Interviste Cinema

Femmine contro maschi - parlano Fausto Brizzi e il suo cast

Per la presentazione seconda parte del dittico sulla guerra dei sessi in salsa nostrana firmato da Fausto Brizzi, Femmine contro maschi, in conferenza stampa si dispone uno schieramento al gran completo: regista al centro, circondato dal cast di protagonisti, produttori all’ala, sceneggiatori, compositori e direttore della fotografia i...

Femmine contro maschi - parlano Fausto Brizzi e il suo cast

Femmine contro maschi - parlano Fausto Brizzi e il suo cast

Per la presentazione seconda parte del dittico sulla guerra dei sessi in salsa nostrana firmato da Fausto Brizzi, Femmine contro maschi, in conferenza stampa si dispone uno schieramento al gran completo: regista al centro, circondato dal cast di protagonisti, produttori all’ala, sceneggiatori, compositori e direttore della fotografia in platea.
Come spesso avviene in queste circostanze, e come appare essere di gran moda, la sensazione è quella di una chiara volontà di ostentazione di un’atmosfera da “grande famiglia allargata”, di raccontare “quanto ci vogliamo bene” e “quanto ci siamo divertiti”.
Buona parte del dialogo tra i giornalisti presenti e i tanti venuti a presentare un lavoro si è trasformato quindi in una sorta di prolungamento live delle vicende cui si è assistito sul grande schermo: scambio di battute (spesso autoreferenziali), spicciola aneddotica da set e via di questo passo. Segno forse dei tempi che cambiano, di un’era dove lo spettacolo non si deve interrompere mai, a nessun costo.

I toni, di conseguenza, non sono mai stati del tutto seri, fin dall’esordio di Brizzi, che ha raccontato dell’esperienza - insolita per l’Italia - di girare due film back to back. “L’unica cosa complicata è stato l’incrociare le agende dei vari attori per averli tutti sul set,” ha detto il regista. “Io mi sono molto divertito, e questo film l’ho finito prima rispetto all’altro. In questa parte del dittico mi sono divertito a mettere in luce i difetti delle femmine: e spero che il divertimento traspaia. E se qualcuno vuole, posso dare il numero di telefono delle attrici. Comunque sono affezionato ad entrambi i film, riesco pochissimo a differenziarli, anche ma so che hanno due anime completamente differenti. Uno più comico, uno più commedia romantica.”
Brizzi sembra comunque aver incentrato il suo lavoro sull’evoluzione della commedia romantica in Italia. Ma qual è il suo punto di arrivo? “L’obiettivo è arrivare a fare i cartoon, a liberarmi degli attori se non usandoli come doppiatori. No, seriamente: voglio continuare a fare i film che mi piacciono, avere una lunga carriera e divertirmi. Non voglio fare film tristi, da spettatore non mi piacciono.”

In questo film però, osserva qualcuno, i maschi paiono eterni Peter Pan, mentre le donne “hanno le palle”. “Dal doppio film gli uomini escono un po’ sconfitti, sì,” ammette Brizzi. “Ma in sceneggiatura ho cercato disperatamente di far uscire bene i maschi: ma c’era Pulsatilla, che non faceva altro che mettere subito in luce i nostri difetti.”
“Credo che le donne di questo film siano più reali e profonde di quelle che conosciamo attraverso le prime pagine dei giornali,” sostiene Claudio Bisio, mente per Salvatore Ficarra “L’obiettivo delle donne è cambiare gli uomini.” “Mia moglie, nel film, si sarà innamorata dei miei difetti,” dice Emilio Solfrizzi, cui fa eco la signora in questione, Luciana Littizzetto: “Ma sì, ci innamoriamo dei difetti. Poi però quegli stessi difetti ci irritano. E così non si sta mai bene. Gli uomini in fondo sono più sani: se ne fregano, non vogliono cambiarci, fanno la loro vita. Però non mi piace la definizione ‘donna con le palle’, così come non mi piacciono quelle donne che per vivere assumono angolazioni strane. Non vorrei riformattare le donne così come il mio personaggio nel film ‘riformatta’ il marito. E non ho mai avuto l’invidia del pene: casomai, ogni tanto, un po’ di nostalgia.”

Di qui all’irruzione nelle tematiche delle domande delle vicende di attualità politica e giudiziaria il passo è stato abbastanza breve. “Il nostro mestiere è quello di saltimbanchi,” ha proseguito l’attrice torinese. “Bisogna far ridere, è quello il nostro compito. Io risponderò alla Santanché, ma non per una contrapposizione politica: perché è il mio mestiere. Poi, certo, se la realtà è già estrema e ribaltata, noi comici a volte dobbiamo fare un doppio salto mortale: e il rischio di esagerare, di scadere nel volgare c’è sempre.”
A chiudere la parentesi ci pensa il regista, con un commento in stile doroteo: “Spesso nei miei film parlo di sentimenti e coppie e meno di sociale e politica. Ma è perché mi piace di più , e perché parlare di quegli altri temi è più difficile.”

Francesca Inaudi ha ironizzato (?) sul lavoro in coppia con Salvo Ficarra (“è stato un incubo”), Serena Autieri invece sostiene che Valentino Picone “è stato dolcissimo”. Per rispondere, i due comici siciliani parlano delle rispettive scene di bacio con le due attrici: “io ho dovuto fare la scena circa 25 volte, non mi veniva” dice Ficarra. “Per me invece è stata buona la prima: ci ho pensato solo dopo,” gli fa eco Picone.

Quasi commossa, invece, Wilma De Angelis, qui alla sua prima apparizione sul grande schermo: ““Mi sembrava di sognare, è stata un’opportunità meravigliosa. Fausto ha pensato a me, mi hanno contattato via mail, poi ho accettato con la mia consueta incoscienza. La prima volta che ci siamo incontrati ero convinta di essere su Scherzi a parte! È stata un’esperienza nuova ed elettrizzante. Ieri sera, vedendo il film per la prima volta, ho pianto. Mi sono molto identificata nel personaggio. Se questi uomini e queste donne sono molto diversi rispetto a quelli di quando ero giovane io? Non così tanto. Certo, la condizione femminile è cambiata: allora le ragazze cercavano marito e poi si rassegnavano. Ma ieri come oggi, gli uomini sono più ingenui di noi.”

Non siamo certi che questa sincera osservazione sia esattamente un complimento per il film di Brizzi, ma nel frattempo parla di tempo e di anni trascorsi anche Nancy Brilli, definita “attrice feticcio di Brizzi”: “Ah, mi piacerebbe tanto esserlo. È una definizione che suona così bene. Certo che questa rinascita del cinema italiano e della commedia, doveva avvenire proprio oggi? Non poteva avvenire dieci anni fa, quando era più giovane? Oggi, a quasi 47 anni, vado incontro al razzismo generazionale dei produttori!.”

Infine, da navigato press agent, chiude l’incontro Enrico Lucherini, chiedendo a Brizzi se ritiene vincente l’idea di girare il suo prossimo film (intitolato Sex 3D, ndR) in 3D, nonostante gli incassi di film girati in stereoscopia siano in calo: “Ma il 3D tra poco diventerà lo standard!” risponde il regista. “Il 3D non è una pasticca migliorativa della qualità di un film, ma è il futuro, rende l’immagine più bella e completa, e non c’è bisogno di farne un uso invasivo. Quello che conta e conterà sempre, è la sceneggiatura.”
Speriamo Brizzi se lo ricordi bene.

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