Interviste Cinema

E' sempre tempo di eroi: Gerard Butler e Aaron Eckhart presentano Attacco al potere

I due popolari attori sbarcano a Roma per promuovere l'action fantapolitico diretto da Antoine Fuqua

E' sempre tempo di eroi: Gerard Butler e Aaron Eckhart presentano Attacco al potere

Sembrano quasi fratelli, a vederli insieme, Gerard Butler e Aaron Eckhart, anche se il primo è bruno e scozzese e il secondo il classico americano biondo con la fossetta sul mento. Ma sono vestiti uguali, entrambi in giacca di pelle nera e pantaloni scuri, sorridenti e affabili, quando arrivano con molto ritardo nella sala affollatissima e surriscaldata di un hotel del centro di Roma, per presentare Attacco al potere . Come sex-symbol, a giudicare dalla reazione del pubblico femminile di tutte le età, stravince Butler, accolto da un vero boato al suo apparire in sala. 


Nel film, che ha anche prodotto, lui è l'eroe nascosto e solitario che salva il mondo, mentre Eckhart è un giovane, integerrimo e atletico presidente degli Stati Uniti, preso in ostaggio da un gruppo di terroristi nordcoreani che si impadronisce in tempo record della Casa Bianca. Diretto dallo specialista Antoine Fuqua, e uscito in America con grande successo, Attacco al potere arriverà nelle nostre sale il 18 aprile in 320 copie, distribuito dalla giovane Notorius Pictures

Gerard Butler risponde così a chi dice che il suo film ricorda un action degli anni Ottanta: “uno dei motivi per cui ho voluto farlo è proprio perché era un action molto classico, un po' come Die Hard, molto divertente ma insieme ruvido e realistico, però potevamo aggiornarlo e renderlo nuovo e attuale, soprattutto riguardo alla situazione politica. Ed è quello che abbiamo fatto, dandogli una storia moderna, mettendoci molta grande azione e cercando di rendere il più realistico possibile questo attacco alla Casa Bianca, anche perché oggi il terrorismo è una minaccia molto più rilevante di quanto non lo fosse ai tempi di Reagan. Riguardo a Reagan, devo dire che il nostro principale consulente dei servizi segreti ha lavorato con lui come parte della sua scorta presidenziale, ma abbiamo anche voluto dei consulenti più moderni che potessero istruirci sulla tecnologia attualmente in uso”. 

Per una singolare coincidenza, le recenti minacce di un attacco nucleare da parte della Corea del Nord agli Stati Uniti, sembrano aver favorito il successo del film. Eckhart fa notare però che “questo è un film, è fiction, dove si parla di una cellula terroristica nordcoreana, non è il governo nordcoreano che attacca la Casa Bianca, perché si tratta del premio più ambito per un terrorista, per il quale catturare il Presidente è come impadronirsi della classica gallina dalle uova d'oro”.

Dopo aver detto che il presidente Obama ha visto e apprezzato il film, e che anche Bush padre lo ha visto, anche Butler vuole dire la sua sull'argomento: “mi sembra quasi di essere sotto accusa... sto scherzando, ma se avessimo fatto un film su dei terroristi giamaicani a nessuno sarebbe interessato andarlo a vedere, noi abbiamo fatto un film su vere e attuali minacce, su quello che ci colpisce al cuore, quello che ci fa paura, quello che ci tiene col fiato sospeso e ci colpisce nell'animo. Secondo me questo è uno dei motivi per cui questo film è così coinvolgente, appassionante e potente: perché è molto attuale. E lo era anche l'anno scorso, non è che la crisi nordcoreana sia iniziata da pochi giorni, va avanti in modo più o meno estremo da moltissimo tempo”. 

Come produttore, Butler ha scelto personalmente il regista del film: “Io e Antoine siamo ottimi amici e abbiamo collaborato su un paio di progetti. Quando mi è arrivato il copione ho pensato che sarebbe stato perfetto per lui, per il suo stile e le sue capacita. Una delle prime cose di cui abbiamo parlato è stata quella di togliergli un po' della patina semi-fantascientifica anni Ottanta e farne un film contemporaneo e realistico. Nessuno sa far questo come Antoine, sull'action lui non accetta limiti e non scende a compromessi, ti trasporta proprio nel mezzo dell'azione, quindi è stata una bellissima collaborazione. Ad unirci è anche l'amore per un film; per entrambi il nostro preferito in assoluto è Apocalypse Now, che è il racconto mitico di un eroe e un viaggio nella sua mente. Anche nel nostro film si parla di un eroe, ma non solo: quello che è fantastico è che fa vedere che l'eroismo è di tutti, e quando esci dalla sala pensi che qualunque cosa ti possano fare, ne verrai comunque fuori”. 

Alla domanda se sia soddisfatto della sua scelta per il ruolo del presidente, Butler risponde: “Quando Aaron ha detto di sì, in pratica il film si è potuto fare. Quando lui ha accettato sono poi arrivati anche Morgan Freeman, Angela Bassett e tutti gli altri. Il suo non era un ruolo facile da interpretare, perché doveva trasmettere eroismo, onestà e tenacia. Avendo lavorato con lui posso dire di non aver mai visto un attore capace di dare tanto nel suo lavoro e sono felicissimo di averlo avuto al fianco”. 

Aaron Eckhart conclude, parlando del suo ruolo iconico: “Ogni ragazzino americano viene cresciuto con l'idea che un giorno potrà diventare presidente degli Stati Uniti, è il sogno di ogni bambino, ed è stato molto bello per me interpretarlo perché ho un grande rispetto per il mio paese e per la carica. La prima volta che Antoine me ne ha parlato mi ha detto che il presidente doveva essere giovane, atletico e pieno di energia, e mi ha parlato di J.F.K. perché era l'espressione di questo spirito giovanile, carisma e fascino, ma anche della durezza. Abbiamo parlato anche del presidente Obama, e della scena iniziale della boxe. Lui voleva che il presidente fosse uno tosto perché così avremmo potuto credere che sapesse prendersi cura di sé di fronte a questa crisi e rimanere un leader. E' stato un onore interpretare il Presidente”.






  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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