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Eva Longoria: la mia commedia nel dopo Time's Up e le mie battaglie

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L'attrice e regista è l'ospite d'onore della prima giornata del Filming Italy Sardegna Festival.

Eva Longoria: la mia commedia nel dopo Time's Up e le mie battaglie

E’ minuta e ha gli occhioni da gatta Eva Longoria, e l'aria intelligente e la consapevolezza che non si può attraversare questo mondo solamente da Miss Corpus Christi o da testimonial di prestigiose campagne pubblicitarie. No, per la Gabrielle Solis di Desperate Housewives dare un senso alla propria vita nel nostro presente significa aiutare le minoranze, lottare a favore della diversità e contro l'intolleranza e imparare ogni giorno qualcosa, per esempio la regia cinematografica. L'attrice americana di origini messicane che poco più di un mese fa sfilava sulla Montée des Marches di Cannes, si accinge, come molti sapranno, a dirigere il suo primo film. Ce ne parla fra le palme e i pini del paradisiaco Forte Village, luogo deputato del Filming Italy Sardegna Festival, arrivato alla sua seconda edizione. Prima di prepararsi per la soirée inaugurale, durante la quale riceverà il Filming Italy Alitalia Award, ci racconta: "Ho diretto una commedia intitolata 24-7, interpretata da Kerry Washington e che comincerò a girare il prossimo gennaio per Universal Studios. Ha tre protagoniste ed è ambientata nel mondo del lavoro in un universo post Time's Up. Parla di una divertente competizione fa i sessi, esplora il mondo femminile e ci mostra che per noi donne le cose non sono cambiate più di tanto nonostante le proteste".

A Eva Longoria stare dietro alla macchina da presa piace quasi più che recitare, ed erano anni che desiderava mettersi all'opera: "Quand’ero un'attrice" - spiega - "mi rendevo conto che non riuscivo a raggiungere il mio pieno potenziale. Mi recavo sul set, dicevo le mie battute e me ne andavo, e mi sentivo un po’ insoddisfatta. Volevo il controllo di tutto il processo cinematografico, così ho cominciato a dirigere episodi delle serie tv di cui ero produttrice e ho realizzato di essere molto brava, e allora ho continuato e ho ampliato le mie prospettive". Poi Eva ritorna sulle donne e, infervorandosi, si rallegra per i risultati di #MeToo: "Stiamo procedendo bene, ma c'è ancora molto da fare, perché abbiamo sopportato secoli di patriarcato. Prima che scoppiasse lo scandalo Harvey Wenstein la gente sapeva, ma non diceva nulla. Poi noi ci siamo ribellate e adesso è importante capire quanto molestie e discriminazioni investano anche gli altri campi professionali. Noi di Time's Up abbiamo trasformato il dolore in potere e abbiamo dato l'avvio a una conversazione globale".

L'impegno di Eva Longoria e delle sue compagne di battaglia riguarda anche il campo del giornalismo cinematografico: "Abbiamo fatto in modo che le critiche e le recensioni avessero anche voci femminili. I critici sono in prevalenza uomini e, quando c'è una regista donna, spesso sono implacabili nei loro giudizi. Non capisco - dicono, senza accorgersi che guardano un film da un punto di vista maschile. Nella critica c'è bisogno anche del nostro punto di vista. Credo sia fondamentale anche che una donna abbia la possibilità di criticare il film di un uomo".

Per spiegarci meglio quanto ancora ci sia da adoperarsi in nome di una parità fra i sessi nel mondo dell'intrattenimento, l'attrice ci narra di una regista, di cui non fa il nome, che sperava di essere scelta per dirigere un film Marvel affidato a un attore di grosso calibro: "Non puoi farlo tu, le hanno detto, perché il protagonista è un uomo. Non l'ha presa bene, e anche se ha risposto: ho l'abitudine di dirigere da tempo sia donne che uomini, non c'è stato nulla da fare. Meno male che esiste Patty Jenkins, che è riuscita a dimostrare che le donne possono benissimo fare film di supereroi". A proposito di supereroi, quello di Eva Longoria si chiama Barack Obama: "Obama è stato l'incontro professionale più importante della mia vita. Nel 2012 ho organizzato la sua campagna elettorale presidenziale. Mi manca tantissimo, è un uomo generoso, empatico, gentile, insieme ci siamo battuti per i diritti dei latinoamericani. Barack mi ha cambiato la vita, ho nostalgia della sua eleganza e raffinatezza".

Da sostenitrice del vecchio presidente degli States, Eva non può non biasimare Donald Trump per la sua politica e per quel muro al confine con il Messico che giudica una barbarie: "Purtroppo non possiamo fare nulla. Io, nel mio piccolo, provo a far capire ai miei connazionali cosa stia accadendo al di là del confine e in che condizioni si trovino coloro che vogliono attraversarlo. E’ difficile vivere in un presente dominato dal razzismo e dai pregiudizi. Non posso pensare a ciò che sta accadendo in Francia, Sudan, perfino in Italia. Una delle regole della democrazia è che devi convivere con le scelte degli altri anche quando non sei d'accordo. E noi che non siamo d'accordo dobbiamo fare il possibile perché il governo rappresenti il popolo. Abbiamo le elezioni in arrivo e dobbiamo adoperarci perché i nostri candidati rappresentino il più possibile le donne, le minoranze, i gay. Ognuno merita di essere rappresentato dal governo".

Nonostante sia impegnatissima con suo figlio e con la Eva Longoria Foundation, che promuove il diritto all'istruzione e all'ingresso nel mondo del lavoro delle donne latinoamericane, la Longoria trova sempre il tempo per vedere film e serie tv. Fra queste ultime, le sue predilette sono V, Succession e The Handmaid's Tale. Anche Desperate Housewives le piaceva molto, e le manca ancora tantissimo: "Sono dieci anni di vita, è stata l'esperienza più lunga della mia carriera, è stato divertente essere Gabrielle Solis, che non mi somiglia affatto… e poi che soddisfazione avere successo, anche all'estero, con una serie con quattro protagoniste femminili. Ho nostalgia della sorellanza che si era creata fra noi attrici e del fatto di interpretare tutti i giorni lo stesso personaggio e farlo crescere".

L'incontro con Eva Longoria, che vedremo dal 26 settembre in Dora e la città perdutaprosegue con una risposta a una domanda di un giornalista locale, che le chiede se girerebbe mai un film in Sardegna: "Se dovessi fare un film in Italia, dovrebbe esserci del vino. E l'amore, qualcosa di bello, insomma, perché siete un paese meraviglioso e i media dovrebbero mostrarlo a tutti. Il cinema fa spesso un ritratto negativo del Messico, ed è un peccato, è controproducente. Ogni volta che si riesce a mostrare la bellezza di un popolo e la sua autenticità, allora si è fatto un buon film". E un film sugli uomini lo realizzerebbe la moretta dalle ciglia lunghe? Probabilmente no, anche se non ha nulla contro l'altro sesso: "Noi donne abbiamo bisogno degli uomini per cambiare. Non possiamo fare un passo avanti se gli uomini non fanno un passo avanti con noi. Però, siccome abbiamo appena cominciato a scoprire la nostra liberazione, adesso non abbiamo tempo per capire cosa debbano fare gli uomini".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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