Interviste Cinema

Giancarlo Giannini presenta Ti ho cercata in tutti i necrologi

Il film in uscita il 30 maggio è la seconda regia dell'attore

Giancarlo Giannini presenta Ti ho cercata in tutti i necrologi

“E' un gioco, ma è un gioco molto serio” e “Ho voluto fare una regia tutta mia, ma non me l'ha mica ordinato il medico”. Così Giancarlo Giannini, a Roma per la presentazione di Ti ho cercata in tutti i necrologi, definisce con ironia il suo rapporto con il cinema e in particolare con la regia, affrontata per la seconda volta dopo un debutto grottesco risalente al 1986, Ternosecco.

La storia è quella di Nikita (interpretato dallo stesso Giannini), un uomo che in Canada diventa, prima per circostanza poi per soldi, la possibile vittima preferita di un gruppo di ricchi, che organizzano battute di caccia all'uomo, per svago. Una circostanza suggerita a Giannini da una vicenda reale, riguardante un analogo crudele passatempo nel cuore dell'Africa. 

Due i criteri dell'attore-autore. Il primo è l'imprevedibilità: il film non doveva vivere di una narrazione convenzionale, né per contenuti né per forma. La molla che fa scattare l'attenzione di Giannini è il divertimento, la sperimentazione, una base di anarchia. Il secondo criterio è l'asincronia, sia nella recitazione, con dialoghi che vadano in contrasto con la situazione raccontata, sia nello stile: musiche spiazzanti (inni sacri durante una scena d'azione) e salti narrativi, quasi schizofrenici.
“Non è necessario spiegare”: da qui appunto quel desiderio di procedere in modo asincrono, di sostituire situazioni e dialoghi prevedibili con raptus e stranezze. E' questo un timone costante del proprio lavoro, che Giancarlo Giannini suggerisce ai suoi allievi, aspiranti attori: andando contro le convenzioni “si può anche sbagliare, ma almeno si propone qualcosa.” 

La chiave artistica di Giannini è leggera e istintiva: anche se ha studiato accuratamente ogni inquadratura del film disegnandola di persona, ci assicura che le citazioni dal tanto cinema frequentato (come attore e come spettatore) non sono volute, forse vengono dal subconscio. L'unica cercata è in una tv, dove scorrono le immagini di M, Il mostro di Düsseldorf. Incalzato, ammette esplicitamente una sola bussola, che vale per lui in tutte le circostanze: Giungla d'asfalto di John Huston, perché “lì c'è tutto quello che c'è da sapere sul cinema.”

Giannini divide lo schermo con Silvia De Santis, da lui conosciuta sul set di Vuoti a perdere (ma erano nel cast anche di Una lunga lunga lunga notte d'amore di Luciano Emmer). Ha ottenuto il ruolo perché unica attrice in grado di suonare il pianoforte e recitare in presa diretta in inglese, lingua in cui il film è stato girato, in Canada. Il regista scherza: “Ma anche perché ha fatto la Silvio d'Amico, eh.” L'attrice ha influenzato alcuni aspetti del suo personaggio, una donna misteriosa e folle come il protagonista, difficile da interpretare perché “senza appigli nella tipica quotidianità femminile”.

Ma un film così particolare e fuori dagli schemi come potrà mai essere accolto dal pubblico? Giannini non se ne preoccupa più di tanto: “Non so cosa aspettarmi”. Ribadisce di lavorare nel cinema solo per trovare nuove soluzioni, ritenendo però che forse il vero futuro dell'immagine è nell'interazione o magari nel videogioco.
Ti ho cercata in tutti i necrologi arriva in sala distribuito dalla Bolero Film in 50 copie. Il sapore internazionale della pellicola, che vede nel cast un nome importante come F. Murray Abraham, dovrebbe garantire la circolazione dello strano esperimento di Giannini anche all'estero.




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