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Fight Club, dal fallimento iniziale al culto: Chuck Palahniuk ospite della Festa di Roma 2017

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Lo scrittore racconta la sua idea di violenza e le sue opere.

Fight Club, dal fallimento iniziale al culto: Chuck Palahniuk ospite della Festa di Roma 2017

Magro fino alla trasparenza, giacca marrone ben abbottonata nonostante il clima non polare della Sala Petrassi e zuccotto in testa d’ordinanza, Chuck Palahniuk si è presentato così alla stampa nel corso della Festa di Roma. Prima di sottoporsi alla cura Ludovico del “format” incontri del direttorissimo Antonio Monda, lo scrittore americano ha risposto con pazienza alle domande, con il consueto mix di flemma e qualche stilettata spiazzante con sorriso, tanto per spiazzare la platea. In fondo è l’autore di horror durissimi come Soffocare o Dannazione, ma è da Fight Club che si è partiti, come inevitabile in un evento dedicato primariamente al cinema.

“La gente pensa sia stato un successo, ma fu un fallimento. Il libro vendette meno di 5000 copie, poi il film fu realizzato con un budget molto alto, oltre 100 milioni di dollari. Ricordo che il produttore mi chiamò il fine settimana dell’uscita distrutto, dicendo che stava andando male e che avremmo tutti perso il lavoro. Alla Fox costò un sacco di soldi, fu anche stroncato da molti, mi ricordo che una rivista scrisse, ‘l’unico posto in cui troverà un pubblico è all’inferno, a cui appartiene’. Fu solo un paio di mesi dopo, con una bella edizione in DVD che iniziò a trovare un suo pubblico. Visto da oggi sembra un successo, ma all’epoca furono un fallimento sia il romanzo che il film”.

Riguardo alla collaborazione con Fincher, lo scrittore di origini ucraine lo spiega così: "Nessuno che ci lavori ha un rapporto di collaborazione con lui, al massimo sei d'accordo. Ma è un tipo in gamba e se ti suggerisce qualcosa ha le sue buone ragioni per farlo e probabilmente ragione. All'inizio Courtney Love, che conviveva con Edward Norton, voleva a tutti i costi il ruolo di protagonista, ha anche invitato a cena il produttore comportandosi come Marla Singer, ma David la trovava una soluzione troppo ovvia. Disse che voleva una Judy Garland appena prima di morire. Ha preso Helena Bonham Carter, a noi sembrava una scelta ridicola, invece ha avuto ragione lui. Con Edward Norton ha avuto molte discussioni, perché l'attore voleva che il suo personaggio risutasse più simpatico di quanto fosse sensato. Indovinate chi ha avuto ragione."


Lo scorso anno Palahniuk ha pubblicato il sequel del libro di culto, ma in forma di graphic novel. Così ha spiegato la ragione: “Il libro e il film hanno avuto un tale seguito che sapevo che dovevo continuare la storia in qualche forma. Fosse stato un libro sarebbe stato un fallimento, tutti lo avrebbero confrontato con l’originale. A quel punto ho pensato che l’ideale fosse un media totalmente diverso, e il più vicino era il fumetto, la graphic novel. Poi era un progetto a cui non volevo lavorare in completo isolamento, ma insieme ad artisti e fumettisti a me vicini. Trovo sia stata una scelta giusta, è una tecnica che non rafforza le immagini come il cinema o le parole come la letteratura, ma permette di essere efficaci, non essendo troppo letterali.” 

La routine di Chuck Palahniuk non è certo quella di uno scrittore che ragiona in vista di un possibile adattamento cinematografico; tutto il contrario, come ha spiegato lui stesso. “Quando mi metto a scrivere il mio obiettivo è sempre realizzare qualcosa che non possa essere trasposto al cinema, arte che richiede un ritorno economico per rientrare dei costi, mentre i libri pretendono una certa cultura, necessaria anche solo per capire quello che stai consumando. A distanza di vent’anni non so se la critica dell’America che faceva Fight Club sia ancora valida, so però che ora proliferano dei movimenti anche perché opere come Matrix e Fight Club hanno creato un linguaggio per descrivere una realtà bloccata, almeno quella che pensiamo sia una realtà.” 

Un bel sorrisone appare in volto quando gli viene chiesto degli svenimenti provocati dalla lettura delle sue opere. Si comincia dalla contabilità, “Il record in una stessa serata è di 18 persone svenute, a Brighton, in Inghilterra. In totale ne avevo contate 72, ma era molto tempo e centinaia di persone fa. Recentemente in una presentazione vicino a Washington ne sono svenuti 5. Volevo mostrare come una storia possa essere potente, anche solo letta attorno al fuoco, senza l'aiuto di musica o altri orpelli. Una storia che ricorderai per tutta la vita, per un pubblico adulto. Ma partiamo dall’inizio, da una scrittrice americana di horror morta a metà degli anni ’60, Shirley Jackson, l’autrice de L’incubo di Hill House, che fu portato al cinema un paio di volte, l’ultima in The Haunting, con Catherine Zeta-Jones. Scrisse un racconto, La lotteria, che venne pubblicato da New Yorker offendendo così violentemente tante persone che centinaia di lettori disdissero l’abbonamento alla rivista, scandalizzati. Mi sono domandato cosa farebbe reagire così al giorno d’oggi e allora ho scritto Guts (pubblicato per la prima volta su Playboy nel 2004 ndr). All’inizio è molto divertente e la gente ride, fino a che non capisce dove va realmente a parare, e a quel punto è troppo tardi. Ricordo una lettura a Milano delle undici pagine del racconto, svenirono tre persone e una era così arrabbiata… mi urlava dietro in italiano che l’avevo scritto solo per umiliarlo e farlo svenire.” 

Di Palahniuk è uscito da pochi giorni per Mondadori il libro L’esca, storie di tutti i colori da colorare, in edizione illustrata.

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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