Glass: ce ne parla in esclusiva James McAvoy

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Glass: ce ne parla in esclusiva James McAvoy

Si conclude con Glass la trilogia dei supereroi di M. Night Shyamalan, cominciata con Unbreakable e proseguita poi con Split.
In Glass, nei cinema italiani dal 17 gennaio, ritroviamo tutti i personaggi, a partire dal Kevin Wendell interpretato da James McAvoy. Lo abbiamo incontrato e intervistato in occasione dell'anteprima europea del film a Londra

Dopo Split avevi capito subito che ci sarebbe stato un secondo film, e ti ha fatto piacere scoprirlo
Sì ma all’inizio non era chiaro per niente, le cose si sono spiegate meglio qualche settimana durante le riprese di Split. Night faceva molti riferimenti a Unbreakable in modo casuale. E le cose almeno per me sono diventate più chiare da quel momento.

È stato più facile per te questa volta
No per niente. Anzi è stato molto più difficile, più strano, più complesso, ho dovuto cercare di non strafare, e per me è stato difficile mantenere questo equilibrio tra una persona diciamo normale che poi si “trasforma”. In questo senso è stato più difficile non solo per la parte fisica.

Sembra davvero che te lo sei goduto di più questa volta, è perché hai avuto più tempo per prepararti?
Sì assolutamente, ho avuto più tempo che per Split, credo per Split ho avuto poche settimane, con Glass ho avuto dei mesi. Nonostante ciò per Split ho dovuto preparare 9 personalità diverse, per Glass invece sono 24, per cui avere avuto più tempo è in realtà un’affermazione relativa.

Devo ammettere che per me la personalità più spaventosa è Patricia. La Bestia è intimidatoria fisicamente, ma lei mi fa davvero paura.
Bene mi fa molto piacere. Patricia è una specie di suora, una suora cupa sicuramente, è casta, ma ha un lato trasgressivo molto forte, non si farebbe mai toccare, ma vorrebbe esplorare un contatto sessuale probabilmente con chiunque le capiti a tiro, e a me personalmente è una persona che mette molto a disagio, anzi, mi disturba proprio. Quindi mi fa piacere che abbia fatto anche a te lo stesso effetto.

Avresti preferito esplorare di più il rapporto con Casey nel film?
C’è una relazione forte fin dal primo film, e mi ha sorpreso che sia diventata ancora più forte in questo film, credo che Night lo abbia accentuato più per il personaggio di Kevin in particolare piuttosto che per le altre personalità, ma non mi dispiace affatto che si sia fermato ad un livello decente, considerando che Anya ha 19 anni e io 39, non avrei mai voluto che ci fossero delle scene più intime tra noi, mi sarei sentito a dir poco ridicolo se non peggio.

Come ti rilassavi la sera dopo una giornata su un set del genere?
Ero praticamente esausto, e dopo un paio di birre dormivo come un bambino.
Un paio di volte siamo andati go-karting, anche se non ne vado molto fiero.

Ti sei dovuto allenare molto?
4/5 mesi prima delle riprese ho avuto un personal trainer, uno svedese senza pietà, che mi ha fatto mangiare moltissimo e poi mi faceva sputare sangue durante gli allenamenti. Allenamenti molto specifici tra l’altro. Io mi sono sempre allenato, più o meno, ma senza uno scopo preciso, lui invece sapeva davvero dove andare a lavorare ogni volta. E dovevo farlo perché la parte fisica era davvero importante questa volta.

Per quanto tempo ti sei allenato
Niente di così folle, solo un’ora al giorno, ma molto molto intensa. La sua teoria è che se non ti alleni duramente in un’ora, non combini comunque niente se passi due o tre ore in palestra. Anche perché se ti esaurisci e ti stanchi troppo, non ce la fai ad allenarti il giorno dopo. Mi ha fatto mantenere molto alto e costante il livello di testosterone e stamina.

Pensi che questo film sottolinei ancora di più il concetto che i supereroi sono persone con superproblemi?
Sì, ma questa è una cosa che noto costantemente, non solo nell’approccio di Night. Sono figure con cui ti puoi identificare a volte, a parte quelle figure che vengono da altri pianeti, tipo Thor, ma per esempio, Spiderman è un ragazzino che viene bullizzato a scuola, Antman cerca di ricostruire il rapporto con la figlia. Hanno problemi oggettivi.

Di tutte le personalità che ha il tuo personaggio, qual è quella che ti sembra più vicina a te
Kevin e forse anche Barry. Queste due, anche se Barry in questo film non viene tanto fuori. Barry lo stilista intendo. In effetti mi piacerebbe vivere con Barry, la mia casa sarebbe molto più ordinata. Kevin lo sento vicino ma non così vicino, non ho mai avuto tendenze suicide. Sicuramente ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentito molto molto solo. Credo che ci si possa facilmente identificare con Kevin.

Samuel L. Jackson è un attore molto influente, ti senti ispirato?
Sicuramente. Lo rispetto molto, e mi influenza. E credo che quando si instaura un rapporto basato sul rispetto reciproco è normale che se ne venga influenzati. Sam ama molto quello che fa, tutto il processo. Ci sono alcuni attori che si capisce subito che non amano tutto, e non ti fanno avvicinare più di tanto. Sam in questo è generoso. Capisco anche chi lo fa solo per soldi, ma una volta che li hai fatti perché rimanere a fare una cosa che non ti piace?

Il finale è piuttosto aperto, cosa pensi possa suggerire.
Non saprei. Sono d’accordo che sia un finale aperto, ma non credo ci sarà alcun seguito, Night vuole fare altre cose e io pure. Il finale è aperto per il pubblico, credo che sia un bel finale, esci dal film e non ti sai dare delle risposte definitive. È un finale anche divertente, credo lo abbia fatto per questo, ma non necessariamente punta ad un seguito.



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