Interviste Cinema

Ellen Page e Diablo Cody: interviste integrali alle anime di Juno

Vi proponiamo le interviste integrali che abbiamo realizzato con le due regine indiscusse della stagione, Ellen Page e la stessa Diablo Cody, in occasione della scorsa Festa del cinema di Roma.

Ellen Page e Diablo Cody: interviste integrali alle anime di Juno

Ellen Page e Diablo Cody: le interviste integrali alle due anime di Juno
interviste di Federico Gironi

Parla Ellen Page:

FG: Mi piacerebbe innanzitutto sapere che rapporto lei ha avuto con Juno. Dalla prima volta in cui ha letto il copione, come le è cresciuto dentro il personaggio? Come ha deciso di rappresentarlo nel film?

EP: Ero assolutamente entusiasta, era uno dei copioni più belli che avessi mai letto. Ammiravo molto il personaggio di Juno, perché la trovavo estremamente sincera e onesta, mi sono legata a lei per il suo cuore.

FG: Credo che ritrarre un personaggio così poteva essere un po' complicato, per via di tutti i differenti aspetti della sensibilità di Juno che doveva rappresentare. Doveva essere a volte forte, a volte aggressiva, ma anche mostrare della fragilità. Come ha lavorato per conciliare tutto ciò?

EP: Credo che gli esseri umani abbiano più dimensioni. Lei è solo un personaggio estremamente ben scritto e onesto. Si è trattato di gestire i sentimenti che provo come essere umano e rapportarli a lei, trovarli in te stessa e tirarli fuori.

FG: E cosa ha trovato in se stessa di questo personaggio? Qual è stato l'elemento più personale che ha messo nel personaggio?

EP: Penso che tutti i personaggi che interpreto, siano anticonformisti come Juno o estremamente conservatori, provino tutti le stesse cose. In ogni film si tratta di unire il proprio cuore al cuore di quella persona e lasciare che tutto accada da sè.

FG: Prima di Juno, ho avuto modo di vederla recitare anche in Hard Candy e The Tracey Fragments. Mi chiedevo se ci sia una linea comune in tutti questi ruoli... Come ha scelto questi film e come sceglierà i film in futuro?

EP: Scelgo un film quando leggendo il copione vedo che è entusiasmante e appassionante. Se mi fa battere il cuore, mi entusiasma. E vorrei continuare a sfidare me stessa, altrimenti mi annoierò.

FG: Discutevo anche con Diablo Cody di come Juno faccia parte di questa nuova tendenza comune al cinema indipendente americano. Penso a personaggi come Wes Anderson e Noah Baumbach, a film come Junebug o Napoleon Dynamite. Le piacciono questi film e li ha considerati interpretando il suo ruolo?

EP: Credo che si possa associare a quel genere, anche se di solito non penso a queste cose quando giro un film o lo scelgo. Credo che questo film sia estremamente onesto e che rifletta un lato più leggero dell'umanità, e questa cosa è molto importante per me, perché tutti gli altri film che ho fatto avevano questi elementi oscuri, provocatori. E' bello poter girare un film che abbia un elemento di umanità e ottimismo.

FG: Il film è molto divertente, ma affronta anche importanti interrogativi etici e morali. Non solo per la faccenda della gravidanza, ma anche per il modo in cui i vari personaggi si comportano tra loro, le relazioni umane di cui parlava. Qual era il legame che la interessava di più nel film, tra quelli che aveva il suo personaggio?

EP: Mi interessavano tutte le dinamiche, credo che molti elementi di questo film siano inaspettati, i personaggi sono ben definiti e onesti. Molto di ciò che succede, lo dice anche la gente, è inaspettato. Penso che la vita sia così, inattesa. Mi piacciono tutti gli elementi e tutte le relazioni che ci sono nel film.

Parla Diablo Cody:

F.G.: Mi piacerebbe innanzitutto conoscere l'origine di questo film, dell'idea, perché mi sembra un film estremamente personale per la gente che ci ha lavorato, ma anche un prodotto considerato adatto ad un grande pubblico. Come ha messo insieme i due livelli?

D.C.: E' un gioco d'equilibrismo! E' difficile scrivere qualcosa di personale che debba piacere anche a molta gente. Per me era la storia era davvero molto personale; non autobiografica, ma decisamente mi rivedo in molti dei rapporti del film. Credo che la comicità sia un elemento unificatore: se scrivi qualcosa che fa ridere la gente, non importa quanto sia minimalista, diventa qualcosa che la gente vuol vedere. Particolarmente in questi tempi bui, è una cosa che scalda il cuore.

F.G: E’ interessante che parli di rapporti…mentre molti – pur giustamente – parlano dei suoi dialoghi, della loro intelligenza e del loro umorismo, la cosa che mi ha colpito di più è il modo in cui lei definisce i rapporti tra i personaggi. E' una cosa che le è venuta relativamente facile o ci ha lavorato parecchio?

D.C.: Devo dire che il processo di scrittura in questo caso è stato molto spontaneo, era la mia prima sceneggiatura e non mi sono fatta troppi problemi. Non leggevo libri, non ero molto preoccupata dalle convenzioni o dalla tradizione, volevo solo raccontare la storia. Ogni rapporto nel film si basa su un rapporto che ho avuto, quindi per me è stato un processo emotivo molto libero.

F.G.: Come ha lavorato con Jason Reitman per portare il copione sul grande schermo? E' stata coinvolta nell'allestimento visivo del film?

D.C.: Sono stata fortunatissima! Spesso lo sceneggiatore non ha molta voce in capitolo sul look di un film, a volte non può nemmeno metter piede sul set! In questo caso Jason Reitman ha collaborato con me per tutto, è stato generoso e meraviglioso. In un certo senso l'ho considerato la mia anima gemella creativa, è stato una benedizione.

F.G.: Esiste oggi negli Stati Uniti quella che si può definire una new wave del cienma indipendente: indipendente, penso a personaggi come Wes Anderson o Noah Baumbach, film come Junebug o Napoleon Dynamite... mi è sembrato che ci fosse una certa influenza di questi film in Juno. E' così?

D.C.: Certo! Jason e io siamo dei grandi fan di Wes Anderson, quell'influenza forse si sente. Sono stata ispirata da Napoleon Dynamite da alcuni punti di vista, mi ricordo che ero seduta lì a vedere il film dicendomi: “Si può fare qualcosa di molto piccolo e strambo e piacere a tanta gente.” Penso che nessuno si aspettasse che avrebbe avuto un così grande successo, e invece è andato alla grande. Questo mi ha incoraggiato a scrivere Juno, a continuare su Juno, perché all'epoca lo stavo ancora scrivendo.

F.G.: Perché crede che stia accadendo ciò? Questo modo eccentrico di raccontare storie è diventato molto attraente per il grande pubblico. Perché crede stia accadendo solo adesso?

D.C.: La gente forse si è stancata delle convenzioni. Credo che molte delle tradizionali commedie romantiche siano un insulto. Non parlano di persone vere, con emozioni vere e veri problemi. Parlano di archetipi, mentre i piccoli film eccentrici stanno... esponendo più umanità. Spero che abbia senso quel che dico!

F.G.: Ha mai avuto paura che il suo film cadesse al contrario nei peggiori cliché dei film indipendenti americani?

D.C.: Me ne sono preoccupata, mi preoccupava che diventasse stilizzato, un po' troppo strambo, un po' più manierato. Allo stesso tempo però avevo fiducia nel progetto, perché ha un punto di vista femminile. Non credo che ci siano molte commedie strambe raccontate dal punto di vista femminile, sentivo che era una novità. Poi penso che sia una storia originale.

F.G.: Penso che uno degli elementi più interessanti del film sia il coraggio che avete mostrato tutti nella scelta del finale. Sarebbe stato molto più facile finire il film in un altro modo, in un modo più tradizionale, con Juno che teneva il bambino con sé. Ha mai pensato a questa soluzione?

D.C.: No, ho sempre saputo che Vanessa sarebbe stata la madre. Vanessa era un personaggio che sulle prime non mi piaceva, ma poi mentre scrivevo mi ci sono affezionata e volevo che il pubblico avesse la stessa reazione.

F.G.: Mi può dire qualcosa delle influenze musicali nel film, sono molto interessanti...

D.C.: E' interessante, perché molte vengono da Ellen Page. Si sentono diverse canzoni di un artista che si chiama Kimya Dawson, che è l'artista preferita di Ellen. Lei ha influenzato la colonna sonora, è una possibilità che gli attori non hanno spesso.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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