Interviste Cinema

Danny Bramson – Il quasi famoso alchimista della musica di Hollywood

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Incontro a Bologna con il music supervisor di Cameron Crowe e di tanto cinema americano.

Danny Bramson – Il quasi famoso alchimista della musica di Hollywood

Mimetizzato nei titoli di coda, il music supervisor ormai è una specie di legale che si occupa di firmare i contratti per la cessione dei diritti. Danny Bramson, però, è qualcosa di molto diverso. Alla faccia dei crediti imposti dai sindacati, il suo lavoro è figlio di un’altra epoca, di un ragazzo che mentre puliva i bagni degli Universal Studios per pagarsi gli studi di cinema a UCLA, a 17 anni, riuscì per caso, nella famigerata estate del ’69, nella costa opposta rispetto a Woodstock, a iniziare una carriera come promoter di concerti. Come dice lui, “mi sono fatto trovare nel posto giusto al momento giusto”.

Una faccia tosta, tanta passione per il cinema e la musica, oltre alla consapevolezza che come batterista valeva poco, lo hanno spinto verso il suo mentore, uno degli ultimi guru dell’epoca d’oro di Hollywood, il boss degli Universal Studios Lew Wasserman, che lo prese come ragazzo di bottega, quando ancora la fiducia nell’istinto e negli occhi pieni di passione valeva di più dell’analisi numerica di una corporation.

Il giovane Danny in quegli anni diventò molto amico di un altro sbarbatello che cercava di sembrare più grande, che aveva la sua stessa luce negli occhi quando ascoltava la musica giusta e il cinema nel sangue. Si chiamava Cameron Crowe e Almost Famous racconta le loro storie.

“Io e Cameron siamo migliori amici da quando ci siamo incontrati. Il suo fascino era dovuto alle particolari relazioni che sviluppava con le persone che intervistava per Rolling Stone, lui che era sempre il più giovane nella stanza.”

Vi ricordate quando il ragazzino protagonista telefona alla rivista Rolling Stone e gli viene affidato il primo articolo? Vi ricorderete anche il tentativo di invecchiare il tono della voce e l’improvvida mamma che alzava il telefono ricordandogli di buttare l’immondizia. Bene, quella situazione accadde proprio a Danny Bramson mentre cercava di organizzare il suo primo concerto, poi diventato festival di quattro giorni, poi 100 concerti all’anno, una etichetta discografica di successo e una carriera nel cinema come alchimista di colonne sonore e produttore.

Sono passati 45 anni da quell’estate, ma Bramson ce ne ha parlato come se ce l’avesse davanti, a Bologna, dove ha presentato un film biografico su Jimi Hendrix e presiede la giuria del 10° Biografilm Festival.

Bicchiere di coca sommerso di ghiaccio davanti, è un fiume in piena nonostante il torrido caldo di questi giorni bolognesi. Prendendo in prestito un’auto definizione del geniale Clerici, lo potremmo definire un dottor Divago, per cui il ritmo del discorso non è mai lineare, ma prosegue a ondate come un’improvvisazione musicale.

“Tutti pensano a Woodstock parlando dell’agosto 1969, ma erano i giorni in cui Charles Manson con i suoi discepoli uccidevano tutti quelli che rifiutavano le loro teorie folli. Qualcosa cambiò dalla sera alla mattina: non potevi più fare l’autostop, la gente iniziò a guardare con sospetto quelli coi capelli lunghi e la polizia di Los Angeles si comportava come la Gestapo, odiava gli hippie e si intrufolava sotto copertura ai concerti di gruppi come i Jefferson Airplane e i Grateful Dead, pronta a intervenire”.

Danny Bramson ricorda il lavoro come music supervisor per Singles, alla ricerca di musicisti e piccole band locali di Seattle, celeberrimi punterioli del movimento grunge come Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden, Alice in Chains.

Non può evitare, inoltre, qualche succoso aneddoto su Almost Famous, la più personale fra le sette collaborazioni con l’amico Crowe.

Brad Pitt e Natalie Portman erano stati scelti inizialmente come coppia protagonista, rockstar e groupie, ma il cinema è alchimia, e dopo una serie di prove fra i due non scattava la scintilla, anche per la ritrosia di quest’ultimo a baciare una ragazza minorenne. Niente da fare, allora. Come sappiamo sarà poi Kate Hudson a lanciare la sua carriera con un ruolo che la proporrà a un livello mai eguagliato negli anni successivi.

Ogni film è diverso, ricorda sempre Bramson evitando di entrare troppo nel merito di ognuno dei suoi progetti, ma ribadisce che sono le “grace notes” della vita che ha sempre cercato nella sua carriera. “La mia unica ricchezza è costituita dalla credibilità e dai rapporti di fiducia che mi sono creato in 40 anni”.

Rapporti con artisti come David Bowie, Paul McCartney, Nei Young, Ry Cooder, che convinse a esordire nel cinema, James Brown e tanti altri che hanno accettato di cedere le loro canzoni, spesso a prezzi simbolici e per film dai budget contenuti.

Parlando di registi e attori, invece, ha lavorato con Tom Cruise, amico dai tempi di Jerry Maguire e Vanilla Sky, ma anche con Paul Thomas Anderson, a cui ha presentato qualche anno fa Jonny Greenwood dei Radiohead, anima musicale degli ultimi film del regista californiano. Sono tanti i film a cui ha lavorato: da Magnolia a Man on the Moon, da A.I. a Mission Impossible III, passando per Ray, Ocean’s Eleven e Il signore degli anelli.

Su quale sia il lavoro di un music supervisor Bramson commenta: “ogni film ha il suo ritmo unico e di conseguenza il mio coinvolgimento è diverso. Quello che è certo è che il film, quando finiscono le riprese, più che finire inizia. La musica era considerata uno strumento di marketing della post produzione o la parte divertente, ognuno poteva portare le sue canzoni preferite, cosa che ho cercato sempre di cambiare. Il mio marchio di fabbrica è quello di aver usato molto le canzoni oltre agli score”.

Adesso Bramson ha iniziato una nuova carriera come produttore. In questa veste era al Biografilm per presentare il film d’apertura, Jimi: All is By My Side, visto allo scorso Festival di Toronto.

Racconto del periodo londinese nella vita e nella carriera di Jimi Hendrix, è l’opera prima dello sceneggiatore premio Oscar per 12 anni schiavo John Ridley. Nel cast il cantante degli Outkast André Benjamin, oltre a Imogen Poots, in grande ascesa, e Hayley Atwell.

Quasi due ore dopo aver iniziato l’incontro con la stampa la coca era ancora intatta nel bicchiere, i cubetti sciolti, ma Danny Bramson aveva ancora voglia di chiacchierare, di divagare, fra ricordi musicali e cinematografici. Negli occhi la nostalgia per un'altra epoca e un'altra musica.

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