Interviste Cinema

Denzel Washinton, Chris Pratt e Antoine Fuqua presentano I magnifici sette al Festival di Venezia

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Dopo aver aperto Toronto, il film che rifà il classico del western del 1960 chiuderà la 73esima edizione della Mostra del Cinema

Denzel Washinton, Chris Pratt e Antoine Fuqua presentano I magnifici sette al Festival di Venezia

Venti minuti di ritardo rispetto all’orario previsto, ma alla fine Antoine Fuqua, Denzel Washington e Chris Pratt entrano, accolti da calorosi applausi, nella sala delle conferenze stampa del Festival di Venezia, per parlare del film che chiude ufficialmente la 73esima edizione della Mostra dopo aver aperto, una manciata di ore fa, il Festival di Toronto: I magnifici sette, remake del classico del western del 1960 di John Sturges, a sua volta ispirato a I sette samurai di Akira Kurosawa.
Ecco quello che i due attori e il regista hanno raccontato, rispondendo alle domande della stampa presente.

D: Signor Pratt, lei pensa che anche nella vita, come nel film, le donne salvino gli uomini?
Chris Pratt: Non c’è dubbio che gli uomini vengano in continuazione salvati dalle donne. Il nostro I magnifici sette è un rifacimento moderno di un racconto molto classico, e prende in considerazione questo elemento.

D: Signor Fuqua, come ha lavorato sull’attualizzazione di una storia tanto classica?
Antoine Fuqua: Era molto importante per noi rendere contemporanea la storia. Ma è prima di tutto il racconto originale, che è quello dei Sette samurai, a essere molto molto attuale, parlando di chi usa la violenza in maniera aggressiva e autoritaria e chi invece cerca di combattere queste prepotenze e servire la comunità. Il DNA di questo film è lo stesso di quello di Akira Kurosawa.

D: Signor Washington, qual era il suo rapporto col genere western prima d’interpretare questo film?
Denzel Washington: Mio padre era una ministro della chiesa, e quando eravamo piccoli non ci era permesso andare al cinema: vedevamo solo i grandi classici ispirati alla Bibbia, figuriamoci i western. In tv vedevo Bonanza, da bambino ovviamente giocavo a indiani e cowboy, ma non avevo mai sognato in maniera particolare di recitare in un western. Farlo è stato come tornare a giocare, come tornare bambini: e per di più ci hanno pagato.
Chris Pratt: Ogni ragazzino ha sognato almeno una volta di essere nel selvaggio west, e anche io penso che abbia ragione Denzel.

D: Signor Fuqua, potrebbe parlarci della suo amore per il genere, e per Sergio Leone in particolare?
Antoine Fuqua: Ho da sempre una grande passione per il western, e penso che Sergio Leone sia stato il maestro che ha cambiato le regole di questo genere così codificato, e che ha cambiato il nostro immaginario del West, con personaggi più duri, sporchi e cattivi. Per me è stato una grande influenza: quando ho raccontato del ruolo a Denzel, avevo messo di sottofondo una colonna sonora di Leone per convincerlo.

D: Signor Washington, potrebbe parlarci del suo approccio al personaggio, e al modo in cui alterna personaggi buoni e cattivi nel suo lavoro?
Denzel Washington: Non devi uccidere qualcuno per interpretare un assassino. A scuola di recitazione di insegnano ad amare il tuo personaggio, indipendentemente da quello che fa; e io non li giudico, non penso mai se il mio personaggio è buono o è cattivo. Per me recitare è più di fare film, è una piattaforma per arrivare a altro. Cerco sempre qualcosa di speciale, di mettere il mio spirito nel personaggio.

D: Signor Fuqua, ci può dire qualcosa sull’importanza della colonna sonora firmata da James Horner?
Antoine Fuqua: La colonna sonora di James ha dato molto al film. Ironicamente, ha composto sette canzoni prima di morire, a sorpresa, basate sul copione e su poche conversazioni che avevamo avuto. Quando parlavo con lui, non parlavamo mai di musica, parlavamo della storia del film: e lui componeva qualcosa che ti facesse sentire, provare con le note quello che stava accadendo sullo schermo. Era un uomo magico, io lo ricordo così.

D: Signor Fuqua, pensa che il suo sia un semplice film d’intrattenimento o c’è un elemento politico che ha voluto inserire nella storia.
Antoine Fuqua: Si tratta di intrattenimento. Voi che guardate potete dargli un senso politico, se volete. Siete voi che portate il vostro sguardo e le vostre idee dentro al cinema, ma noi ci limitiamo solo a fornire dell’intrattenimento. Facciamo film, Facciamo cinema.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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