Interviste Cinema

Due papi a confronto: incontro con Jonathan Pryce e Fernando Meirelles sul film Netflix

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Un appassionante, profondo e divertente confronto fra due personalità diverse e umane.

Due papi a confronto: incontro con Jonathan Pryce e Fernando Meirelles sul film Netflix

“Quando si è affacciato sul balcone come papa sono subito apparsi su internet dei confronti fra me e Bergoglio. Tengo sempre la barba, per evitare che la gente mi fermi per chiedere una benedizione”. Non fa difetto il senso dell’umorismo a Jonathan Pryce, che ricorda come fosse quasi naturale per lui finire per interpretare papa Francesco, nonostante sia cresciuto come protestante, ed abbia un interesse relativo per i pontefici. L’occasione è arrivata con il film Netflix Original, I due papi, diretto dal brasiliano Fernando Meirelles (Città di Dio), presentato oggi a Roma e in arrivo dal 20 dicembre sulla piattaforma di streaming. Un film dimenticato dai festival autunnali italiani, Venezia e Roma, e transitato per Toronto, che ha appena ottenuto quattro nomination ai Golden Globe, una per il milgior attore a Pryce, una per l'attore non protagonista a Anthony Hokpins, poi per miglior film drammatico e sceneggiatura.

Il titolo chiarisce bene come si racconti il rapporto fra due uomini, e cardinali, prima di diventare papi addirittura in contemporanea, ma molto diversi. L’occasione è un incontro che un frustrato Bergoglio, demotivato dalla direzione intrapresa dalla Chiesta, chiede a Ratzinger per dimettersi. I due si incontrano una prima volta a Castel Gandolfo, residenza estiva particolarmente amata dal solitario Benedetto XVI. Tradizione e progresso, conservatori contro riformatori: nei dialoghi fra loro due si ripropongono le eterne contrapposizioni all’interno della Chiesa, come di ogni altra istituzione. Il copione di Anthony McCarten (L’ora più buia), particolarmente accurato, ma anche divertente, ricostruisce fra realtà e invenzione il confronto fra il passato di due uomini in crisi, mentre fuori dalle alte mura vaticane miliardi di fedeli aspettano riforme.

Anche se assente oggi a Roma, Anthony Hopkins, viene omaggiato da Pryce che racconta un rapporto particolare che i due hanno instaurato sul set. “La nostra relazione faceva da specchio a quella dei due papi nel film, eravamo in dubbio su come comportarci uno con l’altro, ci annusavamo come i cani. Ma è stata una gioia dividere con lui così tante scene, come si dice spesso reciti bene tanto quanto è bravo il tuo partner. Alla fine siamo diventati amici e ogni giorno ci salutavamo con il numero che avevamo nel piano di lavorazione, “buongiorno numero 1, salve numero 2”, cosa che abbiamo cominciato a fare anche nelle mail che ci mandiamo, aggiungendo però un bel Sir. Per quanto riguarda la mia preparazione, a parte la somiglianza fisica, devo dire che Bergoglio è stato il primo papa a cui ho prestato veramente attenzione, mi è sembrato si rivolgesse direttamente a me, parlando di tematiche che mi sono molto a cuore, come l’ambiente, la crisi sociale o economica e quella dei rifugiati. Da protestante lo vedo più come leader politico che religioso, ma provo empatia per lui fin dai primi tempi. La sceneggiatura aveva tutte le informazioni che mi servivano, per cui non ho dovuto fare particolare ricerche personali, ma ho visto molti video per capire come parla e si muove e ho imparato un po’ di italiano, spagnolo e latino”.

Un apprezzamento condiviso anche dal regista, che sottolinea in particolare la necessità di leader che vogliano costruire ponti, non muri, specie con la classe politica che ci ritroviamo, un po’ in tutto il mondo. “Mi è piaciuto fin da subito per il suo lato da pop star, nel film lo mostriamo mangiare pizza e bere fanta, vedere il calcio e soffrire come noi. Poi ancora di più mi ha convinto con l’enciclica Laudato Sii, sull’ambiente, e per la sua agenda in cerca di cambiamenti sostanziali, è l’unica voce che spinge verso vere innovazioni, e la sua enciclica si basa sulla scienza, se penso a personaggi come Trump, invece, o quell’idiota di Bolsonaro, presidente del mio Brasile, che ha proprio ieri definito un pezzo di merda Greta Thunberg. Affrontiamo il tema dei dossier sui pedofili che Ratzinger ha tenuto come cardinale da tempo sulla scrivania, senza agire, ma alla fine abbiamo tagliato alcune scene, perché si finiva troppo per parlare dei peccati della Chiesa sbilanciando il film, mentre volevamo parlare più che altro di tolleranza e perdono. Il peccato e il senso di colpa che si porta dietro Bergoglio è quello del suo ruolo passivo durante la dittatura in Argentina, oltretutto sono andato a parlare con chi lavorava con lui quando era vescovo e poi cardinale, tutti ne avevano un’idea negativa, era rigido e non rideva mai quando stava a Buenos Aires, era molto diverso da come lo conosciamo. Il film cerca anche di capire come sia avvenuto, quando  e perché questo suo cambiamento. Un nostro consulente, quando l’ha visto salite sul balcone non poteva crederci, si è detto che non conosceva minimamente una persona con cui aveva vissuto per anni."

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