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David di Donatello 2024, intervista a Diodato tra musica, cinema e impegno civile

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Artista sempre pronto ad amplificare importanti messaggi sociali e voce di una generazione che non ha paura di mostrarsi fragile: Diodato con il brano 'La mia terra', colonna sonora di 'Palazzina LAF' di Michele Riondino, ha ottenuto la terza candidatura ai David di Donatello. E forse, un giorno, potrebbe raccontarsi in un film tutto suo.

David di Donatello 2024, intervista a Diodato tra musica, cinema e impegno civile

Mostra sincera gratitudine e parla usando metafore suggestive Diodato, quando lo raggiungiamo per raccogliere le sue impressioni in vista dei David di Donatello 2024. Come musicista è alla sua terza candidatura nella categoria migliore canzone originale. La prima era stata nel 2020 con Che vita meravigliosa, colonna sonora del film La dea fortuna di Ferzan Özpetek, con cui ha vinto il premio; la seconda nel 2023 con Se mi vuoi, brano parte della colonna sonora di Diabolik - Ginko all'attacco!. Quest'anno, però, per lui questa nomination ha qualcosa di speciale. Perché 'La mia terra', il brano scritto per il film Palazzina LAF di Michele Riondino, sa di casa, di amicizia, di lotte e ideali, "una parola che sembra quasi arcaica", ci dice. Chiama Riondino "un fratello" e la loro Taranto "un campo minato dove continuano a nascere dei fiori bellissimi". E, nel frattempo, ci parla del suo rapporto con il cinema, del suo nuovo album in uscita il 19 aprile Ho acceso un fuoco, dove reinterpreta brani già noti rivestendoli delle sensazioni che gli ha restituito il pubblico dei live, di quel suo essere semplice - per citare proprio una sua canzone - in cui un'intera generazione si è ritrovata.

Vorrei partire parlando proprio della tua candidatura ai David di Donatello per 'La mia terra'. Come la vivi quest'anno?

Sono felice. Quest'anno è qualcosa che ha a che fare con il mio vissuto. Con Michele Riondino lottiamo da sempre insieme per provare a raccontare ciò che i tarantini, e non solo, subiscono da tanti anni. Ma anche la bellezza che sopravvive alle scelte scellerate. È una battaglia interiore che mi porto dentro e che poi è molto simile a quella che tanti tarantini vivono da tanto tempo. È una canzone che racconta anche una sorta di viaggio nel tempo perché parte dal mito della fondazione di Taranto per arrivare fino a oggi. Dà anche un messaggio, che un futuro alternativo è possibile.

Molti ti definiscono un artista impegnato. Questa definizione ti sta stretta? Non dovrebbero essere tutti impegnati gli artisti?

Ognuno deve fare quello che sente. Di sicuro noi artisti abbiamo una grande opportunità. Siamo una grande cassa di risonanza e possiamo permettere alla nostra musica di diventare un grande amplificatore di messaggi. Con Michele e Roy Paci organizziamo l'1 maggio Taranto in cui tanti artisti vengono a cantare e a sostenere una causa che non è solo la causa tarantina ma di tante realtà. E grazie a quel palco hanno voce. Non per forza devono cantare canzoni politicamente impegnate, ma con la loro presenza veicolano messaggi necessari. Da quando ho iniziato a fare musica in maniera più seria ho capito che potevo dare una mano alla mia terra, per aiutare le persone a sentirsi meno invisibili.

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Il tuo rapporto con il cinema è molto stretto come musicista. Ma che spettatore sei? Quali film guardi?

Io ho studiato cinema, mi sono laureato in DAMS. Sono uno spettatore che ama andare al cinema e perdersi nel film. Mi piace emozionarmi insieme ai personaggi, lasciarmi trasportare. Il cinema è un'arte che ti permette di viaggiare dentro te stesso, uscire da una sala molto più arricchito. Non ho un genere preferito, ma apprezzo soprattutto i registi che sperimentano tanto. Mi piacciono l'attenzione alla luce, la dimensione artigianale del cinema e il lavoro di squadra.

Questo movimento interiore, di cui hai parlato anche in Ti Muovi, prima o poi porterà anche a un film da regista?

Forse un giorno sarebbe bello provare a raccontarmi attraverso il cinema. Dei punti di contatto ci sono però al momento è solo un pensiero. Vedremo.

Il 19 aprile esce 'Ho acceso un fuoco', un album in cui hai registrato in presa diretta alcune tue canzoni già note. Con che criterio le hai scelte?

Sono le canzoni che in qualche modo si sono trasformate di più in questi anni ai concerti. Mi piace pensare al concerto come un corpo vivo che puoi controllare fino  a un certo punto. Ho riarrangiato i brani in maniera molto spontanea e improvvisata. Sono convinto che la canzoni si possano trasformare in base ai luoghi, in base alle diverse vibrazioni. L'ho chiamato "Ho acceso un fuoco" perché la musica è stata questo per me.

Proprio condivisione è la parola che hai spesso usato ultimamente per descrivere la tua esperienza artistica. Ti senti un po' paladino delle fragilità della tua generazione? Con brani come 'Occhiali da sole' o 'Essere semplice' hai colpito un nervo scoperto...

I messaggi che mi arrivano mi fanno pensare che certe canzoni siano diventate dei luoghi in cui incontrarsi. Ho capito a un certo punto che non potevo nascondere le mie fragilità e quindi mi sono pian piano messo a nudo. Così, da una parte diventavo più forte e dall'altra mi sentivo meno solo. Mi è venuto naturale negli anni approfondire quell'opportunità che ti dà la musica di conoscere te stesso e gli altri.

Cosa vedi nel futuro? Nutri speranza o, come dici in una tua canzone, ci vorrebbe un miracolo?

Vedo tante persone molto belle, persone che lottano, che si sacrificano per gli altri e che andrebbero valorizzate. Sono loro che mi danno speranza. Però devo dire che vedo anche una corsa folle verso una sorta di volontà distruttiva. Bisogna combattere una certa apatia e rassegnazione che percepisco intorno a me e provare a costruire un futuro alternativo. Ci sono tanti giovani in gamba che hanno voglia di lottare. Sono loro quelli che dobbiamo cercare.

Foto: Alessio Albi

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