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Gli Immaturi di Paolo Genovese presentano il loro film

Ambra Angiolini, Raoul Bova, Ricky Memphis, Luca Bizzarri, Barbora Bobulova, Paolo Kessisoglu, Anita Caprioli: i protagonisti della nuova commedia di Paolo Genovese ci parlano del loro film.

Gli Immaturi di Paolo Genovese presentano il loro film

Gli Immaturi di Paolo Genovese presentano il loro film

Mai come in questo periodo il cinema italiano riesce a sbancare i botteghini, soprattutto quando davanti alla macchina da presa non c'è un unico mattatore, ma una squadra di attori ben collaudati capaci di far ridere o semplicemente sorridere.
La pluralità di personaggi, situazioni e stili comici che ha garantito - e sta garantendo - il successo di Che bella giornata, A Natale mi sposo e a La banda dei Babbi Natale potrebbe portare fortuna anche al nuovo lavoro di Paolo Genovese, già regista dell'ultimo Aldo, Giovanni e Giacomo e fino a non molto tempo fa collaboratore di quel Luca Miniero che grazie a Benvenuti al Sud si è assicurato un futuro dorato.
Intitolato Immaturi, il suo film racconta la storia di un gruppo di quasi quarantenni costretti a ripetere l'esame di maturità e prende spunto da emozioni e tensioni molto personali. "Sostenere nuovamente l'esame di maturità è un incubo che mi ha perseguitato per tutta la vita. Anche se dura solamente un'estate, è un momento fondamentale, che segna il passaggio all'età adulta, e come tale si accompagna a una serie di ansie e di paure. Con questo film spero di averle esorcizzate. Di personale ci sono alcune emozioni provate e una nostalgia che mi sono sempre portrato dietro. Quanto ai personaggi, ho preferito inventarli, piuttosto che ricorrere all'autobuografia. Parlare di se stessi, in un libro o in un film, è sempre rischioso, perchè una cosa che a te sembra interessante semplicemente perché l'hai vissuta, per gli altri può risultare noiosa".

Alla guida di un cast all star, che affianca attori di cinema a star del piccolo schermo, Paolo Genovese si è impegnato a cercare la verosimiglianza in ogni storia raccontata e in ogni singola performance. "La verosomiglianza va costantemente curata, proprio perchè in una commedia è fondamentale l'identificazione. In una commedia vuoi sapere come va a finire, ti affezioni ai personaggi, vuoi capire cosa succede. Quindi, se la storia non è verosimile, non scatta il meccanismo di immedesimazione. Ecco perchè ho cercato di raccontare emozioni vere e di ottenere dai miei attori una recitazione mai forzata, mai sopra le righe".

A non essere sopra le righe è innnanzi tutto Ambra Angiolini, a cui è toccato l'arduo compito di impersonare una ragazza affetta da sessodipendenza. "Mi sono avvicinata al personaggio con grande terrore. Tutte le telefonate fra me e Luca vertevano su questo argomento: non sul problema della sessosipendenza, che fa ridere ma è che è serio, ma sulla maniera in cui avrei dovuto rendere il personaggio senza scivolare nella macchietta. Alla fine mi sono lasciata convincere, mi sono fidata di Paolo. Ho pensato: in fondo il regista è lui. Avevo ragione: il processo si è rivelato semplice, spontaneo, mi sono sentita una ragazza speciale e ho cominciato ad amare la mia Francesca e a pensare che avrei tanto voluto incontrarla".
Nonostante la sua patologia, la Francesca di Ambra Angiolini è una donna di successo, che lavora come chef in un ristorante romano. "Ho studiato per diventare un cuoco" – ci ha spiegato l'attrice, che in in una scena affetta il guanciale con incredibile perizia e rapidità. "Sono andata in un ristorante di pesce a Brescia, la città in cui vivo, dove mi hanno fatto lavorare gratis per 2 giorni. Ho fatto di tutto: dalla cameriera all'aiuto-cuoco al garzone. Ho affettato le verdure, ho spinato il pesce, ho guarnito i piatti e mi sono slogata il braccio a forza di sollevare le padelle – che ho scoperto essere pesantissime. Quando finalmente sono arrivata sul set, ho avuto l'impressione di essere a casa".

L'altro personaggio femminile significativo di Immaturi è la madre single Giulia, che risce a barcamenarsi fra il lavoro e la famiglia senza mai perdere il buon umore. La interpreta una Barbora Bobulova sempre più brava ed efficace quando si tratta di divertire il pubblico. "Mi piace molto ridere e far ridere. Penso di avere un senso dell'umorismo molto particolare, almeno nella vita. Il mio compagno è sempre costretto a spiegare le mie battute quando siamo in società: lei è slovacca – dice - perdonatela, questo è il suo senso dell'umorismo, umorismo slovacco. Il problema è che ogni tanto la gente si offende e non si accorge che scherzo". Ad aiutare l'attrice a impadronirsi dei tanto agognati tempi comici sono state anche alcune vicende personali. "Un'ottima spinta in questo senso mi è arrivata dalla maternità. Con la maternità ogni donna si addolcisce e, in fondo, cambia. Cinque anni fa questi film non sarei mai stata capace di farli perchè non ero nel mood giusto. Per recitare in una commedia bisogna avere lo stato d'animo adatto e io adesso sento che posso far ridere la gente".

Anche Paolo Kessisoglu, che divide solamente un paio di scene con l'altra "iena" Luca Bizzarri, è molto cambiato dopo l'arrivo di una figlia. "Posso dire con certezza che l'esperienza più formativa della mia vita è stata la famiglia: quando ho conosciuto mia moglie e poi quando è nata mia figlia. E' stato un grande cambiamento, che ha finito per influire fortemente sul lavoro. Sono diventato un uomo più adulto, un uomo migliore e, di conseguenza, anche un attore migliore".

"La paternità mi ha cambiato totalmente" – ha aggiunto Raoul Bova, che nel film interpreta uno psichiatra che entra in crisi nel momento in cui scopre che sta per diventare padre. "Diventare papà era la cosa che desideravo più in assoluto . E' difficile parlarne, perchè è talmente bella che non esistono parole per descriverla. E' un riempimento, un motivo di serenità e una spinta a crescere. Senti di aver raggiunto la massima responsabilità che la vita possa concederti e a quel punto tutto il resto passa in secondo piano. Impari a dare meno importanza alle cose stupide, ti arrabbi di meno e prendi la vita con leggerezza".
La leggerezza è sicuramente uno dei must di Raoul Bova, che accantonando temporaneamente gli action-movie, l'ha trovata al cinema e cerca di "coltivarla" anche nella vita di ogni giorno. "Mantenere quel lato, quell'atteggiamento leggero, un po' superficiale che però ti fa divertire, ti fa stra bene, può sembrare sintomo di immaturità, ma in questa immaturità c'è anche leggerezza, una leggerezza che paradossalmente ti aiuta a crescere e a diventare una persona adulta".

Del grupo di personaggi di Immaturi, il più bambinone sembra l'ex secchione Lorenzo, che vive ancora con i genitori e che ha il volto di Ricky Memphis. "Non ho preso ispirazione da nessuno" – ha ammesso l'attore - "anche se di Lorenzi ne conosco parecchi. In fondo, non avevo bisogno di modelli, visto che la sceneggiatura è perfetta e bastava semplicemente leggere quello che aveva scritto Paolo Genovese. Il mio personaggio, comunque, un po' mi somiglia. Non mi ritrovo nel suo 'bamboccismo', ma anche io sono un secchione, sono un tipo riflessivo. Vi posso assicurare che sono molto più simile a lui che all'immagine che do di me stesso all'esterno. Mi ritengo una specie di poeta imprigionato nele movenze e nell'atteggiamento di un bullo, un coatto che proviene da un ambiente in cui era necessario imporsi, sgomitare, alzare la voce".

A proposito di voci, non potevamo salutare il cast di Immaturi senza rivolgere qualche domanda a Luca Bizzarri, che, un po' come Fabio Volo, non fa mai mistero, davanti alla stampa, della sua natura di eterno Peter Pan. A noi però ha parlato anche delle difficoltà che incontra nel lavoro, un lavoro che gli porta successo ma anche una buona dose di ansia. "La base del nostro lavoro è essere sottoposti a un giudizio esterno, che però è il risultato di un giudizio interno, il nostro giudizio, un giudizio che può essere impietoso. E' la parte più difficile del mestiere dell'attore, quella che ti fa andare avanti a Pantoprazolo anche se devi digerire una patata bollita".
Interprete, insieme a Paolo Kessisoglu, di Tandem e di E allora Mambo!, entrambi diretti da Lucio Pellegrini, Luca Bizzarri è stato felicissimo di tornare su un set. "Gli ultimi anni per noi sono stati pieni di impegni. Abbiamo fatto un milione di cose e, da un lato, non c'era tempo di tornare al cinema, dall'altro eravamo stanchi di fare il film di Luca e Paolo. Avevamo avuto una bella esperienza all'estero facendo Asterix con Delon e Depardieu, ma in realtà si era trattato di una vacanza. Il film di Luca e Paolo ci opprimeva un po'. E poi io detesto i film delle coppie comiche. Qui invece avevamo a disposizione una vicenda corale, un film dal respiro ampio e delle scene in cui Luca era senza Paolo e Paolo senza Luca. Spero francamente che ci capiti ancora".





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