Interviste Cinema

Godzilla arriva al cinema: un'intervista esclusiva al regista Gareth Edwards

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Il film è da oggi nelle sale italiane

Godzilla arriva al cinema: un'intervista esclusiva al regista Gareth Edwards

Arriva oggi, 15 maggio, nelle sale italiane Godzilla, il film di Gareth Edwards con Aaron Taylor-Johnson, Bryan Cranston, Elizabeth Olsen, Ken Watanabe, Juliette Binoche, David Strathairn, Victor Rasuk, Sally Hawkins e C.J. Adams, che riporta sul grande schermo il celeberrimo mostro atomico della Toho.
Per l'occasione vi presentiamo un'intervista esclusiva con il regista del film Gareth Edwards:


DOMANDA: Come sei riuscito a mantenere l’aspetto di Godzilla, al quale eravamo abituati, riuscendo però ad adattarlo per un pubblico del 21esimo secolo?

GARETH EDWARDS: Abbiamo spiegato alle persone addette agli effetti speciali “Dovete impostarlo in modo che Godzilla si riconoscibile ma cercate di aggiornarlo. Immaginate che 60 anni fa Godzilla fosse un animale vero; che esistesse davvero nell’oceano e che emergendo dall’acqua fosse visto da tutte le persone in Giappone. Nessuno ha scattato una sua foto, ma si sono precipitati urlanti agli Toho Studios, che fece il primo film originale, per cercare di descrivere come fosse fatto. Dopodiché sono stati fatti tutti i film che conosciamo ed abbiamo amato.”

In questo film, l’idea era che avremmo visto l’animale di allora, in modo che fosse riconoscibile per tutti e che scatenasse la reazione, “Ora capisco dalla descrizione come sono arrivati fino a quell’uomo in giacca e cravatta.” Ma questo ci avrebbe dato una certa licenza poetica nel poterlo aggiornare e renderlo più realistico, potenzialmente. La cosa principale era rifinire le forme; e dargli dei tratti più aggressivi sul volto, linee più marcate, una silhouette più marcata in modo da renderlo più feroce.

DOMANDA: Puoi raccontare come si è svolto il casting? Vedendo l’elenco degli attori, se non avessi saputo che c’era un mostro avrei pensato che si trattasse di un film d’autore.

GARETH EDWARDS: Ottimo. [Ride] È buffo perché con ogni attore ci sono stati momenti di tentennamenti perché mentre giravamo poteva venire fuori la versione peggiore del film.

Sento che con parecchi attori hai l’impressione, mentre guardi al loro curriculum, che pensino “Bene farò un progetto più personale, poi uno più commerciale, e di nuovo uno personale e un altro commerciale.” Io ho detto a tutti, “Dovete sentirlo come il vostro progetto personale. Non trattatelo come se fosse un blockbuster come tanti. Abbiamo bisogno di un’interpretazione che sia coinvolgente quanto quella di un film drammatico.”

La reazione di tutti è stata positiva. E quando hanno letto la sceneggiatura e hanno visto che era densa di emozione, c’è stata l’occasione di dare una marcia in più ad un film con un mostro. Insomma tutti gli attori erano entusiasmati.

DOMANDA: Come hai scelto la città che Godzilla avrebbe raso al suolo?

GARETH EDWARDS: Dunque, ho avuto la sensazione che quello che stavamo facendo a livello concettuale fosse di trasporre l’icona giapponese in America. Perché quando abbiamo discusso di come sarebbe stato il viaggio globale di Godzilla in questo film, la cosa più rilevante era di farlo cominciare in Giappone. Il film ha inizio in Asia e alla fine del film si arriva in America. In questo modo si guarda alla costa del Pacifico. C’è Los Angeles; ci sono le città principali; e San Francisco, volevo una città che avesse un legame con l’oceano. C’è tanto con cui abbiamo potuto giocare in contrapposizione a Los Angeles, ovvero la fatalità di una passeggiata sulla spiaggia...letteralmente.
Quindi San Francisco era il luogo migliore per giocare, in senso positivo. Penso sia un onore quando Godzilla rade al suolo la tua città.

DOMANDA: Per preparare il film a quanto pare avete rivisto 28 film Toho. Ce ne sono stati alcuni che vi hanno ispirato più di altri?

GARETH EDWARDS: Certo, quello che più ci ha ispirato è stato l’originale, del 1954, in bianco e nero. Per tante persone che non conoscono Godzilla, o magari sono cresciuti con la versione più fanciullesca, è sorprendente guardare l’originale perché è davvero una seria metafora di Hiroshima e Nagasaki e credo che se i giapponesi avessero potuto fare un film su Hiroshima l’avrebbero fatto. Ma c’era molta censura all’epoca da parte del mondo Occidentale, dopo la Seconda Guerra Mondiale, e non potevano girare film sull’argomento. Perciò l’anno celato sotto le sembianze di un mostro cinematografico che ha avuto un enorme peso.

Quello è stato il nostro banco di prova, ma personalmente, dal momento che si suddividono i film su Godzilla in epoche, l’epoca Showa, che equivale agli anni ‘60, è quella che preferisco. Ho un’alta tolleranza per qualsiasi fantascienza di quel periodo e adoro film come Destroy All Monsters!. Adoro l’idea di un isola mostruosa e creature multiple. Non sono il genere di film che mostrerei ad un amico dicendogli “Ti piacerà da morire.” Penso però che sia un gusto particolare che sviluppi con il tempo.

DOMANDA: Puoi raccontarmi di come hai creato Godzilla? Era pura animazione o hai anche utilizzato la tecnica della motion capture?

GARETH EDWARDS: Principalmente era animazione in sequenza. Per un periodo breve verso la fine. Andy Serkis e il suo team sono stati coinvolti ed è stato essenziale perché a volte questo è il modo più veloce per arrivare ad un risultato, come quando hai qualcuno che interpreta un personaggio e riesci ad ottenere la reazione o le movenze di quello che ti serve. Quindi per un breve periodo abbiamo utilizzato quello. Ma in prevalenza era tutta animazione in sequenza. In principio abbiamo guardato centinai di filmati sul comportamento animale, come i documentari sulla fauna e il mio approccio è stato semplicemente di copiare la natura.

Abbiamo osservato le lotte tra orsi e una serie di cose differenti. E abbiamo trovato che il problema era che quando ti immergi in un programma sugli animali selvatici e osservi un paio di animali, non hai idea di che diamine stia accadendo, ed è il motivo per cui occorre sempre una narrazione, perché è molto confusionario. As esempio l’animale è arrabbiato o spaventato? Non riesci a capire. Quindi ci siamo dovuti allontanare dalla performance degli animali ed avvicinarci di più a quella umana, ed è il motivo per cui Andy è stato coinvolto verso la fine. Ma ha davvero emozionato la Moving Picture Company (MPC) e la società addetta agli effetti speciali.

DOMANDA: Puoi descrivere come hai lavorato con Andy e cosa ha fatto nello specifico?

GARETH EDWARDS: Abbiamo utilizzato un po’ di motion capture,e alcune cose sono state registrate. Andy ha una squadra di collaboratori che si occupa di tutto, ed è stato un grande punto di riferimento per gli animatori, perché avevamo davvero poco tempo per convertire ed utilizzare tutto il materiale a dovere. È stato più un riferimento. È più facile parlare ad un attore ed ottenere quella performance rispetto che con l’animazione. Talvolta può essere inefficiente, perché richiede più tempo. E verso la fine non avevamo abbastanza tempo, quindi abbiamo deciso di provare ad utilizzare un po’ dell’aiuto di Andy per accelerare le cose. Ma la performance era senza dubbio in mano agli animatori dopo quella fase.


Per saperne di più sul film, potete visitare il sito ufficiale warnerbros.it/godzillaIT





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