Gaia Bermani Amaral e Francesco Apolloni sono Malati di sesso (ma nascondono un gran bisogno d'amore)

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Gaia Bermani Amaral e Francesco Apolloni sono Malati di sesso (ma nascondono un gran bisogno d'amore)

All’inizio, quando era solo una sceneggiatura scritta da Francesco Apolloni e Manuela Jael Procaccia, Malati di sesso non si chiamava così. Questo titolo, che secondo Claudio Cicconetti, regista esordiente, “è un po’ un trabocchetto, vedremo come reagirà il pubblico di fronte alla storia,” è arrivato dopo; quando, spiega sempre Cicconetti, “abbiamo deciso di forzare un po’ la mano”. Dove per “abbiamo” intende lui e il produttore Roberto Capua, suo amico e socio, anche lui alla sua prima esperienza con un lungometraggio.
La sceneggiatura di Apolloni, tratta da un monologo di quasi quindici anni fa in cui l’attore, che ha sempre amato parlare di sé come di un grande seduttore, raccontava le sue “disavventure sentimentali”, si chiamava Caccia d’amore.
Perché la storia di Giacomo (come Casanova) e Giovanna (come Don Giovanni), è quella di due giovani professionisti più o meno affermati, single, che sono seduttori seriali ma per paura d’amare. Lui, che s’innamora a ogni incontro ma poi ha paura di dare stabilità alla relazione; lei, che si concede e ne gode, ma senza mai un briciolo di sentimento.

“Siamo un popolo latino e machista,” spiega Apolloni, che interpreta Giacomo. “Il cinema in Italia non aveva ancora toccato una tematica come questa, nella quale la conquista è vista una dipendenza. E ogni forma di dipendenza nasconde un vuoto, un bisogno affettivo.”
Quel che stava molto a cuore all’attore, di questo film, era raccontare “l'idea che ci sia nell'essere umano la possibilità della trasformazione.” E in effetti anche il migliore amico di Giacomo, Livio, la cui dipendenza è invece il gioco, cambia anche lui “quando conosce l’amore”, spiega il suo interprete Fabio Troiano.
Lo stesso, con maggiori difficoltà e complicazioni, avverrà a Giovanna, che prima diventa amica-rivale di Giacomo, e che solo in extremis passerà ai fatti con lui, aprendo il vaso di Pandora della sua fragilità. “È sulla fragilità che ho lavorato molto,” dice Gaia Bermani Amaral, che ne è corpo e volto. “Lei è una donna che non si sa innamorare. Ma è anche buffa, e ho lavorato anche su quello Se poi è emersa anche la sensualità, quella è venuta naturale.” Ma, racconta l’attrice, “all’inizio non volevo fare questo film, poi però Claudio mi ha parlato, e ho capito quali fossero le sue intenzioni, e ho capito che aveva un modo molto eleganti di raccontare questa storia, con le immagini e con i dialoghi.”

Claudio è un esteta, sa cosa sia il bello,” gli fa eco Apolloni. “È raro vedere in Italia commedie girate in questo modo, che s’ispirano alla commedia sofisticata anglosassone e americana.”
Ispirarsi è forse poco, considerato che, a modo suo, Cicconetti cerca di rifare (e in una scena rifà letteralmente) Harry ti presento Sally. “Un modello inevitabile, quando cerchi di fare questo genere di film,” dice Apolloni.
Inevitabile sì, ma anche un po’ ingombrante.
Ma per valutarlo, dovrete aspettare fino al 7 giugno, quando Malati di sesso farà il suo debutto nei cinema italiani in sessanta copie, che il giovane ed entusiasta Roberto Capua - che è stato anche nel consorzio produttivo che ha permesso la realizzazione di Domino di Brian De Palma - è pronto a far levitare in caso di successo al botteghino.



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