East End: il cartoon italiano tra South Park e I Griffin

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East End: il cartoon italiano tra South Park e I Griffin

In East End, film di animazione indipendente italiano realizzato dallo studio Canecane, in coproduzione con la Spagna e animato anche in Canada, c'è di tutto: un quartiere immaginario della periferia romana, un gruppo di bambini che vuole tifare la Roma nel derby ma non può andare allo stadio, un satellite dirottato, il terrorismo estremista, i palazzinari e un cane guida cieco. Non temono il politicamente scorretto e i colpi sotto la cintura Skanf & Puccio, pseudonimi di Luca Scanferla e Giuseppe Squillaci, un passato (e presente) agli effetti speciali, allievi di Carlo Rambaldi: guardando a I Griffin e South Park, modelli dichiarati, hanno realizzato East End nell'arco di diversi anni, lavorandoci di sera con colleghi volontari (ma poi retribuiti!), al margine dei lavori "per mangiare". Sulle prime anche lo stile grafico doveva essere più debitore della serie di Trey Parker & Matt Stone, ma il coinvolgimento del produttore Andrea Iervolino, che ha traghettato il progetto da serie tv (comunque in lavorazione) a lungometraggio cinematografico, ha arricchito l'animazione. "Comunque, quello che è entrato nel film non è entrato per imitazione, è entrato quello che ci piaceva."

Pieno zeppo di frecciate, prese in giro e satira al vetriolo, il film tocca diversi temi, "con incoscienza" (ammette scherzando Scanferla). Secondo Squillaci: "Il mondo dei media ci bombarda di tesi opposte, volevamo fare un film divertente che facesse anche pensare. Non volevamo portare avanti solo sgarberie, ci interessavano le domande che potevamo suscitare." Il tutto cercando di non scavalcare mai troppo il confine, in territori offensivi. Hanno ottenuto diritti d'immagine per tutte le persone caricaturizzate nel film? "No, nessun permesso, è satira. Abbiamo avuto problemi e abbiamo eliminato solo una maschera che ricordava Peppa Pig su un terrorista, ma è meglio così. L'associazione tra musulmani e maiale rischiava di essere decontestualizzata." Si sa, quando ci si muove nel politicamente scorretto si pestano i piedi, ma gli sfottò a Papa Francesco, Papa Ratzinger, Totti, Roma e Lazio sono per gli autori quasi automatici, dato l'argomento: "Se parli di Roma, parli del Vaticano e del calcio!" Non si è salvato, da simbolo italiano e romano, nemmeno Nanni Moretti, in una delirante scena parolacciara, parodia di Caro Diario (ma citazione di Sogni d'oro, sottolinea Squillaci). A parte le pernacchie, l'idea era quella di rappresentare una periferia di borghesia impoverita, non proprio personaggi borgatari: "Un Ponte di Nona, per capirci, non Tor Bell Monaca".

Con un divieto ai minori di 14 anni pendente (East End esce il 3 maggio), ci si chiede quale fosse il target che i due registi avevano in mente. "In realtà ci siamo rivolti a noi stessi, porci un target ci sembrava limitante. Il target forse è dai 14 anni in su, ma è un discorso relativo: i cartoni animati giapponesi per esempio erano e sono pieni di temi adulti." E le reazioni davanti al pubblico dei più giovani? "Gli adolescenti ne sono stati entusiasti, i più piccoli forse hanno bisogno che sia spiegata loro l'ironia delle gag."
Come mai il coinvolgimento di Federico Moccia nella sceneggiatura? "Beh, il nostro film è contro i pregiudizi e Federico Moccia è un pregiudizio vivente. E' stato molto gentile, ci ha permesso di ottenere i finanziamenti spagnoli. In Italia il professionismo non viene riconosciuto fino in fondo. E' uno che fa film di genere, così come questo è un film di genere." Moccia non si è nemmeno opposto alla sua stessa demenziale e molto indovinata apparizione in East End (di cui era all'inizio del tutto ignaro).

L'idea è quella di distribuire East End in una trentina di copie a partire dal 3 maggio, per lo meno nelle sale anche d'essai che si sono interessate allo strano progetto (strano nell'ambito italiano). La distribuzione lamenta però le forti resistenze a un prodotto d'animazione con questo registro dissacrante e sotto la cintura, trovando difficoltà di programmazione persino in una grande città come Milano.
Quali prospettive internazoniali può avere un lungometraggio animato di questo tipo, così caratterizzato sulla realtà italiana? Squillaci, romanista dichiarato, rigira la domanda: "Quanti film americani avete visto sul baseball? Roma è la città più internazionale che abbiamo!" Gli fa eco Scanferla, laziale altrettanto dichiarato: "L'interessamento verso il film è stato più intenso all'estero che in Italia, figuratevi un po'!"


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