Schede di riferimento
Interviste Cinema

Dobbiamo parlare: Rubini racconta, insieme ai suoi attori, del film che lo ha ringiovanito

123

La commedia con Bentivoglio che parla in romanesco è stata presentata alla Festa del Cinema di Roma.

Dobbiamo parlare: Rubini racconta, insieme ai suoi attori, del film che lo ha ringiovanito

Dopo aver riunito – in Mi rifaccio vivo – la comicità fisica di Emilio Solfrizzi, la verve di Neri Marcorè e la tenerezza-goffagine di un Lillo senza Greg, Sergio Rubini ha girato la sua personalissima versione di Carnage chiamando a raccolta Isabella Ragonese, Maria Pia Calzone e il caro amico di vecchia data Fabrizio Bentivoglio.
In realtà, più che ispirarsi al film di Roman Polanski, per Dobbiamo parlare l’attore e regista pugliese ha pensato alle commedie di Mario Monicelli e di Ettore Scola, quelle in cui a fronteggiarsi con schiettezza e disarmante sincerità erano personaggi "rotondi e succosi" interpretati da grandissimi mattatori.

"Fin dall’inizio” – ha raccontato Rubini durante la conferenza stampa, che si è svolta presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica – "il mio riferimento è stato la commedia italiana. Non volevo fare un film claustrofobico, perché la claustrofobia non è la cifra di questo racconto. Volevo un film che fosse ritmato, brillante, che contenesse delle ellissi e che somigliasse quasi a un 'happening'.  E comunque bisogna stare attenti ai riferimenti: possono essere utili, ma anche pericolosi. Avendo lavorato con Fellini, ho dovuto imparare presto a temere i maestri. Quando hai avuto a che fare con un ‘mostro’ come Federico, ti viene naturale non osare nemmeno scrivere un film. Per questo bisogna seguire la propria strada senza guardarsi intorno. Per Dobbiamo parlare avevo in mente solamente i miei personaggi. Sapevo cosa li avrebbe mossi e come sarebbero finiti, e sapevo che avrei fatto 'un film di parola', ecco perché sono approdato al personaggio di uno scrittore, un intellettuale che mastica costantemente parole".

A darsi battaglia in Dobbiamo parlare – in un'unica notte e in un’unica casa – sono due coppie, una in crisi ma più solida di quanto si possa pensare e l’altra apparentemente felice eppure attraversata da inaspettati non detti che rivelano distanza e incomprensioni. La prima è formata da un chirurgo "sbrasone" e dalla parlata romanesca e da una dermatologa elegante e un po’ fredda, l’altra da un intellettuale (lo scrittore di cui sopra) e dalla sua ghostwriter.
Per Sergio Rubini è stato chiaro fin da subito a chi affidare questi ruoli: "Qualche anno fa il 'carattere' del film (il professore) l’avrei fatto io, mentre l’intellettuale l’avrebbe impersonato Fabrizio, ma volevamo assolutamente metterci in difficoltà, smarcarci da ogni stereotipo, e così ci siamo scambiati le parti. E poi era giusto che Fabrizio interpretasse un ruolo comico. Quando ho deciso che Alfredo l’avrebbe fatto lui, mi sono ricordato di Marcello Mastroianni che, anche quando faceva il comico, era sempre Marcello. Quando un grande attore interpreta un personaggio, la sua personalità fa sempre capolino. Fabrizio è un grande attore e dietro al suo Prof c’è tutta la sua esperienza. Con lo stesso spirito trasgressivo abbiamo deciso di non offrire a Margherita Buy il ruolo della donna borghese orientandoci invece su Mia Pia Calzone. L’avevo vista in Gomorra fare la madre napoletana, mi sono detto: una donna che sa commuovere così, riuscirà a far presa sul pubblico anche in una commedia. Isabella Ragonese è il frutto di una ricerca attenta. Non è semplice in Italia trovare dei giovani che siano anche degli intellettuali, o trovi i giovani o gli intellettuali. Lei era ed è entrambe le cose".

Dobbiamo Parlare è diventato anche uno spettacolo teatrale o meglio alcune serate di prove su un palcoscenico a cui ha assistito un pubblico. L’idea l’hanno avuta Rubini e il produttore Carlo degli Esposti e, grazie a sei recite nelle Marche, gli attori hanno potuto definire meglio i personaggi e a capire come renderli suscettibili di identificazione.
"Per me il lavoro a teatro è stato fondamentale per due ragioni" – ha spiegato Isabella Ragonese. "Innanzitutto mi ha dato l’opportunità di creare, insieme agli altri, un gruppo accordato. Di solito il ritmo fra gli attori in un film arriva al montaggio. E poi al cinema il lavoro è solitario. Noi invece abbiamo costruito una grammatica comune che ha giustificato l’amicizia fra queste due coppie e la relazione fra me e Sergio. L’altra ragione era il divertimento: mi sono potuta godere la recitazione dei miei tre colleghi. Per quanto riguarda la mia Linda, mi piace perché è un personaggio imploso, in trasformazione, per lei il ‘dobbiamo parlare’ è un punto di non ritorno".

Il contrario esatto di Linda è il chirurgo Alfredo, il "Prof" di Bentivoglio. L’attore ­– che ha definito il suo personaggio "abrasivo", "quasi punk" – l’ho ha interpretato con gusto, consapevole che la sfida più grande sarebbe stata la parlata romanesca: "Il Prof è romano al 100%, suo papà è seppellito al Verano, magari ha studiato in America, ma non ce ne accorgiamo. Secondo me usa il dialetto per tenere a distanza sia i casi clinici che affronta che l’amore. Abbiamo fatto le prove teatrali ad Ascoli e ad Ancona e il pubblico marchigiano ha preso per buono il mio romanesco. La grande prova è stata sul set, visto che la troupe era formata interamente da romani. Quando il fonico mi ha detto: 'Bravo, hai detto sedia con due esse', 'bravo hai detto comunista con due emme', e quando ho visto il ciakkista ridere come un matto, ho avuto la misura di quanto il prof fosse vicino a un vero romano. Sapevo bene di avere in mano una vera patata bollente".

Per Maria Pia Calzone, l’avvicinamento al personaggio che Sergio Rubini le ha affidato è stato un’occasione per riflettere sul modo in cui le donne si rapportano all’amore: "Ho imparato a guardare Costanza senza giudicarla, sono partita da una mia idea sulle relazioni fra uomo e donna: io penso che tutte le donne cerchino nell’amore la sicurezza che può dare non solo il sentimento, ma anche il denaro. E’ così soprattutto per la mia generazione e l’asse si sposta da una parte all’altra a seconda del ceto sociale. Questo è stato il mio punto di partenza, poi il pubblico teatrale ha costruito il personaggio insieme a me".

Dobbiamo parlare, che fa parte della selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma, arriverà nelle sale il 19 novembre. Prima della fine dell’incontro con i giornalisti Rubini lo ha definito non un prodotto, ma "un’opera di ingegno", confessando che, mentre lo girava, si è sentito ringiovanito di almeno 20 anni. Mica male, no?



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming