Interviste Cinema

Fräulein: Christian De Sica, Lucia Mascino e Caterina Carone presentano la loro fiaba surreale

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Atmosfere alla Tim Burton ma molto cuore e originalità in una sorprendente opera prima al femminile.

Fräulein: Christian De Sica, Lucia Mascino e Caterina Carone presentano la loro fiaba surreale

Per fortuna che di tanto in tanto, nel panorama tutto sommato prevedibile del cinema italiano, spunta qualche piccola perla. È questo sicuramente il caso di Fraulein – Una fiaba d'inverno, un'opera prima non conformista e che non ti aspetti, oltretutto scritta e diretta da una giovane regista, Caterina Carone (nata ad Ascoli Piceno 34 anni fa), e fotografata e montata da altre due debuttanti, Melanie Brugger ed Enrica Gatto. Presentato stamani alla stampa, il film - in uscita in 25 copie il 26 maggio distribuito da Videa - è stato accolto benissimo, così come i due protagonisti, Lucia Mascino finalmente in un ruolo di primo piano, e Christian De Sica che ci ricorda quanto sa essere bravo, quando qualcuno finalmente lo guarda a lui con occhi diversi. Il film è ambientato in una zona di frontiera (nella realtà l'Alto Adige, ma il luogo non è volutamente precisato) dove vive la signorina del titolo, una “zitella” scorbutica e rude che ha trascurato oltre a se stessa l'albergo in cui vive. Una tempesta solare si abbatte sul nostro pianeta con effetti imprevedibili sugli esseri umani, ma sarà l'arrivo di un misterioso e un po' infantile viaggiatore, Walter, a togliere la donna dal suo isolamento.

Caterina Carone arriva alla regia di questo film dopo un documentario, Valentina Postika in attesa di partire, premiato col Solinas e al festival di Torino nel 2010. Racconta come ha deciso di esordire nel cinema di fiction con un'opera così insolita. “Il non luogo in cui è ambientata la storia era già nelle mie passeggiate dei fine settimana quando studiavo alla Zelig (scuola di documentaristica e televisione di Bolzano, ndr) e mi piaceva perché è un po' un paese che non esiste, per le sue architetture fiabesche. Ho iniziato col documentario e poi mi sono resa conto di amare la narrazione in generale, ho capito che volevo fare un film con attori e ho pensato di ambientarlo lì. Io sono cresciuta coi film di Tim Burton, con i suoi personaggi bizzarri e ironici che a prima vista non sembrano reali ma poi scopri quanto lo sono. E volevo fare una commedia surreale, con questo tipo di personaggi di contorno che proveniendo dalla provincia conosco molto bene. È stato bellissimo lavorare con Christian e Lucia. Lui è stato molto protettivo nei miei confronti, ha amato moltissimo il suo ruolo e abbiamo lavorato tutti e tre insieme durante la preparazione, nel salotto di Christian, ma abbiamo anche chiacchierato e si è creata un'amicizia. Lucia interpreta un ruolo molto originale nel panorama della rappresentazione femminile in Italia, è una signorina sui generis, un po' alla Clint Eastwood, che spacca la legna, l'ho scelta anche per il coraggio con cui si è buttata nell'impresa e con cui ha sposato l'idea. Sono stati entrambi fantastici”.

Lucia Mascino, che rivedremo come protagonista di Amori che non sanno stare al mondo di Cristina Comencini, le cui riprese sono appena iniziate, spiega il perché di questo entusiasmo: “Il personaggio mi è piaciuto subito non appena l'ho letto e questo già aiuta. Poi l'ispirazione di Caterina è stata contagiosa, come la febbre. Ho iniziato a tormentare lei e il costumista perché venendo dal teatro avevo la passione per le prove. Avevo anche idee sull'aspetto del personaggio: volevo farmi i capelli cortissimi davanti e lunghi dietro, un po' Berlino anni '80, perché pensavo che dovesse essere molto estremo, ma Caterina me lo ha impedito, anche perché il personaggio andava raccontato anche dall'interno e abbiamo trovato un'altra strada. Quanto all'incontro con Christian sono stata doppiamente fortunata, perché Caterina ha un talento artistico evidente e lui è un attore unico, con una generosità e un'umiltà enormi".

Christian De Sica ci racconta come gli è capitato questo personaggio così diverso dai burini dei cinepanettoni: “Mia moglie, Silvia, mi ha detto “ho letto una sceneggiatura tanto bella, sensibile, tenera, tu che fai sempre questi personaggi cattivi e sboccati dovresti farla, così ti dai una bella ripulita. L'ho letta e ne sono rimasto entusiasta. Conoscevo anche Massimo Cantini Parrini, che è un grande costumista e ha fatto il film di Matteo Garrone, per cui vado sul set e il primo giorno mi mettono un colbacco con un piumino giallo proprio come nei cinepanettoni! Ma poi cambia, mi hanno detto. E per fortuna è vero. A un certo punto vado in giro per il paese con un cappotto che era appartenuto a Paolo Stoppa, cosa che mi ha fatto un grande effetto!

Mi è piaciuta soprattutto una cosa del film: Al cinema non si è mai fatta una storia d'amicizia tra uomo e donna, è una cosa rara. Io faccio film comici dove si va per stereotipi e per questo film ho pensato all'insegnamento di mio padre che mi diceva di ascoltare bene gli attori che hai davanti e guardarli negli occhi, così è nato questo personaggio con questa tenerezza e questo infantilismo che un po' mi assomiglia anche nella vita. Caterina e Lucia sono state una scoperta. Ho fatto più di 100 film ma raramente mi è capitato di non faticare. Certo era un freddo bestiale, non tanto fuori quanto in quell'albergo abbandonato. Siamo stati tre ore seduti sul ghiaccio per una scena, ma fare questo film è stata una vacanza. Ho imparato tanto da loro, Caterina ha l'età di mia figlia e mi auguro che mi chiami di nuovo per fare delle cose insieme”.

Al personaggio interpretato da Lucia Mascino, la regista non dà alcun background. Come ci ha lavorato in fase di scrittura? “Per me scrivere una sceneggiatura è stato un lavoro di stratificazione sia a togliere che a mettere, e a mano a mano, scrivendo e capendo il personaggio di Lucia, tentavo di spiegarmi anch'io quali fossero i suoi problemi, ma sentivo che non andava bene. È un personaggio universale, chiunque in un momento della vita può ritrovarsi bloccato come si trova lei. Di mio sono pudica, evito il pathos esasperato, tanto è vero che quando Christian mi ha chiesto “ma come, non si danno neanche un bacetto?” ho risposto “no, non si devono neanche sfiorare”, ma poi ho capito che in quel caso aveva ragione. Abbiamo riscritto in parte i dialoghi assieme gli attori. Loro hanno grande esperienza nel suono, le battute vanno sentite, averli sul set e il lavoro fatto con loro prima delle riprese è stato fondamentale”.

Come ha scelto i protagonisti? "Inizialmente non pensavo a loro, facevo andare la fantasia senza focalizzarmi su dei volti, poi andando avanti nella scrittura li ho un po' riconosciuti tra le pagine. Lucia, di cui conosco il lavoro teatrale, l'ho vista e amata molto anche in Piccola patria, dove ha un ruolo molto bello e duro. Scrivendo il personaggio maschile mi serviva che fosse elegante e signorile ma al tempo stesso buffo e un po' infantile, che fosse socievole ma che avesse anche una sensibilità che lui ha nella vita. Abbiamo riconosciuto Christian tra le pagine ed ero un po' timorosa nel proporglielo per la paura che non accettasse. Loro sono stati essenziali nel costruire una commedia divertente e che al tempo stesso faccia riflettere".

Christian De Sica, che a luglio girerà un film di Natale di Fausto Brizzi, remake di una pellicola francese, ci dice cosa apprezza del film e perché non lo vediamo più spesso ruoli del genere: “Sono contento che ci siano autori e produttori col coraggio di fare questo tipo di cinema. Io ho fatto anche dieci, quindici volte lo stesso film, anche se ho cercato di differenziare la mia carriera facendo teatro e ora questo. Ma quando hai successo in certi ruoli ti obbligano a farli, anche se non li rinnego perché se sto qua lo devo anche a loro. Solo che come spettatore non ho più voglia di vedere film con spari, violenze, botti o le solite commedie. Questa è una fiaba con del bello e del bene, mi auguro che ci sia almeno una parte di pubblico che lo apprezzerà. Se non faccio altri film è perché non me li fanno fare. Non c'è attore che non voglia cambiare, ma adesso ho anche un'età per cui ci sono meno ruoli. Io forse sono più incosciente di altri, ho scommesso su questo film e mi è andata bene, vorrei farne di più se me li facessero fare. Del resto spesso i comici, come Lino Banfi e Leo Gullotta, che ho anche diretto, sono bravissimi attori drammatici. Meno male che c'è gente giovane che chiama per questi ruoli anche attori famosi per la farsa.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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