Interviste Cinema

Giocare con gli stereotipi: Outing - Fidanzati per sbaglio

Gli interpreti e il regista ci parlano della loro commedia

Giocare con gli stereotipi: Outing - Fidanzati per sbaglio

Da qualche tempo c'è, anche nel nostro paese, il tentativo di giocare con gli stereotipi mettendoli in commedia, nel lodevole intento di rovesciarli. Il rischio è sempre quello che vengano presi alla lettera, vanificando le buone intenzioni. 


E' un rischio che ha deciso di correre anche Outing – Fidanzati per sbaglio,  opera seconda di Matteo Vicino con Nicolas Vaporidis,  Andrea Bosca e Massimo Ghini come interpreti principali. Realizzato senza supporti statali di alcuna natura, non finanziato dalla Film Commission della Puglia, dove è interamente ambientato, il film verrà presentato il 27 marzo davanti al Governatore Nichi Vendola e alle autorità locali, a cose – autonomamente – fatte. 

Massimo Ghini interpreta il direttore di un giornale che per anni ha nascosto la sua vera natura e che fa da “maestro” a due ragazzi della periferia barese, “costretti” a fingersi coppia gay per ricevere i finanziamenti che la regione ha riservato a giovani imprenditori appartenenti a coppie di fatto (la situazione immaginaria da cui prendono spunto le intricate vicende del film). 

Ghini ci racconta quanto la sfida costituita da questo film lo abbia intrigato: 
“In Italia, è vero, non siamo tanto abituati a questo linguaggio. Pensa invece a un film come Quasi amici,  con quei due personaggi così agli antipodi, il ragazzo nero che viene dalla  banlieue e il milionario parigino, con le cose terribili che si dicono. Il cinema italiano spesso è stato limitato proprio dal non saper essere politically incorrect”. 

Di Ghini si conosce l'impegno politico e ci si chiede se Vaporidis condivida le posizioni dell'attore più anziano: 
“Io non sono politicamente attivo, diciamo che faccio polemica sui social network, non per lamentarmi ma più per uno stimolo generazionale al miglioramento. Non dobbiamo essere sempre accondiscendenti su tutto e in Italia ne abbiamo di cose per cui ribellarci. Questo film è ovviamente una provocazione, il mio personaggio non se la passa tanto bene e oscilla tra una vita di stenti e questa forma di “paraculismo” tipico italiano, e perciò accetta di fare quella che in pratica è una truffa: fingersi gay per avere dei soldi e ottenere la sua grande occasione. E' un atteggiamento che non amo, ma mi piaceva far vedere che una parte della nostra generazione è costretta a scendere a compromessi in questo paese, perché altrimenti non riesce ad emergere. I ragazzi del film hanno talento e hanno bisogno di aiuto, ma per ottenerlo si ritrovano costretti a fingere, non hanno alternative. In Italia la maggioranza di noi passa più tempo a pensare a come fregare il prossimo che a sfruttare le proprie possibilità. L'onestà dovrebbe essere un valore importante a prescindere. Questa però è prima di tutto una commedia con cui volevamo semplicemente far ridere, mettendo in scena una situazione assurda e paradossale”. 

I temi che stanno più a cuore al regista Matteo Vicino - il cui primo film, Young Europe, è ancora inedito da noi - sono proprio quello della meritocrazia negata e dei compromessi che i giovani devono fare per emergere. Autore anche di soggetto e sceneggiatura, nonché del montaggio, Vicino ne racconta così la genesi:
“ho ricevuto il film con un'idea, uno sponsor da valorizzare, in 4 mesi l'ho scritta e poi l'abbiamo girato. Nella stesura ho deciso di coinvolgere gli attori, che hanno dato tutti il proprio contributo, ed erano così bravi che spesso il primo ciak era quello giusto. Massimo Ghini mi ha detto: non c'è niente di più difficile che fare la commedia in Italia. Io spero che siamo riusciti a fare almeno un film dignitoso. Proprio oggi tra l'altro ricorre il 19esimo anniversario della scomparsa di Ilaria Alpi e nel nostro film c'è un ricordo di Ilaria, citata dal personaggio di Giulia Michelini, che è una giornalista in cerca della verità. Ci tenevo a dirlo. Abbiamo cercato di mettere anche queste cose e i temi di cui parlavamo, come sottotesto, nella nostra commedia”. 

Andrea Bosca, che interpreta l'altra metà della coppia di amici fraterni che si presta alla sceneggiata, commenta: 
“Per me il fine non giustifica i mezzi, come per il mio personaggio. E' stato divertente buttarsi e fare questa esperienza, soprattutto disimparare quello che avevo fatto in altri film e vedere come in una settimana qualcuno possa essere credibile nel fare la vita di un altro. Come fa uno a fare la parte di uno che si finge gay? Ovviamente esagerando, prendendo le prime cose che trova e buttandole dentro tutte insieme. E' stato divertente giocare con tutto questo. Il nostro film fa vedere anche che se possiamo ridere con qualcuno, e non di lui, l'abbiamo accettato”. 

Gli fa eco Vaporidis: “questi ragazzi che vivono nella periferia di una città del Sud, dovendo convincere degli estranei di essere gay, chi potevano prendere a modello? Ovviamente non la normalità dell'omosessualità, ma i personaggi, quelli che esasperano, che loro vedono in tv. Persone come Cristiano Malgioglio, Platinette... questi sono stati i nostri modelli in questo film. Non quelli realistici, ma i personaggi pubblici sopra le righe. Un po' come Fabrizio Corona per gli etero”.

E' indubbio che gli intenti degli autori e degli attori siano quelli di raccontare una storia improbabile usando i luoghi comuni in senso critico e senza offendere nessuno (“nè i gay, né i pugliesi”, si augurano). Se ci sono riusciti, e soprattutto se sono riusciti a divertire facendolo, il pubblico lo scoprirà dal prossimo 28 marzo al cinema, dove Outing – Fidanzati per sbaglio  arriverà con una buona distribuzione di 200 copie ad affrontare il giudizio che più conta.



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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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