Interviste Cinema

Favolacce secondo Elio Germano e i fratelli D'Innocenzo, in arrivo la migliore conferma del cinema italiano di quest'anno

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Incontro con regista e protagonisti dello splendido film che è in arrivo in streaming dopo aver conquistato alla scorsa Berlinale 2020.

Favolacce secondo Elio Germano e i fratelli D'Innocenzo, in arrivo la migliore conferma del cinema italiano di quest'anno

C’era una volta, nel mondo di prima della pandemia, il Festival di Berlino 2020, neanche troppe settimane fa, in cui Favolacce, un film italiano dei fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo, ha conquistato tutti, vincendo l’orso d’argento per la miglior sceneggiatura. Sembra una vita fa, e purtroppo uno dei migliori film italiani di quest’anno, uno dei più sorprendenti, per maturità, nonostante la giovane età degli autori, e allo stesso tempo per originalità, deve purtroppo prendere atto di questa maledetta epidemia di coronavirus, saltando l’uscita in sala e arrivando dall’11 maggio nelle piattaforme di streaming SKY PRIMAFILA Premiere, TIMVISION, CHILI, GOOGLE PLAY, INFINITY, CG Digital e  RAKUTEN TV.

Non la vediamo come un ripiego”, dichiarano Fabio e Damiano D’Innocenzo, ormai abituati a parlare come un’unica voce, durante un incontro con alcuni giornalisti in video conferenza, “questa uscita in streaming è una ideale ripartenza di tutti quelli che lavorano nel cinema. Noi siamo privilegiati, ma molti che lavorano hanno bisogno di ripartire immediatamente o non ci sarà più niente nei prossimi mesi. Certo, al cinema è un’altra cosa, come vedere la Roma allo stadio. Siamo felici, la vediamo come una liberazione questa uscita. La pandemia non inciderà sul nostro prossimo film, per noi la base della drammaturgia e del cinema è l’archetipo, il simbolo, sarebbe limitante scrivere tutti film sull’epidemia, appoggiarci alla cronaca. Favolacce parla di cose di cui si parla da sempre, la cronaca ma anche la storia vengono archiviate, il simbolo resta. I bambini sono fra i tanti che non hanno voce, come i senzatetto, gli anziani o chi sta nelle carceri. L’unica cosa che non è cambiata con la pandemia è che parlano sempre gli stessi, prima durante e dopo, purtroppo. Parlano, si smentiscono, pregano.”

Un cast corale, quello del duro film dei fratelli D’Innocenzo, quasi tutti in scena per gli stessi minuti, con Elio Germano e Barbara Chichiarelli giovani genitori di due figli impeccabili, bravissimi a scuola, e tremendamente passivi, tanto da sembrare domati. “Gli attori non li scegliamo, sarebbe presuntuoso dirlo”, secondo i D’Innocenzo, “abbracciamo persone che sentiamo possano seguire un filo del racconto. Hanno in comune il non nascondersi, mostrarsi e digrignare i denti. Degli attori che hai te ne accorgi nelle pause, intravedi la persona e te ne innamori per le piccole cose.”

Secondo Elio Germano, lavorare con loro è “un’opportunità spero possano avere tanti colleghi, seguono la loro sincerità sugli attori, al di la del nome, con una modalità di lavoro appagante, non inseguendo performance, ma cercando l’immersione nel racconto, con una modalità di solito usata con i bambini, che qui erano colleghi con una professionalità per quanto mi riguarda quasi spaventosa. Non riproduci, ma lo vivi. Parlare di colpa serve a volerci assolvere, operazione che non credo vada fatta. Era una persona normale? Nessuno si interroga sul senso di quello che sta facendo, non lo fanno i genitori. Questo mi sembra il virus che ci ha contagiato in questa fase".

Un film scritto dai D’Innocenzo quando avevano 19 anni, “scrivendolo non sapevamo come l’avremmo girato, all’epoca abbiamo scritto quattro o cinque film e ci sembrava finita lì”, per poi riprenderlo in mano senza praticamente modifiche di sceneggiatura, dirigendolo non senza un forte investimento emotivo. La storia di una periferia tutta uguale che sembra la suburbia americana, popolata da genitori ossessionati dall’ascesa sociale e figli quasi lobotomizzati da genitori ignoranti e incapaci di costruire un clima che non sia di tensione, di paura. Come aggiunge la Chichiarelli, “non hanno paura di essere loro stessi, sono due poeti, e mai come in questo momento me abbiamo bisogno.

Affrontare i propri demoni è doloroso ma necessario”, aggiungono i registi, “girando dovevamo sincerarci che venisse tutto bene ma anche che non fossimo in lacrime. Per noi è straziante, ha tanti livelli di lettura, ha scavato dentro di noi, ma sono pericoli che è giusto affrontare. Se ne La terra dell’abbastanza lo spettatore poteva evadere, dirsi che non aveva mai visto quella periferia, in Favolacce non volevamo assolvere nessuno, costruendo un paesaggio non localizzabile. A livello di elementi ci piaceva questa simmetria degli sbagli, case ordinate in cui chiudi la porta e ti porti tutto dentro, che sembrasse lindo e inoffensivo per gli altri, igienico. Era un bel covo da frequentare e dove stipare tante malsanità. Io penso di essere uno o tutti quei personaggi, non giudichiamo nessuno, sarebbe stato immorale. O prendi tutto il pacchetto o non entri nella storia, ammettendo di essere quegli sbagli e quella merda insieme alla poesia. O la ami tutta o la odierai in maniera piuttosto forte.” 

Fra i riferimenti che hanno avuto in mente scrivendo, e ora dirigendo il film, Fabio e Damiano D’Innocenzo citano un nome forse inatteso, “sicuramente Charles M. Schultz, il creatore di Charlie Brown, e la sua poetica che unisce semplicità a una profondità incredibile. È la mia bibbia, lì trovo tutte le risposte. Poi c’è tanta letteratura americana, di cui eravamo grandi consumatori trovando una semplicità che negli italiani non trovavamo. E Gianni Rodari. La paura divide come il diavolo, è il sentimento che divide di più, fare un film con settanta persone ti porta a renderla collettiva e a dividere quell’emozione. Al cinema puoi lavorare con gli attori, senza i quali non faremmo niente, è un arricchimento rispetto alle altre arti individuali. Siamo cresciuti, non mi ritengo risolto se mi espongo emotivamente, la paura c’è, ma non la vedo come qualcosa da cui scappare. La paura ha un ritmo che nessun altro sentimento possiede".

Non resta che aspettare la serie noir che sanno scrivendo, “la stiamo affrontando con molto rispetto e molta paura,” ma soprattutto non perdere Favolacce, dall’11 maggio in streaming.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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