Didier Bourdon è Un Marito a Metà: l'attore ci racconta la commedia di cui è protagonista

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Didier Bourdon è Un Marito a Metà: l'attore ci racconta la commedia di cui è protagonista

Didier Bourdon, che abbiamo iniziato a conoscere anche nel nostro paese, è un volto notissimo del cinema e della televisione francese, soprattutto per essere stato parte di un trio comico, Les inconnus, tra i più popolari e apprezzati in patria negli ultimi 30 anni.
Didier Bourdon, insieme a Valérie Bonneton, Isabelle Carré, è protagonista dell'insolito triangolo amoroso raccontato in Un marito a metà, la divertente commedia diretta da Alexandra Leclère, in uscita nei cinema italiani il 30 agosto, distribuita da Officine UBU.
Nel film, Bourdon interpreta Jean, padre di due figli e sposato da ben 15 anni da Sandrine. Quando sua moglie scopre che ha una relazione con un'altra donna, superato lo shock iniziale, decide di incontrare la rivale Virginie e le propone di condividere il marito a settimane alterne...

Didier Bourdon ci racconta qualcosa in più sul film e sul personaggio da lui interpretato nell'intervista che trovate subito dopo il trailer del film:

Che impressione hai avuto quando hai letto per la prima volta il copione?
Avevo già avuto il piacere di lavorare sotto la sua direzione per il film Benvenuti... ma non troppo e in questo copione ho ritrovato i toni piacevolmente corrosivi, provocatori e caratteristici dello stile di Alexandra. I suoi copioni non sono mai ingessati e prevedibili. Il suo proposito è sempre quello di essere sincera. Mi è venuto spontaneo quindi chiederle se lei stessa aveva mai vissuto una situazione di questo tipo.

Praticamente l'hai smascherata! Qual è stata la sua reazione?
Un po' turbata all'inizio. Mi piace molto il suo modo di partire dall'osservazione del mondo reale per trovare degli spunti comici che possano spingersi fino alla satira. Credo che grazie a questo a film Alexandra Leclère confermi il posto che occupa all'interno del panorama del cinema francese: domina un universo tale che fa di lei un'autrice a tutti gli effetti, in più è dotata di uno spiccato senso per la commedia popolare, elemento confermato dal milione di incassi dei precedenti film. Non siamo molto lontani da Woody Allen.

Come è stato essere diretto da Alexandra?
Ci intendiamo molto bene, per me è facile seguire le sue indicazioni e capire cosa vuole che io faccia, la sua scrittura è fluida, è un vero piacere recitare per lei e seguirla alla lettera. La ammiro molto e le sono riconoscente: credo che Alexandra abbia saputo tirare fuori il mio lato comico e il mio lato più oscuro. Un marito a metà si ispira alla commedia all’italiana dove il pubblico è invitato a ridere di una situazione che tuttavia è al confine con la tragedia personale.

Nel 2002 hai girato il film 7 ans de mariage, storia di una coppia intrappolata nella routine. Un tema comune a Un marito a metà?
Come lei, anche io ero partito dall'osservazione di una storia vera, ovvero il mio primo matrimonio, avvenuto quando ero senza dubbio troppo giovane. Nel film interpretavo il ruolo di un uomo che vede il suo amore spegnersi lentamente, soffrendo e facendo soffrire la moglie. Anche Alexandra si pone la stessa domanda riguardo al desiderio di coppia: come fare per mantenere accesa la fiamma?

Come descriveresti il personaggio di Jean?
Jean non è né un Brad Pitt, né un Michel Petrucciani. E' un uomo del tutto normale, sinceramente innamorato della propria donna, ma intrappolato in una routine che lo conduce a rivolgere il suo sguardo verso un'altra donna che semplicemente mostra di provare del desiderio per lui. Nonostante i difetti di Jean - oppure grazie proprio a essi - credo che il pubblico vi si affezionerà e saprà apprezzarlo. Il titolo originale del film "Garde alterneé" suggerisce molto bene la sua immaturità: sotto sotto è un bambino che non ha l'età per decidere per se stesso, allora accetta che la sua donna prenda una decisione al suo posto.

Pensi che ci sia della vigliaccheria in Jean?
Si tratta di un uomo assolutamente normale che cerca di combattere come meglio può contro la sua morale. Non è un mascalzone e nemmeno un farfallone. E' un uomo come tanti che si innamora di una graziosa libraia che, in un determinato momento della sua vita, fa riviere in lui dei sentimenti tipici dell'adolescenza. Isabelle Carré possiede un lato solare che rende perfettamente l'idea di questo sentimento ed è particolarmente adatta al ruolo.

Come ti sei preparato a dover recitare due versioni del tuo personaggio opposte tra di loro a seconda della donna che Jean si trova davanti, ovvero la moglie e l'amante?
Anche mio padre aveva due versioni di sé, quella che mostrava a casa e quella che mostrava sul lavoro. Jean interpreta l'integerrimo professore di letteratura della Sorbona fino a che non rientra a casa e bacia, tra il serio e il bonario, la moglie e i figli. Ma è quando si trova con l'amante che riacquista la sua voglia di vivere e sprigiona un'insospettabile energia infantile. Una volta che viene scoperto, si fa prendere dal panico e pensa a un modo per preservare ciò che ha costruito fino ad ora, soprattutto per il bene dei figli.

Cosa racconta il film riguardo al matrimonio e ai suoi limiti?
Il film non vuole dare nessuna lezione! Non è sua intenzione giudicare l'istituzione in sé, piuttosto commenta gli uomini - e le donne - per come agiscono. Nessuno ne esce indenne, e il film offre un finale alla Bertrand Blier che personalmente adoro: sono sempre le donne che decidono del destino di un uomo.

Pensi che qualcuno possa intravedere nel film una forma di vendetta femminista?
Credo che sia solo il frutto del senso dell'umorismo della regista. Non credo sia necessario che per fare un buon film si debbano inserire forzatamente i buoni sentimenti. Credo al contrario che la misoginia vada ricercata in tutte quelle commedie standard in cui le attrici interpretano delle donne fantoccio o delle mogli trofeo.



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