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Gli ultimi saranno ultimi: Cortellesi, Gassmann, Bentivoglio e Bruno presentano il film

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Per il regista e i tre attori e tutta una questione di dignità e di uguaglianza fra uomini e donne.

Gli ultimi saranno ultimi: Cortellesi, Gassmann, Bentivoglio e Bruno presentano il film

Si conoscono da una vita Paola Cortellesi e Massimiliano Bruno, dai tempi della gavetta, come direbbe qualcuno. Sono abituati, quindi, a lavorare insieme, soprattutto sulle tavole del palcoscenico, dove, sera dopo sera, oltre a un rapporto lavorativo, si può costruire una solida amicizia. E dalla loro amicizia – e a teatro – è nata la storia inventata che ha dato origine a Gli ultimi saranno ultimi, film amaro ma anche comico che, per colui che lo ha diretto, è l’opera della svolta, del cambiamento. Non stupisce, allora, che, nel giorno della presentazione alla stampa, Bruno sia raggiante, anche perché le prime reazioni a caldo sono positive e a questa soddisfazione se ne aggiunge un’altra: quella di aver lavorato per la prima volta con Fabrizio Bentivoglio, che nel personaggio del poliziotto Antonio ha trovato una magnifica opportunità per interpretare un grande sconfitto, un uomo a cui è stata tolta la dignità. C’è anche lui all’incontro con i giornalisti, insieme ad Alessandro Gassmann e, ovviamente, alla Cortellesi.

"Questo film sancisce una collaborazione con Paola iniziata nel lontano 1997" – comincia proprio Massimiliano Bruno – "e per me sempre preziosa e importantissima. E’ anche un nuovo incontro con Alessandro e, finalmente, la possibilità di lavorare con Fabrizio Bentivoglio. Bentivoglio è stato uno dei motivi della mia crescita umana e artistica su questo set. Fabrizio è un uomo che ti insegna e ti aiuta ad essere un artista migliore".

"Il nostro percorso" – aggiunge Paola Cortellesi – "è cominciato in teatrini che avevano massimo tredici spettatori ed emanavano odori fortissimi. Il nostro è un lavoro che è sempre stato fatto di piccole costruzioni, con Max amiamo ritrovarci ogni tanto, questo film è il frutto di un cambiamento di rotta intelligente da parte di tutti quanti, soprattutto dalla IIF di Fulvio e Federica Lucisano, che hanno deciso di investire su un film diverso da quelli fatti finora. La domanda che ci siamo posti con Massimiliano in fase di sceneggiatura è questa: qual è il limite per ognuno di noi? Abbiamo letto di persone che hanno compiuto gesti estremi, erano persone comuni, non criminali conclamati. Cosa può indurre (ci siamo chiesti) una persona normale a diventare una persona potenzialmente dannosa perché incontrollabile? Non ci siamo dati una risposta precisa. Luciana perde la dignità, gli affetti e quindi perde il sostegno e ogni appiglio con la realtà. La perdita degli affetti è la cosa che di solito fa scattare un senso di rivalsa, un desiderio fortissimo di non farsi pecore".

All’origine de Gli ultimi saranno ultimi c’è anche una fase particolarissima che sta attraversando Massimiliano Bruno: "I bambini passano la fase dei no. Io avevo perso memoria di questi no, era tanto che non e dicevo uno. Ho ritrovato il coraggio. Gli ultimi saranno ultimi è un pugno nello stomaco, un pugno che mi arriva da un sacco di tempo, per esempio quando penso ai miei amici precari che non ce la fanno a pagare l’affitto. E’ un film difficile, l’ho sempre saputo, sarebbe stato molto più facile fare un film più facile, me lo dicevano tutti, ma con Paola e gli altri ci siamo presi per mano e ci siamo detti: 'coraggio!' So bene che guardando questo film si soffre, si soffre perché ogni personaggio a un certo punto va all’Inferno, ma chi va all’Inferno a volte può riprendersi, anche se quando passi dall’inferno qualcosa dentro di te muore".

Se Bruno ha imparato nuovamente a dire no, Alessandro Gassmann in un certo senso non ha mai smesso: "Il mio problema è l’eccesso di no. Non sopporto le imposizioni e le ingiustizie, non mi faccio dire da nessuno ciò che devo fare o dire. Questo paese ha fatto per troppo tempo quello che fa il mio personaggio nel film, ha finto di essere un altro. Per questo mi batto, ogni giorno come posso, protestando, magari risultando antipatico, ma comunque servendomi sempre più spesso dei social".

"Io la fase dei no non l’ho mai vissuta" – interviene Paola Cortellesi – "nemmeno da bambina, in questo senso mi trovo in difficoltà, e allora mi servo dei miei personaggi. Con Massimiliano ci siamo divertiti, in fase di scrittura, a seminare qua e là gli 'avrei dovuto dire'. Quante volte qualcuno ti dice una cosa sgradevole con un’insopportabile arietta di superiorità, tu torni a casa e ci ripensi, e chi ci ripensa… Luciana trattiene, ma poi esplode. Se una catarsi va cercata in questo personaggio è nel dosare le reazioni e farle uscire poco alla volta al momento giusto, invece che tutte insieme e in maniera violenta".

"Io ne ho detti sempre tantissimi di no" – dice invece Bentivoglio – "però sono contento di non aver detto di no a questo film".

Rispetto al testo teatrale di base, in cui Paola Cortellesi dava voce a tutti i personaggi, Gli ultimi saranno ultimi conta sulle dinamiche fra svariati personaggi e tradisce il testo facendo scambi di battute.

"Se c’è una storia che funziona può esserci una trasposizione cinematografica" – spiega Massimiliano Bruno. "L’importante è avere il coraggio di buttare via tutto o di salvare poco. Noi abbiamo riorganizzato il materiale narrativo e abbiamo sacrificato dei personaggi. Abbiamo anche ampliato la durata della vicenda a 9 mesi. In generale, però, quando scrivo uno spettacolo per il teatro, non penso mai che diventerà un film. Ci sono ottimi film in Italia che sono nati sulle tavole del palcoscenico. Per esempio, io sono fra i pochi fortunati che hanno visto La stazione a teatro prima che diventasse il primo film di Sergio Rubini".

Di continui scambi fra palco e set se ne intende anche Alessandro Gassmann, il cui esordio nella regia RazzaBastarda prendeva spunto da uno spettacolo: "Il rapporto fra teatro e cinema deve continuare a esistere, in Italia si è meno frequente che all’estero. Non sempre da noi gli adattamenti funzionano. Quando si passa al film, non si dà abbastanza importanza ai volti, al linguaggio cinematografico. Qui Max e Paola hanno rinunciato a tante cose teatrali e hanno scritto una sceneggiatura credibile. Gli ultimi saranno ultimi è un film che assomiglia alla vita, per questo ho accettato di farlo".

"Per me la comunicazione fra i due linguaggi non è una novità – dice Bentivoglio – basta pensare a La scuola o a Italia-Germania 4 a 3. Per questo film mi ha aiutato molto sentirmi parte di un gruppo di lavoro già formato, quasi più simile a una compagnia teatrale che a un cast cinematografico".

"Mi ha emozionato sentire le battute che ho pronunciato centinaia di volte dette da altri" – interviene Paola Cortellesi. "Mi sono concentrata di più su Luciana. Quando abbiamo fatto lo spettacolo nel 2005, ci affacciavamo a raccontare una dura realtà che era già cominciata: il lavoro precario, soprattutto quello femminile. Questo tema oggi è ancora più attuale, se ne parla poco, fatta eccezione per Bergoglio, che ha ricordato quanto le donne siano svantaggiate rispetto agli uomini nel mondo del lavoro, più che mai se sono incinte, sono cose che si sanno, ma se ne parla il meno possibile".

Mentre parla, Paola Cortellesi è molto emozionata, ma a farci commuovere, a fine conferenza, è Massimiliano Bruno, che risponde così a chi gli chiede una definizione della parola dignità: "Dignità è ricordarci che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, è fare in modo che le persone abbiano il loro stipendio basso per vivere degnamente e soprattutto adoperarsi affinché gli uomini e le donne abbiano gli stessi diritti".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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