Ecco i Moschettieri del Re di Giovanni Veronesi: a presentarli, il regista e i suoi interpreti

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Ecco i Moschettieri del Re di Giovanni Veronesi: a presentarli, il regista e i suoi interpreti

Avevo in mente di fare questo film dagli anni Ottanta, da quando chiesi a Francesco Nuti di sondare la disponibilità a farlo di Roberto Benigni, Massimo Troisi e Carlo Verdone. Poi il progetto si arenò, perché mettere insieme quei quattro non era possibile, ognuno pensava in quel momento al suo orticello; solo Massimo e Roberto fecero Non ci resta che piangere assieme.”
Così racconta Giovanni Veronesi: e non l’avesse mai fatto, perché avendo al fianco i suoi protagonisti di oggi, che sono Sergio Rubini, Valerio Mastandrea e Rocco Papaleo (più un cartonato di Pierfrancesco Favino, che è in Brasile a girare il film di Bellocchio su Buscetta), gente che non si fa pregare a trasformare in cabaret gli incontri con la stampa, quello che gli piove addosso è facilmente intuibile. “Noi siamo la seconda scelta, lo avrete capito,” è il commento più gentile, quello che arriva da Rubini.

In Moschettieri del Re, Papaleo, Mastandrea, Rubini e Favino sono rispettivamente Athos, Porthos, Aramis e D’Artagnan, moschettieri oramai un po’ avanti con gli anni e in preda a vari acciacchi che vengono richiamati in servizio dopo trent’anni di inattività dalla Regina Anna di Francia (Margherita Buy) per contrastare le macchinazioni del crudele Cardinale Mazzarino (Alessandro Haber), impegnato nelle persecuzioni contro gli Ugonotti.
Il registro, ovviamente, è quello della commedia, ma non solo. “Quello che mi piace di loro,” dice Veronesi riferendosi ai suoi protagonisti, cercando di far dimenticare le “prime scelte”, “è che non sono attori comici puri, come quelli cui avevo pensato trent’anni fa. Sono molto bravi, e hanno tempi comici eccezionali, ma sono attori veri e omnicomprensivi.” È anche grazie a loro quindi, continua a spiegare il regista, che “il film ha toni da farsa che però non scade mai, e che riesce a diventare qualcosa di altro.”

“Romantico,” è l’aggettivo che usa Veronesi per fare riferimento a certi toni di un film che, come sottolinea Matilde Gioli, ancella della Regina Buy, “passa dal comico all'epico e al tragico con un ritmo che rende divertente la storia.” “Forse le venature romantiche e nostalgiche emergono perché sto invecchiando,” spiega il regista, “e perché con questo film volevo scappare dalla realtà per raccontarla attraverso una metafora.”
Quale sia la metafora, lo spiega poi lui stesso: “Quello in cui è ambientato il film è un periodo in cui l'Europa era afflitta dalle guerre di religione, e c'era un’intera popolazione, quella degli Ugonotti, che fuggiva dalle persecuzioni per mare, con quelli che erano i corrispettivi dei gommoni di adesso.”
Ed è forse anche per questo che Veronesi, nei titoli di coda di Moschettieri del Re, ha voluto ringraziare, oltre all’Adriano Celentano che gli ha concesso l’uso della sua canzone “futurista” “Prisencolinensinainciusol”, anche suo fratello Sandro, protagonista negli ultimi mesi di numerose polemiche riguardo le attuali politiche italiane nei confronti di coloro i quali cercano salvezza in Europa affrontando i pericoli del Mediterraneo.

Tra i cinque e i sei milioni di euro è il budget di questo film, che Sergio Rubini ha definito “spregiudicato e in controtendenza” rispetto al cinema italiano contemporaneo.
Questo è un film che non si può fare da solo, e dove funziona e deve funzionale l’equipe,” commenta Veronesi. “Tra cast, troupe, stunt, maestri d’arma, addestratori di cavalli e altro eravamo più di cento persone sul set ogni giorno, e io da solo non sarei riuscito a gestire la macchina. Ho scelto i caporeparto più bravi e più giusti in circolazione, e un aiuto regista come Alberto Mangiante che è un numero uno assoluto, un grande organizzatore che mi ha reso più facile il lavoro.”
Io non ho mai saputo cosa fosse il cameratismo, l’ho capito solo con questo film,” dice Rubini, riguardo al lavoro su un set così nutrito e con quel “bel gruppetto di attori cui ho insegnato come essere Moschettieri e ironici al tempo stesso,” come dice Rocco Papaleo.
 “E non avevo mai nemmeno sognato di fare il moschettiere, nemmeno da bambino,” continua Rubini. “Nemmeno io avevo mai sognato di diventare moschettiere,” commenta Mastandrea. “Io non ho nemmeno mai letto il romanzo di Dumas: i classici mi spaventano, sarà perché sono tutti stampati in corpo sei.”
“Male, dovresti leggerli i classici,” ribatte Rubini. “E anche il pubblico ha bisogno di classici, per questo sono contento di aver fatto questo film: il cinema, oltre ad abbracciare il nuovo, deve rendere contemporanei i classici, che sono tali proprio perché funzionano in ogni momento della storia.”

E quel sottotitolo al film, “La penultima missione”, sta lì perché c’è in cantiere un sequel? “Penultima missione perché mi piace l'idea che le cose vadano avanti, che non si fermeranno,” risponde Veronesi. “Che arrivi o no un sequel, quello è il sottotitolo che vorrò d’ora in avanti per ogni cosa che faccio.”
Moschettieri del Re - La penultima missione arriverà nelle sale italiane dal prossimo 27 dicembre.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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