Interviste Cinema

Frozen a Roma: abbiamo incontrato i doppiatori italiani e i registi

Brignano, Autieri e Rossi le voci italiane del cartoon

Frozen a Roma: abbiamo incontrato i doppiatori italiani e i registi

Frozen, cinquantatreesimo lungometraggio animato del canone ufficiale disneyano, è una libera rivisitazione della fiaba di Andersen "La regina delle nevi". A interpretare le due sorelle Elsa e Anna, la prima principessa dotata di incontrollabili poteri magici ghiaccianti e la seconda semplice secondogenita, nella versione italiana ci sono Serena Autieri e Serena Rossi. Enrico Brignano invece dà la voce al magico pupazzo di neve  Olaf .
"Entrare in un'animazione Disney è entrare nella storia", riflette Serena Autieri, ed Enrico le fa eco: "Vincere un provino per un cartone della Disney è il massimo, per noi che con questo mestiere siamo predisposti al sogno e alla fantasia." Serena Rossi, ammettendo come gli altri le difficoltà e la sfida di questa responsabilità, ammette di averci preso gusto: "Quando abbiamo finito mi veniva da dire: posso tornare domani a registrare lo stesso?"

I tre doppiatori hanno anche incrociato un film che, come ci confermano i registi Chris Buck e Jennifer Lee, cerca strade leggermente diverse per la classica fiaba Disney in musical. "Non ci interessava la classica storia bene contro male, volevamo più concentrarci sulle collisioni dei personaggi tra di loro e con l'ambiente", ci dice Jennifer. Catalizzavano l'attenzione degli autori i superproblemi da superpotere (per dirla con Stan Lee) della bella Elsa, più interessante come motore drammatico rispetto a un semplice villain monodimensionale.
Il suo tragitto emotivo, che la porta a liberarsi delle costrizioni del suo ruolo, scoprendo anche parte della sua femminilità, è ciò che ha affascinato anche Serena Autieri, nella resa recitativa di questo cambiamento profondo.

Una delle due idee centrali già contenute nella fiaba ha sbloccato il progetto da un'impasse che durava dai primi anni duemila (ma persino Walt Disney stesso aveva accarezzato l'idea di un adattamento): se l'amore sconfigge la paura è il tema portante, non solo non hai bisogno del classico cattivo, ma puoi approfondire altri aspetti. Secondo Chris Buck infatti nella storia si raffronta l'amore ideale, "romantico", con l'amore concreto, reale, che è meno idilliaco ma unisce davvero, specialmente se si affrontano insieme momenti difficili. "Quindi cos'è il vero amore? Speriamo di poter cogliere il pubblico di sorpresa."

Elemento centrale per ogni bimbo sarà di sicuro il pupazzo di neve Olaf, vivo grazie a una caratterizzazione delicata. Brignano ammette di aver avuto problemi solo durante la sua canzone, dove gli era richiesto un do naturale che non è nelle sue corde ("bisogna essere perfetti anche per sognare", riflette). Per il resto, a parte lo studio di una vocalità più leggera, per Enrico le emozioni di Olaf erano molto umane e facili da comprendere. Olaf era nato in origine solo come un elementare spalla buffa, ci racconta Buck, ma Jennifer voleva che avesse uno scopo nella storia. La regista dichiara infatti di non credere al personaggio ridicolo fine a se stesso: "Se è per questo tutti possono far ridere, anche se non sono spalle". Da qui l'idea di farlo diventare il pupazzo che le due sorelle realizzavano da piccole, come simbolo dell'amore innocente, un legame eterno e immediato.
La versione italiana di Frozen sarà nelle nostre sale a partire dal 19 dicembre.

 






  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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