Interviste Cinema

Enzo d'Alò presenta il suo Pinocchio

Il nuovo film d'animazione tratto dal classico di Collodi arriva nelle nostre sale giovedì prossimo 21 febbraio

Enzo d'Alò presenta il suo Pinocchio

Arriva nelle nostre sale il 21 febbraio un progetto su cui il regista d'animazione Enzo d'Alò lavora sin dalla fine degli anni Novanta. L'occasione per ricordarlo è la conferenza stampa di presentazione di Pinocchio, alla quale partecipa accompagnato dai doppiatori Paolo Ruffini, Maurizio Micheli, Maricla Affatato, nonché da Marco Alemanno, in rappresentanza del compianto Lucio Dalla, autore delle canzoni.

Affrontare “il terzo libro più letto al mondo dopo la Bibbia e il Corano” era un'impresa, ancor di più se si considera che da quello stesso libro Walt Disney aveva ricavato l'omonima pietra miliare del 1940. D'Alò si è imposto di rispettare i contenuti dell'opera collodiana lavorando sulla forma, a partire dalle immagini. Il production design è stato curato dal grafico e pittore Lorenzo Mattotti, che aveva già illustrato un'edizione del romanzo. L'artista bresciano in pre-produzione ha impostato il look dei personaggi principali e ha dipinto immagini di riferimento per ogni sequenza. Il resto del lavoro è toccato a una squadra internazionale, che ha riprodotto in digitale il segno fortemente pittorico di Mattotti, badando anche a garantire un equilibrio tra i protagonisti e i fondali così cromaticamente decisi.

La forma carismatica di un cartoon non può prescindere dalla musica, in questo caso testamento artistico di Lucio Dalla. Il suo compagno Marco Alemanno ricorda che Lucio disse: “Sono molto bugiardo, ho conosciuto solo uno più bugiardo di me: Federico Fellini.” Visto che lo stesso Fellini sognava un adattamento di Pinocchio, Dalla ha colto al volo da d'Alò l'occasione di tornare a lavorare per il cinema. Il regista e Alemanno delineano il percorso seguito con il cantautore bolognese: la suggestione rossiniana dell'incipit (“C'era una volta un re”, da “La Cenerentola”), gli echi di Nino Rota e della coppia Brecht-Weill. L'inserimento di un coro di voci bianche nella canzone finale è stato voluto da Marco, che ha accettato di finire di registrare il brano iniziato da Lucio a patto che i bambini gli rendessero l'addìo meno triste.

Enzo d'Alò considera Pinocchio un film molto personale: “Penso che in tutti i miei film ci sia un fil rouge che mi racconta. Cerco di emozionare innanzitutto me stesso, perché se non mi emoziono io non si emozionerà nemmeno il pubblico.” In particolar modo il rapporto tra il burattino e il falegname porta un elemento autobiografico: “Ho raccontato le mie esperienze di figlio.” Un legame genitoriale che ha legato anche Mino Caprio e suo figlio Gabriele, voci di Geppetto e Pinocchio, e Maurizio Micheli (il Gatto) a suo figlio Guido, direttore del doppiaggio.

Non c'era da reinventare molto nel copione firmato da lui e Umberto Marino, si trattava essenzialmente di recuperare cose dimenticate da molti adattamenti, come il cane Alidoro o il Pescatore Verde (doppiato proprio da Dalla). Ciò non significa che non siano state necessarie modifiche dettate dalla sensibilità dell'autore verso il pubblico infantile. L'impiccagione di Pinocchio è in campo lungo, mentre il Paese dei Balocchi è più un viaggio psichedelico allucinatorio che un parco di divertimenti: “I tempi sono cambiati, l'alfabetizzazione è meno prioritaria oggi di quanto lo fosse all'epoca di Collodi, non si possono penalizzare i bambini per andare in un parco di divertimenti, non sarebbe giusto.”

Come vede il suo futuro Enzo d'Alò, in un mercato internazionale che tende a negare nei lunghi animati il disegno a mano in favore di CGI e 3D? “Ogni storia viene interpretata a suo modo a seconda della sensibilità di chi se ne occupa, non escludo nemmeno di fare in futuro opere digitali. Sono cresciuto con Walt Disney, ma forse mi sento drammaturgicamente più vicino ai Giapponesi.” Paolo Ruffini sottolinea ai presenti quanto lo stesso look colorato del regista sia una garanzia della sua competenza in materia di cartoni. Stempera l'aura negativa del suo Lucignolo: “Alla fine non è così cattivo, è credulone come l'Italiano medio.” Lui e gli altri attori lodano l'esperienza “umana e di bottega” che d'Alò è riuscito a mantenere in una lavorazione durata quattro anni. I risultati di questa dedizione a metà strada tra l'artigianale e l'industriale “umano” stanno per arrivare nei cinema dei quattro paesi coproduttori: Italia (200 copie a cura della Lucky Red), Francia, Lussemburgo e Belgio, introdotti nell'ambiente da un'inaspettata copertura da parte della rivista americana specializzata "Animation Magazine".

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