Fortunata: Sergio Castelitto, Margaret Mazzantini e il cast presentano il film a Cannes

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Fortunata: Sergio Castelitto, Margaret Mazzantini e il cast presentano il film a Cannes

Dopo Sicilian Ghost Story e A Ciambra, arriva a Cannes un altro film italiano, che va a impreziosire la sezione Un Certain Regard e che riporta al Festival un regista-attore molto amato in terra di Francia: Sergio Castellitto. Ambientato nel quartiere di Torpignattara, il suo Fortunata è una celebrazione del femminile e dello charme (e del talento) di Jasmine Trinca, che abbiamo incontrato sulla terrazza di uno degli hotel della Croisette insieme al resto del cast e alla coppia Castellitto-Mazzantini.

Ancora bionda ma non armata di zeppe, minigonna e canottiera colorata, l’attrice ha subito insistito sulle difficoltà che hanno accompagnato il suo percorso di avvicinamento al personaggio: "Oggi a Cannes celebriamo la fatica che abbiamo fatto. Fortunata è stato un film impegnativo, Sergio e Margaret, che pure sono stati molto affettuosi, mi hanno chiesto di 'rompere' qualcosa, di trovare una profonda verità dentro al personaggio. Ho dovuto 'costruire' Fortunata, perché si tratta di una donna diversa da me, non per la sua origine popolare ma perché non ha pudore, è sfrontata nei suoi sbagli e nei suoi inciampi ed è consapevole di essere in qualche modo sbagliata".

Un aiuto Jasmine l’ha trovato invece negli abiti di scena: "I vestiti sono stati per me come un travestimento, una divisa, mi hanno autorizzato a trasformarmi in un’altra persona, a non giudicarmi. Sergio mi diceva: prenditi il rischio di essere goffa. Certo, un po’ mi destabilizzava l’idea di fare la bonona, ed era strano camminare stretta in una minigonna".

La Trinca è stata la prima scelta di Sergio Castellitto, che l’aveva già diretta in Nessuno si salva da solo: "Jasmine è brava, bella e buona d’animo. Ha un talento umido che si fa 'mungere'. Non si protegge, non si difende, è un’attrice devota, non servile, non ha paura di sfiorare il ridicolo".

Nel preparare la sua protagonista, il regista le ha detto di pensare a Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini. "Sergio fin dall’inizio ha parlato di un omaggio a Mamma Roma" - racconta l’attrice - e a un cinema che per tutti noi è stato fondamentale. Io sono diventata una ragazza con qualcosa in più quando ho visto il film di Pasolini. Volevamo anche raccontare una Roma che credevamo non ci fosse più e che invece c’è, con il suo coro di ultimi, e questi ultimi sono fra noi, perdono il lavoro e si devono reinventare. Anche Fortunata vuole reinventarsi, lei non vuole 'sculare', non desidera i soldi o il successo. E’ come se dicesse: sono una donna, non ho nessuno dietro, e davanti ci sono solo io".

A sentire Castellitto, il pregio di Fortunata è proprio la sua ambientazione, che da un lato non lo rende mai un film borghese, mentre dall’altro non lo avvicina a un’esplorazione neorealista: "La mia banlieue non è pervasa da un dolente realismo punitivo. Torpignattara è piena di gente che strilla, che ride, è un mondo nel mondo, è anche una periferia dell’anima. Io vengo da Centocelle, conosco quell’universo, quella solitudine che nasce dalla consapevolezza di essere lontani dal centro, quella nostalgia. Nel film, però, non ho voluto parlare di dolore ma di energia, e il codice è quello della favola, mentre lo stile è pop. Pur dentro un’autorevolezza che mi attribuisco, ho cercato di essere spesso fuori sync, di raccontare una cosa per poi descriverne il controcampo sconocchiato".

Fortunata nasce sì da una collaborazione fra Castellitto e Margaret Mazzantini, ma questa volta, al posto di un libro, c’era una sceneggiatura: "Questa storia l’ho scritta 20 anni fa, volevo farne un libro, poi ho lasciato perdere. Ho scritto tantissimo, e mentre scrivevo mi accorgevo che ogni scena era portatrice di una nuova situazione. Nonostante sia un film episodico, Fortunata è come attraversato da un’onda che non si ferma mai. E anche da una certa leggerezza, anche se il personaggio non conosce un vero e proprio riscatto. In fondo, la vita è una tragedia".

Nel film di Sergio Castellitto sono tre gli uomini che ruotano intorno a Fortunata. Il più spregevole è forse il marito manesco Franco. Lo interpreta Edoardo Pesce, che dice: "Ho cercato di tirare fuori un lato dark, ho pensato ad alcune esperienze negative che ho vissuto, ho pensato alla gente violenta. Fortunata è stato la mia stagione violenta".

Stefano Accorsi fa invece la parte di uno psichiatra infantile che ha in cura la figlia di Fortunata. Per l’attore il film è stato un percorso coinvolgente: "Prima ancora di pensare alla sceneggiatura e al personaggio, mi sono emozionato. Uno piscoanalista una volta ha detto che per fare il mestiere dell’attore bisogna essere un po’ pazzi, se stai bene al 100%, non puoi farlo, se devi raccontare una crepa, devi averne qualcuna anche tu. Riguardo al mio piscoanalista, per interpretarlo al meglio abbiamo incontrato diversi psichiatri infantili e studiato la loro quotidianità".

E poi in Fortunata c’è lo struggente Chicano, ragazzo dai capelli lunghi affetto da disturbo pipolare e che si prende cura di una mamma malata di Alzheimer. Per questo ruolo, Castellitto ha scelto Alessandro Borghi, anche lui a Cannes: "Chicano è un personaggio che ho vissuto intensamente. Quando ho fatto il primo provino, ho capito che c’erano da raccontare tantissime cose e che avevamo di fronte un ragazzo complesso. All’inizio ci siamo concentrati sulla sua bipolarità, poi ci siamo resi conto che questo aspetto sarebbe venuto fuori con la scrittura e ci siamo concentrati sull’amore. Grazie a Sergio ho mollato gli ormeggi e abbiamo tutti cominciato a soffrire tanto come piace a noi".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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