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David Mamet: il cinema, i dialoghi, l'azione, la correttezza politica

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Alla Festa del Cinema di Roma, uno scoppiettante Incontro Ravvicinato col grande sceneggiatore americano.

David Mamet: il cinema, i dialoghi, l'azione, la correttezza politica

Sul palco della Sala Petrassi del'Auditorium Parco della Musica di Roma, David Mamet si presenta, tra gli applausi, indossando un Borsalino nero. "Spero non lo prendiate come un segno di maleducazione," dice subito rivolto alla platea, "è un omaggio al mio homeboy Al Capone. Qualche ora fa passeggiavo con mia moglie e sono passato davanti al negozio della Borsalino, e non ho potuto evitare di comprare un cappello: vengo dal South Side di Chicago, io."
Questo è David Mamet, grande commediografo, sceneggiatore e regista americano che, tra una clip dei suoi film e l'altra, si è spesso sottratto alle domande del direttore della Festa del Cinema Antonio Monda per raccontare aneddoti più o meno riportabili.

1a Clip - Phil Spector

Sapevo che la storia del film avrebbe dovuto essere quella del conflitto tra Spector e il suo deuteragonista, il suo avvocato che lo deve difendere al processo per omicidio ma che non crede in lui. Il personaggio originariamente era di Bette Midler, ma dopo poche settimane di riprese ha dovuto abbandonare per via di problemi di salute. Ci siamo allora rivolti a Helen Mirren, che si era presa un periodo di pausa dal lavoro: ma quando le ho mandato il copione mi ha risposto solo: "Ci vediamo lunedì".

Non ho parlato con Phil Spector, ho solo parlato un po' con il suo avvocato. Nemmeno Al Pacino ha voluto parlargli, perché, mi ha detto "Lo Spector che devo interpretare io non è quello che ha passato degli anni in prigione." L'ho trovata una cosa molto saggia.

Lo ha detto Aristotele nelle sua Poetica: non esistono i personaggi, esistono solo le azioni. Quindi tu devi scrivere l'azione, quello che il personaggio fa, e poi è l'attore ci mette dentro il resto.

2a clp - Spartan

La scena di dialogo che avete visto l'abbiamo girata in 24 ore. È stato incredibile. Kristen Bell è un'attrice incredibile: col lei ho girato un video di Funny or Die in cui interpretava una pornostar degli anni Trenta sotto processo, ed era divertentissima. Mi ricordo che, dopo averla scritturata, e dopo una riunione che abbiamo fatto per il trucco, le ho detto che l'avrei accompagnata alla macchina, e l'ho vista rabbuiarsi. Dopo pochi metri ho capito che lei pensava volessi provarci.

Kristen era molto contenta di poter usare nel film un coltello a serramanico. Danny De Vito, con cui ho lavorato molte volte - e anche con lui in un video per Funny or Die in cui era il protagonista del remake di Gandhi - no. Una volta sul set di Hoffa l'ho preso in giro perché sosteneva di non saperlo usare: io l'ho preso in giro, dicendo "Sì, figurati", e lui è scoppiato a piangere. Ho pensato l'avessi offeso, per via delle sue origini italiane e tutto il resto, e sono andato a scusarmi. Lui si è voltato e ridendo ha detto: "Ti ho fregato!".
Anche Gene Hackman una volta mi ha fatto un bello scherzo: non è facile andare d'accordo con lui, e io lo rispetto perché sono fatto allo stesso modo. Comunque, dopo le riprese di Heist viene da me, con una grande libro in mano, e mi dice che è un regalo per fare pace. Un libro con in copertina le foto di grandi ebrei della storia. Poi lo apro, e il libro aveva tutte le pagine bianche.

3a Clip - Heist - Il colpo

Mi piace sia scrivere che dirigere, allo stesso modo. Ma se sai girare, e anche scrivere dialoghi, è meglio che tu non lo faccia, che ne scriva il meno possibile. Il dialogo può essere una stampella, mentre bisogna ricordare che il cinema è immagine in movimento, l'azione si può spiegare da sola. Al contrario, nelle soap opera ci sono dialoghi che spiegano tutto quello che non si vede. La vera sfida di questo film, per me, era raccontare attraverso l'azione.

4a Clip - Hollywood, Vermont

Se ho lasciato mai spazio all'improvvisazione nei miei film? Ah ah ah ah ah ah. Mettiamola così: in Italia avete del cibo meraviglioso, perché il cibo lo prendete sul serio, mentre in America oramai siamo solo ossessionati dal glutine. Ma se tu fossi un cuoco, una volta preparato il tuo piatto, diresti al cameriere che può pure pasticciarlo tutto prima di servirlo al cliente? Io ho lavorato con gli attori tutta la vita, coi migliori al mondo, li adoro: ma nessuno mi ha mai detto "qui tu hai scritto questo ma penso che avresti dovuto scrivere quest'altro." È un gesto di rispetto: perché io so fare bene quello che faccio, mentre loro non sanno scrivere.

La gente studia cinema, studia letteratura, fa corsi di scrittura. Io non so quali siano le cose buone o giuste da studiare, ma solo quali siano le giuste ispirazioni. Per me è stato Harold Pinter: col suo modo di raccontare le interazioni umane e i dialoghi, ha cambiato la nostra idea di drammaturgia. Non è stato una guida, ma ma un'ispirazione.

5a Clip - Gli Intoccabili

Ero mortificato quando ho visto la scena della carrozina, che Brian De Palma ha voluto inserire a mia insaputa. Ėjzenštejn ha plagiato De Palma?

Di Sean Connery vi dico due cose. La prima volta che ci siamo incontrati mi ha detto "Non ho mai fatto un soldo con 007". Un'altra volta ero con mia sorella, la stavo consolando perché stava attraversando un periodo complicato della sua vita, ma dovevo sentirmi con Sean al telefono. Lei mi disse di salutarlo, perché era una sua grande fan. Ho chiamato Sean, e dopo aver parlato di lavoro gli ho detto di lei: lui mi ha chiesto il suo numero, e il giorno dopo l'ha chiamata ed è stato mezz'ora a parlarle al telefono.

Per un mio film, Things Change, volevo scritturare Nino Manfredi nel ruolo del calzolaio italiano che deve diventare il sosia di un boss mafioso. Lui era interessato, allora sono venuto a Roma e abbiamo passato una bellissima giornata, un pranzo a Trastevere con tanti amici e tanto vino, un bellissimo pomeriggio: tanto che avevo pensato che quella era la vita che avrei voluto vivere. Poi un suo collaboratore mi ha fatto degli appunti al copione e mi ha proposto una modifica, io ho risposto che era davvero un'idea del cazzo, e da allora non ho più avuto notizie di Nino Manfredi.

6a clip - Il verdetto

Avevo scritto un copione del film, che avrebbe dovuto girare Robert Redford, ma ai produttori non andava bene, e lo passarono a un'altra sceneggiatrice. Per me va bene, avrò scritot almeno 25 film che non sono mai stati girati ma che mi hanno pagato, e quindi non c'erano problemi. Poi Redford ha abbandonato, e il progetto è passato nelle mani del mio amico Sidney Lumet. La mia amica sceneggiatrice mi chiede d'intercedere presso di lui, perché c'erano dei miei problemi, e alla fine Sidney ha scelto il mio. Questo lavoro è fatto così: un sacco di traumi e un sacco di divertimento.
Nella prima stesura del copione il verdetto vero e proprio non c'era, ma Sidney mi disse: "David, non fare il bambino e metti il verdetto in quella cavolo di sceneggiatura."

7a Clip - Americani

Molti anni fa ero un attore disoccupato a Chicago, e ho fatto una serie di lavori incredibili, e ho visto delle cose interessanti, che ho usato per la pièce. Qualche tempo dopo ero in Vermont, avevo iniziato a scriverla, mi chiesero di prendere in mano per sei mesi un corso di teatro, e se avevo un testo pronto: ed ecco Americani.

Alec Baldwin aveva degli impegni che gli rendevano impossibile girare il film. Poi, improvvisamente, si liberò, ma il casting era già fatto: allora mi ha chiesto di scrivergli un'altra parte, solo per lui, e io l'ho fatto.

Per scrivere un dramma, devi scrivere un sacco di drammi: devi scrivere tanto per scrivere bene.

Da ragazzino pensavo di non avere talenti, che sarei finito a fare il barbone, o in galera, o morto. Poi ho scoperto che sapevo scrivere dialoghi, e drammi, e che amavo farlo. Che potevo guadagnarci dei soldi e che potevo avere tante donne con questo lavoro. Se non vuoi sfidare il destino, che con me è stato benigno, devi dire la verità: quindi ho deciso che avrei sempre detto la verità. Anche se il dramma è sempre basato su una bugia, e si risolve quando questa viene rivelata. Ma Shakespeare, quando ha scritto l'Amleto, aveva ragione: con il teatro puoi far emergere la verità, facendo incazzare la gente, suscitando delle reazioni. Il mio mestiere è far incazzare la gente.

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