El ángel: intervista allo sceneggiatore del film su Carlitos Robledo Puch

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El ángel: intervista allo sceneggiatore del film su Carlitos Robledo Puch

E’ stato presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard e la buona notizia è che lo vedremo in Italia, dove sarà distribuito da Movies Inspired. Quando arriverà esattamente in sala El ángel​ (o The Angel), ancora non lo sappiamo, ma i fortunati che hanno partecipato alla ventottesima edizione del Noir in Festival, lo hanno visto al Teatro Sociale di Como, dove hanno seguito con interesse, curiosità, trepidazione e ammirazione per gli anni '70 (con la loro moda e la loro musica) le rocambolesche vicende di Carlitos Robledo Puch, diciassettenne dai riccioli biondi che somigliava a Marilyn Monroe e che venne ben presto soprannominato L'angelo della Morte. Accusato di più di quaranta furti e undici omicidi, è diventato protagonista, innanzitutto, di un libro di Rodolfo Palacios, che è anche autore della sceneggiatura del film insieme al regista Luis Ortega e a Sergio Olguín, che è anche giornalista, romanziere e poeta. Abbiamo incontrato quest'ultimo proprio al Noir.

El ángel​ è il suo primo copione cinematografico. Le è piaciuta questa nuova forma di scrittura?
"Scrivere romanzi - o racconti o poesie - e scrivere sceneggiature sono due lavori diversi. Io sono fondamentalmente un romanziere, in particolare uno scrittore di polizieschi. Quando un autore scrive romanzi, inventa una letteratura propria. Un libro è una cosa che appartiene esclusivamente a chi lo scrive, almeno all'inizio. Invece, quando si lavora a una sceneggiatura, il processo creativo è collettivo, anche se la visione prevalente finisce per essere quella del regista. Per me questa è stata un'esperienza eccezionale, era la prima volta che mi trovavo a lavorare insieme ad altri artisti. E’ stato un percorso che ha avuto qualcosa di magico, perché era una combinazione di diversi punti di vista, tanto che oggi non potremmo dire quale parte del copione appartenga a me o a Luis o a Rodolfo: è veramente una fusione di elementi personalissimi, di ossessioni".

Come vi siete avvicinati al poliziesco, alla crime-story?
Non volevamo fare un poliziesco classico, avevamo certo in mente tutta una serie di riferimenti, soprattutto alcuni film americani della fine degli anni '60 e degli anni '70, per esempio Easy Rider, Gangster Story, La rabbia giovane, però non volevamo copiare nessuno. Ci interessava di più esplorare l'attrazione che Carlitos sentiva nei confronti del mondo criminale, c'era perfino qualcosa di erotico in questa fascinazione, che poi lo portava a rubare e uccidere. Per noi era fondamentale non soltanto esplorare i delitti che il nostro protagonista commetteva, ma il rapporto personale che aveva stabilito, per esempio, con il suo primo complice, Ramon. Poi volevamo soffermarci sulla famiglia, quindi sul rapporto fra Carlitos e i suoi genitori, ma anche sulla relazione fra il ragazzo e la madre e il padre del suo amico, che appartenevano a un milieu completamente diverso. E diversi sono i sentimenti che questo ragazzo provava verso tutte queste persone e verso il mondo in generale.

Un altro personaggio del film è periodo in cui la vicenda si svolge, gli anni '70, momento storico decisamente cool…
Abbiamo avuto la fortuna di poter contare su un'ottima squadra, e avevamo a disposizione, per fortuna, un nutrito budget. E’ stato chiaro fin dall’inizio che El ángel​ sarebbe stato un film piuttosto costoso, ed era inevitabile, perché stavamo raccontando un periodo storico abbastanza lontano, e quindi avevamo bisogno, per esempio, di molte macchine d'epoca, e dovevamo trovare sobborghi di Buenos Aires che fossero ancora com'erano negli anni '70.

Anche la musica ha il suo peso nel film…
La musica era fondamentale, e per questo mi dispiace che fra i sottotitoli non ci siano le parole delle canzoni che sentiamo, perché in molti casi i brani scelti hanno un collegamento molto importante con la storia. Volevamo tanta musica, tanti brani degli anni '70. A questo proposito va ricordato che il padre di Luis, Palito Ortega, è stato il cantante più popolare degli anni '60 e '70 in Argentina, un vero e proprio idolo, e ci sono anche due sue canzoni: quella cantata da Ramon in televisione e quella che si sente nella scena, molto drammatica, in cui Carlitos brucia l'auto. Abbiamo anche avuto la fortuna di avere una scenografa e un costumista molto bravi, che hanno prestato grande attenzione ai dettagli. L'abbigliamento dell'epoca è stato riprodotto con grandissima attenzione. Per noi era fondamentalmente che lo spettatore, fin dal principio, si trovasse proiettato negli anni '70, anzi, più che proiettato, intrappolato.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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