"Dobbiamo sperare in piccole giornate di sole": Fabio Rovazzi e Gennaro Nunziante presentano Il vegetale

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"Dobbiamo sperare in piccole giornate di sole": Fabio Rovazzi e Gennaro Nunziante presentano Il vegetale

In comune Fabio Rovazzi e Gennaro Nunziante hanno non soltanto i capelli neri corvini e un fisico snello e uno sguardo vivace, ma anche il garbo e, in fondo, un pizzico di timidezza e riservatezza. Il film che hanno fatto insieme, e che si intitola Il vegetale, è una strana creatura, perché è a metà fra un racconto leggero e una riflessione sociale e non vive della comicità roboante di Checco Zalone che con la sua esuberanza "aggrediva" persone e cose, ma di sorrisi: i sorrisi che regala il difficoltoso ingresso nel mondo del lavoro di un ventiquattrenne di nome Fabio, che, sì, diverte, ma fa venire anche tanta malinconia. Si muove dunque su un doppio binario la nuova creatura del regista pugliese, che a Roma, in conferenza stampa, parla innanzitutto del suo tentativo di non cedere alla presunzione di fare un ritratto dei giovani di oggi: "Noi grandi ci occupiamo troppo spesso dei piccoli" - dice - "e Fabio è piccolo, perché con i suoi ventiquattro anni potrebbe essere mio figlio. Fin da subito ho voluto ribaltare questo concetto e fare in modo che fossero i ragazzi a narrarsi, a osservarsi e a osservarci. Li trovo meravigliosi, perché non hanno avuto nessuna eredità da noi e, nonostante questo, non cercano di tirarci le bombe".

Nunziante, insomma, sta dalla parte di chi non è andato avanti con le raccomandazioni o non si è fatto scrupoli a fregare il prossimo e, consapevole di appartenere a una generazione che ha "vegetato" ai danni dello stato, è contento di notare che "i ragazzi cominciano a mettere una specie di spazio fra la nostra generazione e la loro" e rivolge un invito ai giornalisti che lo ascoltano: "C'è un libro che vi consiglio. Si intitola 'Le utopie minimaliste' ed è stato scritto da Luigi Zoia. Questo signore dice cose interessantissime sulla sua generazione, che aveva grandi ideali, ma erano ideali della Luna e non della Terra. Quello che si può fare con i ragazzi è aiutarli a diventare degli idealisti, ma idealisti concreti e non astratti".

E Fabio Rovazzi cosa pensa? Come vede i ventenni il videomaker che grazie ai video (e ai brani) "Andiamo a comandare", "Tutto molto interessante" e "Volare" è diventato una star del web? "Noi non abbiamo avuto nulla dai nostri padri" - dice con il suo accento milanese (anzi di Lambrate) - "perché il modello comportamentale imperante era quello di fottere il prossimo. Ora ci sentiamo tutti spaesati e continuiamo a porci domande. Credo che adesso sia necessario cooperare civilmente per costruire qualcosa e prendere una posizione: dopo il disegno a matita bisogna passare al disegno a china".

Se il sogno di Rovazzi si avvererà, non è dato saperlo, Gennaro Nunziante, però, è convinto che si arriverà da qualche parte solo facendo piccoli passi: "Non possiamo pretendere da questo paese, almeno al momento, una schiarita luminosa, dobbiamo sperare in piccole giornate di sole. Forse bisogna cominciare dalla rivoluzione dell'agricoltura, un rinnovamento che volevo narrare in maniera gentile, perché nel nostro paese si è persa completamente la gentilezza".

Anche se Fabio Rovazzi ha sempre desiderato fare cinema, il ragazzo magrolino e con i baffetti non ha ossessionato nessun regista e produttore. Semplicemente è stato scelto: "Quando si fa la commedia, si cerca una maschera moderna che non mostri qualcosa di già visto" - racconta Nunziante. "Un giorno mi è capitato di vedere il videoclip di 'Tutto molto interessante' e c'era una parte introduttiva in cui Fabio De Luigi aggrediva Fabio Rovazzi e lui reagiva in maniera passiva. Ecco, quando Fabio Rovazzi arrivava alla porta, faceva una faccia che coincide perfettamente con il mio modo di vedere la generazione alla quale appartiene. Così l'ho preso. Questo ragazzo, però, aveva un grandissimo problema: era popolare e ricco e quindi sapevo che avrei corso un rischio".

Nonostante i timori del regista, le cose sul set sono andate bene: Rovazzi si è lasciato guidare ed ha evitato di "girare a vuoto" come fanno molti altri ragazzi con il suo stesso background: "Questo film mi ha dato una mano a capire cosa sia il cinema, ho rifiutato davvero tante proposte perché non voglio fare gli errori di altri miei predecessori che vengono dalla rete e che con una sottile arroganza hanno cercato di parlare la lingua del web al cinema: è la cosa più sbagliata in assoluto che si possa fare. Se ci si sposta su un altro mezzo, bisogna cambiare il linguaggio".

Rovazzi, che al cinema ci va, spaziando fra i generi e non disdegnando di usufruire dei servizi streaming, dice di essere contento del suo esordio davanti alla macchina da presa e confessa: "Questo è un film che chi mi segue non si aspetta di vedere, ma lo stupore è sempre una cosa positiva, non trovate? Certo, il pubblico mi deve sopportare per più di 7 minuti, chissà se ce la farà, io però sono contento e penso che non perderò la fiducia di chi mi ha sempre seguito".

Sicuramente i fan di Fabio Rovazzi correranno in massa al cinema, certo però, il giovane attore si confronta con il fantasma di Zalone. E a proposito dello spassosissimo Checco, qualcuno in conferenza stampa chiede al regista se la sua collaborazione con il protagonista di tutte le sue commedie debba dirsi conclusa e se fra i due ci sia della ruggine. "Nel lontano 2009, quando ho cominciato con Luca, eravamo amici, adesso siamo fratelli" - risponde serafico Nunziante. "Leggo cose assurde sui giornali: non fateci caso, per me Luca è un fratello e lo sarà per sempre".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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