputati. Per fortuna ha vinto la libertà di espressione artistica. A Lione abbiamo avuto un seguito incredibile perché Preynat e Barbarin erano conosciuti da tutti".

I veri François, Emmanuel, Alexandre e le molte altre vittime di Preynat hanno certamente festeggiato la popolarità di Grazie a Dio, ma sono rimaste sconvolte dal rifiuto di Papa Francesco di accettare le dimissioni di Barbarin: "Quando il papa ha detto no, è scoppiato un nuovo scandalo, le vittime hanno pensato che il papa fosse stato manipolato dagli avvocati di Barbarin e qualcosa mi fa credere che l’appello darà un risultato diverso dalla prima sentenza. La chiesa parla di tolleranza zero nei confronti dei pedofili, ma le sue azioni non seguono le sue nobili intenzioni".

In una scena del film, il figlio di Alexandre chiede al padre se creda ancora in Dio. Qualcuno rivolge lo stesso quesito a François Ozon, che risponde: "Ho avuto un'educazione cattolica e sono contento di averla avuta, perché mi ha formato. Però la fede l'ho persa presto, durante l'adolescenza". Poi ci tiene a dire che "Grazie a Dio non è un film sulla pedofilia e sulla chiesa, ma sulla fragilità maschile, sulle vittime di Preynat e sui loro rapporti familiari".

Di ex scout irrimediabilmente danneggiati dal turpe uomo di chiesa, Ozon ne ha incontrati diversi, e ha capito cosa succede a un bambino che subisce violenza: "Un bambino che è vittima di abuso sessuale è una bomba a orologeria. Nell'immediato può sentirsi paralizzato e incapace di esprimere dolore, ma quel trauma torna in superficie o durante l'adolescenza, con la scoperta della sessualità, o in età adulta con una violenza incredibile. Ci vuole coraggio a riuscire a confessare il proprio vissuto traumatico, e se si fa questa scelta, l'esito può essere drammatico, perché ci si confronta con i sensi colpa dei genitori, il distacco dai fratelli e dalle sorelle e così via. Ammiro profondamente gli uomini e le donne, vittime di violenze e abusi, che dopo 20 o 30 anni trovano la forza di parlarne".

Ozon ha rispettato le vittime di Preynat, non cambiando i loro nomi e le loro storie nella finzione, e gli attori hanno fatto lo stesso, interpretando con cura e passione i loro personaggi: "Ogni volta che narravo a un attore una storia di un bambino molestato da Preynat" - spiega il regista - "si metteva a piangere, è perfino successo che alcune attrici mi abbiano confessato di aver subito anche loro violenza. Parlando con gli psicologi ho scoperto che, quando un bambino subisce violenza, automaticamente opera una dissociazione, per esempio si mette a giocare. Se ci pensate, l'arte dell'attore in fondo è l'arte della dissociazione. Curioso, no?"

Un po’ divertito, François Ozon racconta che, durante le riprese, Grazie a Dio (che prende il titolo da un'esclamazione di Barbarin a commento dell’elevato numero di casi di abuso da parte di sacerdoti caduti in prescrizione) era stato cambiato in Alexandre in modo che il set non fosse invaso dai curiosi o dai nemici di Barbarin e Preynat, in più il film veniva spacciato per una storia di amicizia maschile alla Claude Sautet. Alla fine dell'incontro con i giornalisti, il regista però torna serio e quando gli viene chiesto che cosa lo indigni di più dell’affaire Preynat, risponde con fermezza: "Tutti sapevano, ma nessuno ha fatto nulla. Preynat ha continuamente confessato la sua perversione, ma per 30 anni nessuno ha impedito che restasse a contatto con i bambini. Forse dipende dal fatto che per anni la chiesa ha pensato che la pedofilia fosse un peccato come un altro, che fosse come l'omosessualità o l’aborto".

Con cast eccellente capitanato da Melvil Puopaud, dal già citato Denis Ménochet e da Swann Arlaud, Grazie a Dio arriva nelle sale italiane il 17 ottobre distribuito da Academy Two. Vi invitiamo a leggere la bella recensione di Mauro Donzelli, in attesa dell’intervista video a François Ozon.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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