Interviste Cinema

Fabrice Luchini, irrefrenabile talento innamorato della letteratura

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L’attore francese ha parlato a Bologna dei suoi ultimi film e del premio al Biografilm Festival.

Fabrice Luchini, irrefrenabile talento innamorato della letteratura

Quando Fabrice Luchini è in città, potete star sicuri che ruberà la scena con i suoi interventi che diventano monologhi, fra il cabaret e la comicità surreale. L’attore francese, sempre fiero delle sue origini italiane, è protagonista assoluto in questi ultimi giorni del Biografilm Festival 2019, che gli ha consegnato il Celebration of Lives Award 2019. Occasione di omaggiarlo con la presentazione dei suoi ultimi due film: Il mistero di Henri Pick, diretto da Rémi Bezançon, in autunno in Italia per I Wonder; e Alice et le maire di Nicolas Pariser, premiato dal pubblico alla Quinzaine di Cannes, per Movies Inspired in sala la prossima stagione.

Non è mancato un siparietto di Luchini commentando il premio, insieme al direttore Andrea Romeo, una sorta di mattone d’alluminio, da lui definito “esteticamente apparentemente così e così, lascia disorientati, ma poi col tempo lo si impara ad amare. Mi piace”. Così come gli è molto piaciuto lavorare per due film e due registi molto diversi: Rémi Bezançon, presente con lui all’incontro a Bologna con la stampa, “dalla riprese colorate e fluide, che creano una sua personale atmosfera, in giro per la Bretagna”; e Nicolas Pariser, “più austero, allievo di Rohmer, rigoroso e dalle inquadrature fisse”. Il mistero Henri Pick “è un film ludico, con Rémi che crea un clima particolare sul set, tale da far dimenticare che si sta lavorando, un’esperienza piacevole, in viva relazione con il paesaggio della Bretagna, con un gioco appassionante d’indagine fra il mio personaggio e quello interpretato da Camille Cottin.”

Sollecitato sulle somiglianze su due film molto diversi, ma che raccontano la rinascita di un uomo attraverso i libri, Luchini ha scherzato sulla “capacità di giornalisti intelligenti di trovare dinamiche comuni fra due film che a me sembravano molto diversi, ma è vero. Il mistero di Henri Pick rappresenta un’idea della letteratura lontana dal commercio e dal marketing, che ti fa credere sia possibile che un pizzaiolo di provincia possa aver scritto un gran romanzo. Abbiamo cercato di rendere credibile la storia, delineando il mio personaggio come innamorato così tanto della letteratura da non volere dei prodotti fasulli o di basso livello, venduti al di là delle qualità letterarie. Sono un po’ come Benigni, quando faceva i suoi monologhi sull’amore per la letteratura, lavoro molto a teatro, oltre a fare cinema”.

Il teatro è sicuramente un amore ancora vivo per l’attore, come si può facilmente notare scorrendo il cartellone della stagione parigina, dove è presente spesso e in vari eventi diversi. Come una sua lettura al Louvre di critiche d’arte su quadri diventati capolavori, scritte da artisti della penna come Baudelaire o Proust. Ne parla Bezançon, che ha participato a quella serata con ammirazione, e non risparmia complimenti per il suo attore. “È il nostro attore più letterario, protagonista di spettacoli in cui interpreta testi favolosi, come non pensare a lui per il ruolo di un critico letterario rigoroso alle prese con la scoperta di un romanzo mai pubblicato di grande qualità, apparentemente scritto da un pizzaiolo. Per la prima volta ho scritto un personaggio pensando a qualcuno. Non c’è altro attore, poi, che possa improvvisare una scena imitando Marguerite Duras. Il film è una lettera d’amore per la letteratura, anche se si legge meno, ultimamente. Il complimento maggiore, per me, sarebbe uscire dal mio film con la voglia di leggere”.

Entrambi si sono detti irritati da una critica frettolosa e in preda al gioco del 'mi piace' o 'non mi piace', quando il suo ruolo dovrebbe essere quello di impararci a comprendere un’opera, “un profilo di critico che non esiste più”, ha sentenziato in uno dei rarissimi momenti di brevitas Luchini. Il quale, parlando della biografia di una persona che abbia rappresentato molto nella sua carriera, ha citato Louis Jouvet, grande uomo di teatro e di cinema, specie nei film di Clouzot e Duvivier. Non ha mancato di lanciare qualche stoccato al nostro “meraviglioso paese, il cui le donne sono splendide e gli uomini eleganti e non sembra siate governati da Salvini, di cui so che è molto amico di Marine Le Pen”.

Un istrione, come suo consueto, capace però anche di interpretazioni trattenute come quella, notevole, del sindaco di Lione senza più idee, in Alice et le maire, o quella più vivace e testarda del critico letterario televisivo in disgrazia, privata e lavorativa, che indaga per la Bretagna come fosse Miss Marple, ne Il mistero Henri Pick. Entrambi i film li vedremo anche in Italia, e presto torneremo a parlarne più nel dettaglio.

foto Roberto Baglivo/Biografilm Festival



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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