Interviste Cinema

Gli anni più belli di Gabriele Muccino: "Sono quelli in cui si sente un movimento interiore, una spinta verso traguardi"

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Dal 13 febbraio nei cinema italiani il nuovo film del regista, con Piefrancesco Favino, Claudio Santamaria, Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti. E gli occhi ben puntati su C'eravamo tanto amati.

Gli anni più belli di Gabriele Muccino: "Sono quelli in cui si sente un movimento interiore, una spinta verso traguardi"

"Gli anni più belli sono quelli in cui si sente un movimento interiore, una spinta verso traguardi da esplorare," dice Gabriele Muccino. "Quelli peggiori sono invece quelli contrassegnati dalla stagnazione, dalla paura dell'ignoto, dall'immobilità emotiva."
Gli anni più belli è il titolo del nuovo film del 52enne regista romano, storia di tre amici e della ragazza di uno di loro alle prese con i mille imprevisti e le mille scelte che la vita di mette di fronte, nel corso di un arco temporale che va dal 1982 fino ai giorni nostri. Dalla loro adolescenta fino anni fino alla maturità, attraverso separazioni, riavviciamenti, liti, compromessi, delusioni, successi, sconfitte e riscatti.

Gli anni più belli: i personaggi, la storia e la Grande Storia

Pierfrancesco Favino è Giulio, un avvocato di successo che nella vita ha accettato qualche compromesso di troppo; Paolo, interpretato da Kim Rossi Stuart, è un uomo che ha dedicato la sua vita all'insegnamento, alla madre e all'amore per una sola ragazza; il Riccardo di Claudio Santamaria è un aspirante giornalista e critico cinematografico che nella vita ha avuto più fallimenti che successi; Gemma, interpretata da Micaela Ramazzotti, è la ragazza che è stata sempre amata da Paolo, ma che lo ha lasciato per Giulio a un certo punto della sua vita, per essere lasciata a sua volta.
"Sono personaggi che amo tutti allo stesso modo," spiega Muccino. "Ho una personalità abbastanza complessa da essere suddivisa equamente in personaggi diversi ma complementari: mi ritrovo nell'anima conteplativa del personaggio di Kim, in quella ambiziosa e corruttibile del Giulio di Pierfrancesco; la paura della mediocrità e del fallimento che mi accompagna da sempre è diventata il personaggio di Claudio e in quello di Micaela c'è il mio lato femminile."
Sullo sfondo delle loro vicende, quella che Muccino chiama "la Grande Storia", che si affaccia ciclicamente per scandire il tempo del racconto e le sue ellissi temporali: il crollo del Muro di Berlino, i mondiali del '90, Mani pulite, la discesa in campo di Silvio Berlusconi, l'attacco alle Torri Gemelle e la nascita nelle piazze di movimenti politici che chiedono cambiamento e onestà.
"La Grande Storia è quella che ci definisce," spiega il regista. "Che lo vogliamo o meno, siamo definiti da quello che la storia racconta. Eventi come il crollo del Muro, o Mani pulite, sono stati per noi e sono per i personaggi del film momenti che rappresentano un'idea forte di un cambiamento, la speranza di in una qualche rivoluzione. L'11 settembre, invece, ha rappresentato un cambiamento di segno opposto: un cambiamento per via del quale il nostro orizzonte si chiude, e noi sentiamo che il nostro futuro non è più così vasto come pensavamo fosse. E di nuovo quello che nel film viene chiamato il Movimento per il Camiamento ancora una volta rappresenta l'idea di uno slancio propulsivo. Nel film," dice Muccino, "questi eventi corrispondono tutti inevitabilmente a una continua sfida verso il domani. Una cosa che mi piace molto di questi personaggi è che pensato tutti che il domani sarà migliore, sono tutti tesi verso un traguardo. Magari accettano le loro condizioni e fanno un bilancio dei cambiamenti subiti nel corso del tempo, ma non sono mai rassegnati. E il tempo è il grande motore di questo film, attraverso gli imprevisti e le scelte che mette di fronte e che ci portano da una parte o dall'altra nel corso della vita."

Gli anni più belli: il trailer

"Il più pacificante dei miei film"

Muccino definisce questo come "il più pacificante dei miei film: ci dice che la vita va avanti in ogni caso, e che gli errori che compiamo possono essere rammendati. Trovo il finale rasserenante e commovente. In realtà," confessa, "io l'avrei voluto più amaro, ma Pierfrancesco Favino, del corso di una delle nostre litigate basate sull'affetto che proviamo reciprocamente e per i film che facciamo insieme, mi ha portato verso la strada felice, che è giusta e centrata per il film e il nostro momento storico. Un momento in cui tutti vogliamo sentirci dire che il futuro sarà migliore."

Gli anni più belli e C'eravamo tanto amati

I più attenti tra voi avranno già capito che guardando Gli anni più belli, non è possibile non pensare a C'eravamo tanto amati, il capolavoro di Ettore Scola che Muccino ha preso come punto di riferimento in maniera così evidente, nelle dinamiche tra i personaggi e nelle loro storie singolari, in certe ambientazioni, e perfino in alcune battute citate quasi letteralmente, che potrebbe quasi sembrare un remake, adattatato ai tempi che viviamo e mescolato con una fortissima componente generazionale che è quella, appunto, dei coetanei del regista.
"Questo film è pregno di tutto quello che ho vissuto sognando di fare cinema," confessa Muccino. "Ci sono dentro Zavattini, Risi, Scola, perfino Fellini. Sono omaggi fatti a quei grandi maestri da parte di uno che è cresciuto coi loro film, e che si è realizzato grazie a quel cinema." Ma, in particolare sulle analogie con il film di Scola, Muccino precisa: "C'eravamo tanto amati è stato un punto di partenza, ma poi ci siamo allontanati da quell'originale molto più di quanto non avessi previsto, perché per noi, oggi, sono venuti a mancare tantissimi elementi che caratterizzavano la realtà raccontata da quel film. Per la mia generazione l'orizzonte politico di quel film, e quella specifica contrapposizione tra ricchi e poveri, non hanno più senso. Gli anni più belli rappresenta la generazione di transizione di chi è cresciuta all'ombra di quel film e di quei maestri: noi siamo stati schiacciati dalla storia e dalla forza politica di chi è venuto prima, spaesati da quel bagaglio di ideologie e di sapienza politica che non siamo riusciti a metabolizzare. I miei personaggi si ritrovano quando tutto è deragliato e brindano alle cose più semplici, senza distinzioni politiche: una semplicità che innegabilmente fa rima con amicizia."



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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