Interviste Cinema

Edward Zwick e Daniel Craig presentano il film Defiance

Edward Zwick e Daniel Craig sono arrivati a Roma per presentare alla stampa Defiance-I giorni del coraggio, un film che racconta una storia straordinaria e sconosciuta di resistenza ebraica all’invasione nazista, in uscita nel nostro paese in oltre 200 copie il 23 gennaio, pochi giorni prima della giornata della Memoria.

Edward Zwick e Daniel Craig presentano il film Defiance

Edward Zwick e Daniel Craig presentano il film Defiance - I giorni del coraggio

Abbiamo incontrato Edward Zwick e Daniel Craig all’anteprima per la stampa di quello che è un vero e proprio atto d’amore nei confronti di una storia che doveva essere raccontata e che rischiava di restare sconosciuta ai più se il cinema, questo straordinario mezzo di comunicazione mondiale, non l’avesse ripresa e raccontata con la forza delle immagini. Il regista di Blood Diamond dice “Credo che il cinema abbia anche questa funzione. Oggi sempre meno ragazzi leggono libri di storia o cose complesse, e tra qualche anno i testimoni oculari di questi orrori scompariranno, e con loro rischia di scomparire anche la memoria di questi eventi. Ecco, io credo che il cinema possa evitarlo”.

La storia di Defiance è quella dei fratelli Bielski, nati e vissuti in Bielorussia, e scomparsi pochi anni fa a New York, dove erano andati a vivere poco dopo la fine della guerra. Dopo il rastrellamento del loro villaggio da parte dei nazisti e l’omicidio dei loro genitori, nel tentativo di salvarsi la vita i Bielski si rifugiano nella foresta. Lì trovano altri superstiti, e decidono – con qualche contrasto, che porterà il fratello Zus ad arruolarsi nell’Armata Rossa – di accoglierli e difenderli, armandosi e combattendo i nazisti e la polizia locale che collabora con gli invasori. Nasce così una delle più grandi brigate partigiane ebree, e soprattutto una comunità che sopravvive per tre anni, con una vita civile, nel folto della foresta, e che a fine conflitto darà la salvezza a oltre 1200 persone. “Ho letto un necrologio a New York 12 anni fa che raccontava la storia della morte di Zus Bielski e di suo fratello. Quello mi portò a un libro che una docente universitaria stava scrivendo su di loro, che a sua volta mi portò alle loro famiglie che mi presentarono altri sopravvissuti. E’ stata una vera Odissea, e certo era qualcosa che ero destinato a trovare”. Questo concetto di opera predestinata ci piace molto, perché è quello che ha spinto Zwick a cercare con molta tenacia – e trovare – i finanziamenti e il cast per il film in Europa, passando dalla Francia alla Germania, dall’Inghilterra alla Spagna e all’Italia. “E’ più un film europeo che mericano da questo punto di vista” dice Zwick, “e quando sono riuscito a mettere insieme questo cast, è stato più facile concludere il tutto”.

Nonostante Tuvia Bielski, il personaggio di Craig, sia rappresentato come un eroe suo malgrado, e un uomo con molti umanissimi difetti, il film lo dipinge anche con immagini molte romantiche, come quando parla agli abitanti della comunità in sella a un cavallo bianco. “E’ così che la gente lo vedeva, ma aveva veramente un cavallo bianco, ed era un uomo dalla forte personalità, molto fisico nell’espressione dei suoi sentimenti, come ce lo hanno raccontato i figli e i nipoti e tutti coloro che hanno vissuto questa straordinaria esperienza”. Del cast principale fanno parte un attore americano, Liev Schreiber e due inglesi, Jamie Bell e Daniel Craig, mentre il cast dei comprimari, tutti bravissimi, è formato in parte da membri del teatro lituano.

Daniel Craig, affascinante ed elegante in pullover nero, camicia bianca e cravatta, si concede gentile e rilassato alle domande dell’intervistatore. Per accettare questa parte Craig ha smesso lo smoking di 007 per indossare i pesanti cappotti e i rudi panni di un uomo del popolo, e ha accettato una cospicua riduzione del suo compenso abituale pur di interpretare questo film e lavorare con Edward Zwick che ammira da sempre. Nonostante abbia interpretato molti personaggi, sembra trovarsi particolarmente a suo agio con ruoli fisici, personaggi che agiscono e non pensano troppo, è vero? “E’ vero che ultimamente mi è capitato solo questo, dice ridendo, a un attore è così che succede, ma in questo caso la fisicità era un elemento essenziale per interpretare un personaggio realmente esistito che era veramente così”. Craig confessa che quando i discendenti dei Bielski sono arrivati sul set lui e Liev Schreiber erano parecchio in ansia e imbarazzati per le loro possibili reazioni, ma di essere stato rassicurato dalla loro risposta calorosa. Colpisce il forte legame che sembra essersi instaurato sul set del film, girato in condizioni anche climaticamente difficili nelle vere location della storia. E’ solo un’impressione o sul set gli attori sono riusciti a replicare il legame fraterno che univa i veri protagonisti della storia? “Assolutamente sì. E’ stato naturale, come lo è stato essere protettivo nei confronti del “fratellino” Jamie Bell, visto che eravamo tutti insieme in mezzo alla foresta e nessuno aveva trailer in cui rinchiudersi, per cui stavamo continuamente tutti sul set anche quando non eravamo coinvolti in una particolare scena, e si sono sviluppate delle belle amicizie”. E cosa gli è piaciuto in particolare di questa storia? “E’ una storia su come sia possibile per gli esseri umani sopravvivere nelle peggiori condizioni possibili, e non solo sopravvivere ma formare una vera e propria società, ed essere civili nel bel mezzo di questo inferno che li circondava, e questo oggi è altrettanto importante di quanto lo era allora”.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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