"Deadpool è un idiota disfunzionale", Ryan Reynolds e Josh Brolin ci parlano del loro Deadpool 2

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"Deadpool è un idiota disfunzionale", Ryan Reynolds e Josh Brolin ci parlano del loro Deadpool 2

Abbiamo incontrato in quel di Roma Ryan Reynolds e Josh Brolin, rispettivamente intepreti di Deadpool e Cable nell'imminente Deadpool 2 di David Leitch, in uscita nelle nostre sale il 15 maggio.
Per un franchise basato sulle provocazioni estreme e la rottura frequente della quarta parete, come ci si può porre dei limiti? E ci si deve porre dei limiti? Reynolds, che del film è anche cosceneggiatore oltre che coproducer, e dal vivo ci sembra molto più timido e compassato di quel che ci aspettereremmo, ci racconta che il dilemma ce lo si pone più che altro al montaggio: sul set fai tutto quello che ti senti di fare, nei limiti flessibili concordati anche col regista Leitch, poi eventualmente si taglia secondo la regola "piegare ma non spezzare". Sarebbe un errore limitare a priori Deadpool, perché è un bambino irrazionale, un "idiota disfunzionale", però è amato dal pubblico proprio perché ha un rapporto diretto con gli spettatori, e in un certo senso li rappresenta anche meglio di un supereroe classico e virtuoso.

Proprio quest'atmosfera virata sulla commedia e in parte sull'improvvisazione ha disorientato Josh Brolin nei primi giorni di lavorazione: "Non sono pratico del settore!" Fortunatamente è bastato poco tempo per abbracciare lo spirito libero e goliardico dell'ambiente. Non che Josh avesse pregiudizi verso il genere dei cinecomic (e il suo contemporaneo ruolo di Thanos in Avengers: Infinity War leva in merito ogni dubbio): "Un attore è sempre un attore, conta sempre la storia, e qui è originale." E Infinity War, dal suo punto di vista, non gli è sembrato nemmeno una grande produzione, perché ha recitato in performance capture in un contesto relativamente ristretto e intimo: "Mi sono sentito più come in una performance teatrale nel Lower East Side!"
Per Reynolds, che come cinecomic prima di Deadpool aveva alle spalle il flop di Green Lantern, il budget ristretto aguzza l'ingegno e da necessità si fa virtù, per questo quasi tiene a contenere le spese per i Deadpool: "Enfatizzare gli effetti a discapito dei personaggi è sbagliato e noioso, perché sono i personaggi a fare lo spettacolo."

Ascoltando Reynolds hai effettivamente la sensazione che il Deadpool cinematografico sia una sua creatura, nella quale riversa molto di se stesso: ribadisce che la paternità (ha due figli con Blake Lively) gli ha cambiato la vita e lo ha aiutato a dare il giusto peso alle cose che contano davvero, "spostando l'attenzione da te stesso a qualcun altro". Voleva che questo processo lo vivesse anche Deadpool, chiaramente a modo suo, in una versione più "spigolosa" di una classica storia sulla famiglia e sull'amore, "che è anche fondamentale".
Sia Ryan sia Josh hanno un rapporto piuttosto filosofico con i loro trascorsi e le loro carriere, fatte di alti e bassi. "Sono il risultato anche dei miei errori, se tornassi indietro non cambierei nulla", ci dice Reynolds, ammettendo con nonchalance persino di essere stato da giovane "un cazzone idiota". Brolin, che nella sua carriera sembra abbonato ai ruolo di villain, è tranquillissimo: "In fondo ci sono nato con questa faccia, lo accetto". Per Josh già avere la possibilità di lasciare una qualsiasi impronta narrativa con un buon film o un buon personaggio è un onore, va bene così. Non si ha mai il benché minimo dubbio sulla sincerità di Brolin, nemmeno quando dichiara il suo amore per l'Italia, dove viaggia spesso in compagnia di sua moglie: ci dice che in fondo lo stesso recente set di Soldado per la regia di Stefano Sollima (nella prima trasferta americana) non ha fatto altro che cementare il suo legame con la Penisola. Sono quei momenti in cui realizzi di avere di fronte un attore a tutto tondo e non un semplice caratterista: è uno spettacolo osservare Brolin mentre indaga sul modo in cui la traduttrice simultanea prende appunti. La curiosità in fondo è alla base del mestiere.

Alla fine arriva inesorabile la domanda che cova dentro tutti: che ne sarà dello scorretto Deadpool ora che gli asset cinematografici Fox stanno per essere rilevati dalla Disney? Reynolds con una semplicità terra terra, ammette: "Onestamente non ci dicono nulla della fusione, non sappiamo nulla di concreto, fino ad ora sembra tutto ok, un film sull'X-Force è confermato, mi piace l'idea di inserire uno infantile come Deadpool in un team." Ma un Deadpool 3, per esistere, non dovrebbe avere solo l'avvallo della dirigenza - ci spiega Ryan - dovrebbe anche spingersi oltre quello che è stato fatto finora: magari bisognerebbe realizzare un film ancora più essenziale, quasi indipendente, "alla Sundance". Il punto è che Deadpool per lui funziona quanto più lo tratti da perdente e underdog, quanto più gli levi qualcosa, solo che "non si può fare all'infinito".
Una cosa è certa: se Deadpool 2 avrà un successo anche solo paragonabile a quello del primo capitolo, forse non continuerà all'infinito, ma almeno un terzo capitolo Reynolds e gli sceneggiatori dovranno inventarselo.



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