Interviste Cinema

Ferro ovvero il diario di una ricostruzione: il nostro incontro con Tiziano Ferro

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Arriva su Amazon Prime Video il 6 novembre Ferro, documentario che ci racconta un Tiziano Ferro privato, sereno e forte. Ne abbiamo parlato con lui via zoom.

Ferro ovvero il diario di una ricostruzione: il nostro incontro con Tiziano Ferro

Lontano dall’estetica, dai trionfalismi e dagli abusati canoni narrativi dei documentari sulle rockstar e le popstar, che pullulano di interviste nel backstage, premiazioni, groupie in delirio e incursioni in un'infanzia disseminata di simboli premonitori, Ferro è una confessione, un ritratto e la cronaca di una caduta e ancor di più di una rinascita.
Diretto da Beppe Tufarulo e ambientato fra Milano, Los Angeles e Latina, Ferro è un documentario Amazon Original che racconta il Tiziano Ferro dietro ai riflettori, l'uomo più che il cantante, il ragazzo ormai quarantenne che ha smesso di chiedere perdono e soprattutto l'artista che le insicurezze e il successo immediato hanno portato all’alcolismo, a una battaglia che adesso è stata vinta ma che si continua a combattere finché si ha fiato in corpo. Parte proprio da qui il journal intime dell'uomo che a Sanremo ha cantato "Perdere l'amore" con Massimo Ranieri e che sarà disponibile a partire dal 6 novembre. Noi lo abbiamo visto in anteprima e abbiamo realizzato il nostro sogno di eterni ragazzi incontrando via zoom proprio Tiziano Ferro. E' stata una grande emozione, anche se eravamo davanti a un computer, soprattutto perché, nonostante la distanza, abbiamo percepito emozione e partecipazione, e un atteggiamento di amore verso la vita.

Ferro: storia di un documentario anti photoshop

In principio Ferro non doveva essere nemmeno un documentario, ci ha raccontato un Tiziano Ferro piccolo piccolo in quell’alveare che sono le chiacchierate su zoom: “All’inizio c'era l'idea di un'opera seriale. Mi hanno detto: scegli dei temi e poi ci inventiamo degli episodi. Dopodiché, quando si è deciso per un documentario, ho precisato: ok, ci sto, ma voi dovete avere il coraggio di non fare un film musicale. Se faccio un film, lo voglio sporco, antiestetico, imprevedibile, fuori dai canoni del documentario classico. Sentivo profondamente la necessità di fare una cosa molto diversa. L'idea è nata da un libro che stavo scrivendo. Quando Amazon si è avvicinata, ho pensato che il libro sarebbe potuto diventare un racconto orizzontale suddiviso in capitoli che verticalmente affrontavano cose che volevo dire da sempre ma che non ero mai riuscito a dire. Quando ho iniziato a fare questo mestiere avevo 20 anni. A 20 anni non sai chi sei, cosa vuoi, cosa fai, dove andrai. Magari lo scopri nel momento in cui sei davanti alle telecamere e allora rimani schiacciato e diventi una vittima. Oppure vieni benedetto dal privilegio del coraggio e dai una spinta controvento. Per me questo documentario doveva essere poco sulla distruzione e molto sulla ricostruzione e sulla risalita. E poi mi interessava fare sì che esistesse una versione sola di me nel mondo, non Tiziano figlio, fratello, compagno, amico, cantante, fan. No, un unico Tiziano che comprendesse tutte queste cose. Ecco il senso di Ferro".

C'è chi è non ha problemi a farsi accompagnare nella propria quotidianità da una telecamera e chi invece sente il peso della ripresa, di un oggetto estraneo che ruba l'anima e toglie spontaneità. Per Tiziano Ferro abituarsi a essere filmato all'inizio è stato un po’ strano: "Sapevo che non avrei avuto il vantaggio di chi ha fatto questo mestiere perché le telecamere le conosco ma non le amo. Non essendo abituato a essere ripreso, a un certo punto ho lasciato che le cose andassero come dovevano andare. Dopo cinque o sei giorni che il regista mi seguiva, non ci ho più pensato. Per me l'imperativo numero uno è stato, una volta finito il doc, non andare a cercare le scene belle, le scene in cui non si vedevano le borse sotto gli occhi o ero vestito bene. Forse questa è stata la cosa più difficile, perché mi sono visto storto, scomodo, a disagio, spettinato, goffo. Diciamo che ho fatto un lavoro totalmente anti photoshop".

Il coming out e l'alcolismo: le due battaglie più dure della vita di Tiziano Ferro

Ferro comincia con la preghiera della serenità con cui termina una riunione degli alcolisti anonimi, a dimostrazione che il documentario entra subito nel vivo dei momenti drammatici attraversati da Tiziano, che adesso è il ritratto della serenità e che ci tiene a insistere non sulla caduta ma sull’atto del rialzarsi.
"Io amo la parola soluzione" - dice il cantante - "ed è stata la prima parola che ho utilizzato mentre pensavamo al documentario. Ho detto: ragazzi noi dobbiamo raccontare la soluzione, non il problema, perché nel mondo, anche per suscitare l'interesse generale, si parla spesso dei problemi: i problemi dei giovani, i problemi della depressione, della droga, dell'alcool, della dipendenza, dell'emarginazione. La soluzione magari è meno popolare ed esteticamente meno cinematografica, ma a me non importava".
Colpisce vedere Tiziano Ferro così pacificato. Eppure c’è stato un tempo in cui si è trovato ad attraversare una notte scura: il tempo immediatamente precedente al coming out: "Il coming out io l'ho fatto per salvare la mia vita. Non ho pensato alla difficoltà della cosa, ma a un senso di autoconservazione che mi ha fatto superare ogni esitazione, io avevo bisogno di stare bene. La cosa difficile è stata riconoscere di avere un problema.Il fatto di ammettere di voler essere chi sei in un mondo che ti spiega che non va bene è un'ammissione molto forte, ci vuole coraggio ad abbracciare l'unica versione possibile di te stesso che purtroppo è in controtendenza con ciò che vedi intorno a te. Superato questo scoglio, del resto non me ne fregava più nulla. Quando ho capito ciò che volevo, sono finite le incertezze. Da lì in poi è stato un processo organico. La cosa più dura è quando sei da solo con dei mostri".

Papa Francesco e l'apertura alle unioni omosessuali

Tiziano Ferro è felicemente sposato con Victor Allen dal mese di giugno del 2019. Nel documentario si vede la cerimonia e si capisce quanta serenità abbia portato l'unione al cantante e alla sua dolce metà. A questa intensa felicità si è aggiunta, di recente, un'altra gioia: sentire Papa Francesco dire che le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia: "Ho pianto un giorno e non lo nascondo. Sono cresciuto in una realtà di provincia nella quale il battesimo, la comunione e il catechismo erano momenti di gioia condivisa in una piccola chiesa che c’è ancora e nella quale mi hanno insegnato non solo a stare insieme a bambini che non avevano ciò che non avevo io ma anche la compassione, la carità, il senso universale dell’amore e a leggere dei passaggi della Bibbia e dei Vangeli che al momento non capivo ma che mi sembravano bellissimi. Per me la chiesa è stata sempre di grande ispirazione. Poi sono uscito fuori dalla realtà in cui vivevo e ho visto la complessità, il morbo, il bisogno di interpretare e di modificare la realtà, e ciò mi ha ferito molto, per cui sentire un papa che torna a parlare di compassione ed empatia a prescindere dagli schemi mi ha commosso. Io non voglio supporto, voglio rispetto, e mi addolora vedere quanta energia e sudore impegnano le persone nel far stare male gli altri".

Tiziano Ferro cittadino del mondo

Come già detto, Ferro ha diverse ambientazioni: Los Angeles e Latina, principalmente, la città dove Tiziano è nato e dove ancora resiste la panchina su cui ha scritto "Perdono": "Il cambio di scena nel documentario avviene geograficamente perché la mia vita inevitabilmente è sempre stata così: un puzzle di cose che per vederle tutte devi allargare la mappa. Io mi sento Clark Kent. A Los Angeles mi alzo la mattina, metto un paio di bermuda, corro, faccio le mie cose, faccio la spesa. Poi mi dedico ai gruppi di recupero. A un certo punto arriva il momento di andare in Italia per fare delle cose di lavoro, quindi abbandono la mise sportiva, metto gli occhiali, il cappello, e la vita diventa casa-studio di registrazione-studio televisivo, no non si esce è troppo incasinato, ci sono cinque paparazzi fuori casa allora si resta dentro. E’ una separazione drammaticamente completa che riflette una delle cose che mi hanno tormentato di più nella vita. Un tempo mi addolorava l'idea di non poter avere tutto in un posto, oggi invece questa idea è un privilegio. Dividermi fra Latina, Los Angeles, e Milano mi ha dato una visione della vita, del mondo e della gente un po’ più ampia rispetto a quella che avrei avuto rimanendo chiuso in un posto solo".

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