Interviste Cinema

Fra romanticismo e critica dell’ingiustizia: Barry Jenkins presenta alla Festa di Roma Se la strada potesse parlare

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Adattamento di un romanzo di James Baldwin, ispiratore della new wave black in America.

Fra romanticismo e critica dell’ingiustizia: Barry Jenkins presenta alla Festa di Roma Se la strada potesse parlare

“Ho un buco nero di un’ora, non ricordo niente, se non che poi mi sono svegliato con un oscar”. Ironizza Barry Jenkins parlando del suo ricordo del celeberrimo errore sulla busta che ha proclamato il vincitore dell’oscar di due edizioni fa: prima La La Land e poi il reale trionfatore, il suo Moonlight. Presentando il suo nuovo film, Se la strada potesse parlare, alla Festa di Roma, ha parlato con pazienza e simpatia della sua nuova vita, quella concentrata più sul motivare dei no che sul fare di tutto per ottenere dei sì. “Adesso mi rispondono alle mail e alle telefonate, e capita che attori come Diego Luna o Dave Franco accettino di venire a girare piccole parti, come nel mio nuovo film, anche solo per un giorno”. È una stampa giovane e attenta quella che riconosce il ruolo importante del regista nato a Miami all'interno della nuova ondata di autori neri americani degli ultimi anni.

Ancora un adattamento per lui di un romanzo, Se la strada potesse parlare di James Baldwin, uno degli intellettuali di riferimento per molti giovani artisti americani, già ispiratore dello scrittore Ta-Nehisi Coates (citato da Jenkins in conferenza stampa così come il documentario 13th di Ava DuVernay ) e di I Am Not Your Negro. “L'ho amato dalla prima volta che l’ho letto, quando ero studente al college e la mia fidanzata, lasciandomi, mi ha consigliato di leggere Baldwin. Questo romanzo esprime le sue due differenti voci: una romantica sensuale e l’altra critica nei confronti dell’ingiustizia endemica dell’America. Una combinazione di cui mi sono innamorato”.

Un film che racconta di una coppia giovane e molto innamorata, Tish (KiKi Layne) e Fonny (Stephan James), la cui costruzione di una vita in comune, paziente e osteggiata dalle convenzioni sociali complesse per i neri all’inizio degli anni Settanta, si interrompe quando lui viene incarcerato per uno stupro non commesso. “Come regista e sceneggiatore rifletto molto”, ha aggiunto Jenkins,  “come facevo da bambino molto solitario, sui piccoli gesti della gente, mi piace guardare le persone. L’umanità è al centro dei miei interessi, quelli che ci attrae e il modo in cui ci guardiamo. Sono gesti nei confronti dei quali tutti possiamo relazionarci, con l’intimità fra i molti personaggi che assume un ruolo molto importante. Lavorando su un materiale esistente cerco prima di tutto di onorare l’emozione provata alla prima lettura del libro.”


Un’amore, quello fra i due giovani, che li porta “a proteggersi uno con l’altro, grazie anche all’istinto delle famiglie. I neri vivono una vita difficile praticamente fin dalla fondazione dello stato americano, ma nonostante la sofferenza, volevo sottolineare, con Baldwin, come abbiamo la gioia, la bellezza, la celebrazione della vita che regala la forza di sopravvivere, un espressionismo romantico che permette, nonostante tutto, di essere ancora qui. Rispetto a un protagonista respingente, come quello di Moonlight, Tish viene protetta da tutti: dalla famiglia, da me che ho diretto il film e penso anche dal pubblico. Il libro è pieno di descrizioni molto dettagliate su cosa indossano i personaggi, che ci hanno aiutato, insieme alle foto dell’epoca, a creare costumi ed estetica visiva del film. Un modo, quello di utilizzare colori vivaci, per veicolare ancora una volta emozioni e amore nonostante le ingiustizie. Come diceva Tupac, “since we all came from a woman”, perché tutti veniamo da una donna.”

Barry Jenkins attualmente sta lavorando (“non posso dire niente”) alla sceneggiatura di una serie tv ispirata a La ferrovia sotterranea, uno dei maggiori romanzi americani recenti, vincitore del Pulitzer e del National Book Award.

Se la strada potesse parlare uscirà nelle sale il prossimo 14 febbraio 2019 distribuito da Lucky Red.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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