Edoardo De Angelis presenta Indivisibili e dice: Il terzo gemello sono io

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Edoardo De Angelis presenta Indivisibili e dice: Il terzo gemello sono io

Crescere è necessario, ma difficile. Conquistare la giusta libertà e indipendenza , poi, può diventare addirittura doloroso. Lo sa bene Edoardo De Angelis, che nel suo terzo lungometraggio, Indivisibili, parla di una separazione/lacerazione emotiva e anche fisica, visto che racconta la parabola verso l’autonomia di due gemelle siamesi, chiamate Viola e Dasy in omaggio a due personaggi di Freaks di Tod Browning interpretate dalle esordienti Marianna e Angela Fontana. Presentato al Festival di Venezia nella sezione Giornate degli Autori, il film è passato per il Festival di Toronto, dov’è molto piaciuto, come raccontano il regista e le due protagoniste in occasione della conferenza stampa che ha accompagnato la proiezione alla Casa del Cinema di Roma.

"La cosa che ci ha gratificato di più" - racconta De Angelis - è stata vedere come sia a Venezia che a Toronto che a Napoli le proiezioni abbiano suscitato le medesime emozioni. Radicare un racconto in una realtà specifica rischia di ottenere un effetto-ghettizzazione. A noi non è successo, forse perché i sentimenti che abbiamo narrato sono universali".

"E’ andata benissimo" - continua Marianna, che già a 19 anni parla come una persona grande senza però tradire quell’autoconsapevolezza di certi attori prodigio che sovente annulla ogni incanto infantile. "Il pubblico ha apprezzato il film, tutti ci venivano vicino per complimentarsi e per dirci quanto fossero emozionati. E’ stato magnifico".

A sua sorella Angela tocca invece il compito di condividere con i giornalisti l’emozione e la gioia di aver vissuto l’esperienza di Indivisibili, e di averla fatta con la persona a lei più cara al mondo: "Interpretare Dasy e Viola è stata un’emozione unica, noi siamo gemelle, essere siamesi è diverso, devi sempre fare qualcosa con l’altro, fa male, ma ti aiuta a maturare come persona, ti fa riflettere su cosa significhi accettarsi per quello che si è. Abbiamo un’affinità mentale molto forte e lavorare insieme sui personaggi di Viola e Dasy è stata una cosa particolare, perché ovviamente nella vita siamo indipendenti l’una dall’altra, ma ci completiamo. Noi viviamo il nostro essere gemelle come un dono, ci vogliamo bene. Oltre che gemelle, siamo migliori amiche".

Prima di cominciare a lavorare insieme alle gemelle Fontana, Edoardo De Angelis era un po’ titubante. Temendo che non riuscissero a imparare la recitazione cinematografica, il regista ha affiancato alle ragazze alcuni attori professionisti: non ce ne sarebbe stato bisogno. Infatti, Marianna e Angela si sono rivelate strepitose fin da subito: "Angela e Marianna hanno dimostrato già dal primo giorno un’enorme capacità apprendere le basi di questo mestiere. La bravura degli altri attori le ha solo stimolate un po’ di più. Lavorando per tre mesi ogni giorno vivendo legate, nuotando legate e andando in bagno legate, queste due ragazze hanno abbattuto soglie di intimità che non avevano mai oltrepassato. Recitavano unite da una protesi di silicone medico e si sottoponevano quotidianamente a cinque ore trucco, a cui seguivano le dieci ore canoniche di lavorazione, quindi sono state sottoposte a uno stress fisico importante: ecco, io credo che da questa fatica sia venuta fuori un’interpretazione molto naturale che andava in là delle indicazioni di messa in scena o della sceneggiatura. Marianna e Angela hanno vissuto come Dasy e Viola e hanno scritto diari segreti come Dasy e Viola, mi piaceva che riuscissero a vivere la trasformazione dei personaggi. Per questo il film è stato girato in sequenza".

Innamorato dei suoi due giovani personaggi femminili, tanto da sentirsi il terzo gemello del film, il regista li ha adorati per il loro essere al di fuori di ogni cliché e di ogni 'sogno di gloria': "Queste ragazze si conquistano la possibilità di affermare la propria identità, mi piace che fuggano dal reality perenne a cui la famiglia le costringe. In questo parlano a tante coetanee che cercano la ribalta, l’esposizione continua. Viola e Dasy si allontanano dai riflettori e si conquistano la propria individualità e una personalità forte. In questo sono magiche".

A proposito di magia, a emanare un fascino fatato, anche se oscuro, è il posto in cui Indivisibili è girato: Castel Volturno e il litorale Domizio. "Sono luoghi che hanno conosciuto la bellezza - spiega Edoardo De Angelis - e che adesso portano su di sé le cicatrici di una violenza perpetrata in passato nei loro confronti, però si tratta di una terra su cui c’è sempre una betoniera, in altre parole esiste una possibilità di ricostruzione. Non ho voluto trasformarla in uno scenario horror oppure da fiaba nera. Volevo un racconto reale, le implicazioni favolistiche derivano dalla realtà che raccontiamo e dal desiderio di superarla, non sono sicuro di aver sfruttato il filone fiabesco, però una certa magia permea il modo in cui noi del Sud Italia vediamo le cose, ed è un modo che ci permette di fuggire dalla desolazione della realtà. Più che di magia, per Indivisibili parlerei di intimità, perché qui siamo andati addosso al racconto di queste due ragazze e, anche se i primi piani sono sempre a due, abbiamo cercato molto di stare su Viola e Dasy e non ci siamo mai distratti da loro. Per questo ho scelto il piano-sequenza, perché mi permetteva di rispettare il realismo della scena, sapevo bene che la macchina da presa doveva eclissarsi e che doveva esserci sempre qualcosa fuori tempo, in ritardo, perché la vita è fatta di elementi fuori tempo. La vita è in ritardo".

In 150 sale dal 29 settembre, Indivisibili è distribuito da Medusa Film.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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