Glass: un'intervista esclusiva a Sarah Paulson

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Glass: un'intervista esclusiva a Sarah Paulson

Uscito nei cinema italiani ieri, 17 gennaio, Glass si è subito piazzato in testa al box office italiano degli incassi. Il film che conclude la trilogia di Shyamalan, iniziata, quasi 20 anni fa con Unbreakable, e proseguita l'anno scorso con Split, vede il ritorno dei tre protagonisti principali Elijah Price, David Dunn e Kevin Wendell, interpretati rispettivamente da Samuel L. Jackson, Bruce Willis e James McAvoy. Ma nel cast del film spicca anche la presenza di Sarah Paulson, vincitrice l'anno scorso del Golden Globe grazie alla sua interpretazione nella serie American Crime Story.
In Glass, la Paulson ha il ruolo della dottoressa Ellie Staple, psichiatra specializzata nel trattamento di persone convinte di possedere superpoteri. Abbiamo incontrato l'attrice a Londra in occasione dell'anteprima europea del film. Qui sotto la nostra intervista:

È interessante l’idea che sia una donna a smontare i deliri di questi personaggi che si sentono supereroi.
(Ride). Sì è vero. Per Night, la cosa più importante del mio personaggio è la compassione, che deve guidarla sempre. In tutte le scelte che compie. Di fronte ad un medico a volte ci sentiamo molto insicuri, perché la loro superiorità ti schiaccia, questo Night non lo voleva, voleva che lei si mettesse al loro livello, che gli facesse capire che stava dalla loro parte. Inoltre è una persona molto pragmatica che prende il suo lavoro molto seriamente. Credo che lei creda davvero che stia facendo qualcosa che possa migliorare le loro vite.

Non crede compia delle scelte eticamente discutibili?
È complicato. Come si può chiedere ad una persona di aprirsi totalmente ad un modo completamente diverso di pensare le cose?

Che tipo di regista è Night Shyamalan?
Incredibilmente preciso. E anche molto divertente e diretto, ma certamente non leggero, non è affatto leggero, anzi. E molto, molto serio.

È un ruolo molto forte il suo.
Ci stavo pensando di recente, e mi sento una privilegiata ad interpretare una donna adulta con un potere notevole a 44 anni, che è la mia età, in un film importante di un grosso studio, invece che fare la moglie o la madre di qualcuno. Ruoli di tutto rispetto, intendiamoci, ma è quello che alla mia età di solito offrono.

È mai stata in terapia?
Molte volte, mi interessa e credo che funzioni, credo che molta gente ne beneficerebbe davvero. Ci credo fermamente.

Cosa le è rimasto di questo film nella vita di tutti giorni.
Cerco di essere più empatica, sinceramente, ci provo. Mi ricordo che stavamo girando una scena e parlavo in un modo estremamente formale, e Night continuava a ripetermi, “cerca di essere più compassionevole”, ma non mi faceva cambiare la frase. È stato molto duro perché non mi veniva fuori naturalmente. E mi sono resa conto che sono sempre molto guardinga.

Ha interpretato spesso donne forti ma anche un po’ strane, e problematiche. In questo film almeno da fuori, sembra piuttosto normale. È stato più difficile o più facile?
Per me non è facile interpretare niente. Ma non dipende sempre dal personaggio, ci sono vari aspetti che mi rendono le cose più facili o più difficili. Magari una relazione complicata col regista, o un difficile rapporto con un altro attore. Quello che so è che non mi interessa interpretare sempre lo stesso ruolo, o la stessa persona. Ho molti colleghi e amici attori che per esempio non vogliono assolutamente interpretare personaggi spiacevoli, questa cosa non la capisco. Forse perché hanno paura che gli rimanga appiccicata addosso un’etichetta, non saprei. Non so nemmeno se è una scelta personale o addirittura gli Studios che rifuggono dall’idea di un grosso nome che possa interpretare un personaggio orrendo.

Quando compare nel film la sua presenza è fortissima, sembra quasi che scivoli invece di camminare.
Davvero? Oddio avranno usato degli effetti speciali, perché ho un’andatura goffissima! Ma grazie, apprezzo quello che mi ha detto.

Arrivare su un set dove alcune persone già si conoscono da molto, che effetto le ha fatto in questo caso?
Arrivare su un set è sempre una strana esperienza, sia per la prima volta, e sia se c’è una familiarità tra alcuni componenti, in questo caso Bruce e Night hanno lavorato insieme molti anni, per non parlare di Sam, ma anche James, però sono stati tutti molto calorosi, mi hanno accolta con grande affetto. Anche se sentirmi un pochino l’estranea mi ha anche aiutato di più per il ruolo. Visto che lei non è una di loro.

In Bird Box ha uno sguardo tremendo in una scena particolare. È stato difficile?
Sì, molto, perché praticamente fissavo il nulla. E questo genere di cose è quando devi inventare una storia nella tua testa. Che poi è la storia del film, ti confronti con le tue paure più nascoste. Ma è per questo che faccio questo lavoro, aspettare quel momento che devo creare una storia. Aspettare nel camerino prima di ogni scena, aspettare e aspettare. Per quel momento. Mi pagano per quello, per aspettare, l’ha detto una volta Spencer Tracy, “recito gratis, mi pagano per aspettare”.
Recitare è qualcosa che vorrei fare ogni momento della giornata, è tutto il resto che viene con quello che è sfiancante.

Qual è il film che l'ha più terrorizzata.
L’esorcista. Ancora oggi non riesco a guardarlo, mi sento male. Per non parlare della musica, forse perché in fondo in fondo pensi alla remota possibilità che potrebbe accadere.

L’anno scorso ai Golden Globes le attrici si sono vestite di nero per protestare contro il sessismo di Hollywood. Dopo un anno ha visto dei cambiamenti?
Già il fatto che sono seduta qui, significa qualcosa per me, ho 44 anni e non ho mai lavorato così tanto in vita mia. Non sono una star, ma sto lavorando tanto, e questa è già una stranezza, non è mai stato così a Hollywood. Quindi ci deve essere stato un piccolo ma significativo cambiamento.

Professionalmente sta vivendo un periodo molto felice?
Si, e me lo sto godendo tutto specialmente da attrice che sta invecchiando, e che continua a lavorare a Hollywood, dove le porte per me sono ancora straordinariamente aperte. Sono davvero molto felice, sì.

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