Interviste Cinema

De Niro-Stallone: borbottii a confronto presentando Il grande match

I due divi americani a Roma per presentare alla stampa italiana ed europea il loro nuovo film.

De Niro-Stallone: borbottii a confronto presentando Il grande match

Che la conferenza stampa con la quale Sylvester Stallone e Robert De Niro presentano a Roma Il grande match sia un evento dai toni particolari, lo garantisce il vociare che si ascolta durante i minuti di attesa dell’ingresso dei divi nella sala.
A differenza di analoghi incontri, infatti, alle consuete cadenze romane si accavallano voci spagnole, francesi, tedesche, inglesi: vuoi perché i due vecchi attori sono ancora due divi, vuoi perché la tappa romana funge da unico incontro europeo stampa del film, i corrispondenti stranieri in sala sono tanti.
Il vociare, peraltro, lo si ascolta a lungo, visto che Sly e Bob (e il regista Peter Segal) fanno il loro applauditissimo ingresso con una quarantina di minuti di ritardo rispetto all’orario previsto, preceduti dal loro staff e ancora inseguiti da flash e scatti di fotografi.
Da quel momento in avanti, però al vociare si sono sostituiti i borbottii.

De Niro, giacca di tweed e coppola verde in capo, Stallone lampadatissimo e in completo scurissimo, non sono apparsi particolarmente entusiasti né loquaci (il primo meno del secondo), borbottando risposte stringate tenendosi rigorosamente lontani dai microfoni che avevano di fronte, rendendo difficile per giornalisti e traduttori seguire il filo dei loro pensieri.
Temi portanti della conversazione, in ogni caso, sono stati la vecchiaia da un lato e la boxe dall’altro: e non poteva essere altrimenti trattandosi di un film del genere.

A chi parla di un parallelo ideale tra Il grande match e un concerto dei Rolling Stones, i due divi rispondono di essere consapevoli della storia che “ci portiamo appresso”, per dirla con Stallone.
“A me interessa comunque l’idea di due atleti che tornano a confrontarsi dopo lunghi anni d’inattività,” ha poi proseguito Sly, “Mi diverte e andrei a vedere un match del genere, uno spettacolo del genere, anche se so che i due non sono più al loro meglio.”
“Sapevamo bene che tipo di operazione stavamo portando avanti, quale ne fosse il sottotesto,” gli ha fatto eco De Niro, “e noi abbiamo sfruttato tutto questo per star bene fra di noi: io e Sly abbiamo molto in comune, e ci divertiamo molto. Oggi quando accetto una parte voglio divertirmi, mi piacciono i toni più scanzonati.”

Se l’ex Toro scatenato ha rifiutato con una certa pur legittima superiorità l’idea di una loro competizione passata, Stallone è parso più incline ad accettare il parallelo tra le loro carriere che qualcuno gli ha proposto: “Io si, mi sono sentito un tuo rivale,” ha detto scherzando. “In fondo abbiamo cominciato assieme, mi ricordo di aver visto il cartellone di Rocky nei cinema al fianco di quello di Taxi Driver. Però non penso che avrei potuto avere la stessa carriera di Bob:non penso di aver mai avuto il suo dinamismo e la sua voglia di sperimentare.”

Inevitabilmente, entrano a questo punto nella conversazione Rocky e Jake La Motta, e qualcuno vuole sapere cosa possa esserci di quei personaggi nei due de Il grande match, in Razor e in Kid.  “Razor ha qualcosa di Rocky, sì,” ha detto il suo interprete, “ci sono alcuni atteggiamenti, c’è il modo di muoversi. Ma non hanno gli stessi problemi, perché sono due uomini e due pugili che hanno affrontato percorsi completamente differenti”.
Più laconico De Niro, per quale tra Kid e il protagonista di Toro scatenato “ci sono delle cose che ritornano, certo,” ma che non entra nello specifico.

E l’età, cosa cambia, cos’ha cambiato, come mai tanti film dedicati a quelli che un tempo, in maniera spietata ma meno ipocrita, si definivano “vecchi”?
“Quando invecchi ti rendi conto di quanto certe cose diventino sempre meno importanti,” ha detto De Niro, “Rispetto a trent’anni fa, sperimento di meno, faccio meno ricerche: un tempo mi andavo a cercare le parti, oggi invece aspetto che mi arrivino delle proposte. Ma non credo comunque che accetterei gli stessi ruoli di allora 30 anni fa, considerata la mia età. Ma col digitale non si sa mai.”
“Quando invecchi ti rendi conto che ci sono delle limitazioni, dei vincoli,” ha proseguito Stallone. “Rispetto a trent’anni fa vado alla ricerca di parti più emotive, che emozionino di più, anche perché credo di essere oggi un attore migliore di quello che ero allora. Invecchiando, poi, ti rendi conto di molte cose e ti chiedi il perché non le hai capite prima; e sviluppi una saggezza senza avere più tanto tempo per applicarla. Quindi si genera una situazione drammatica che è molto interessante da raccontare, e il cinema di questi anni l’ha capito. E poi c’è tutto quel pubblico che è invecchiato con noi, e che al cinema ci vuole vedere alle prese con i loro stessi problemi.”

Ma alla fine, cosa hanno imparato De Niro e Stallone l’uno dall’altro, in questo film girato assieme a quasi 16 anni da Copland, loro primo incontro sui set? Se il primo diplomaticamente ha parlato della bellezza della coreografia della boxe, il secondo invece ha citato la pazienza: “Perché io tendo a dare tutto e subito, e mi esaurisco presto sul set. Bob in questo film mi ha invece insegnato a prende le cose con calma.”
La stessa calma con cui i due divi, 137 anni in due, si sono poi alzati e hanno concluso il loro borbottante match con la stampa.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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