Interviste Cinema

Danny Boyle parla di Steve Jobs, biopic sull'uomo che si è fatto amare facendo amare i suoi prodotti

67

Il regista inglese ha presentato alla stampa il biopic scritto da Aaron Sorkin, che uscirà nelle nostre sale il 21 gennaio.

Danny Boyle parla di Steve Jobs, biopic sull'uomo che si è fatto amare facendo amare i suoi prodotti

“Qual è stata la mia prima preoccupazione quando ho accettato di fare questo film? L'opposizione strenua di Laurene Powell, la vedova di Steve Jobs.” Così esordisce Danny Boyle, regista di un ambizioso e complesso film biografico nato dalla penna di uno dei più rilevanti sceneggiatori dei nostri giorni, l'Aaron Sorkin di The Social Network e di The Newsroom, che ha raccontato la vita del creatore del Mac e dell'iPhone con lo stile che gli è proprio, fatto di drammaturgia teatrale e interminabili dialoghi.
Non è un mistero per nessuno che la vedova di Jobs abbia lottato a lungo contro il film, arrivando a telefonare a ogni attore che la produzione stava considerando per il casting allo scopo di dissuaderlo, come conferma lo stesso regista inglese. “È stata dura,” commenta. “Volevo e volevamo rispettare il suo dolore e il suo volere, ma allo stesso tempo volevamo fare il film. Ho deciso di andare avanti per la mia strada perché, alla fine, il nostro lavoro non la coinvolgeva, parlando per buona parte della sua interezza di un periodo della vita di Jobs antecedente il loro matrimonio, e comunque mai tirandola direttamente in gioco. Come già è accaduto per The Social Network,” continua Boyle, “qui si parla di figure pubbliche di grande rilevanza per tutti, e io credo che non si debba smettere di fare film o scrivere libri su queste figure anche se le loro società hanno il potere di bloccarti. E, ovviamente, un altro motivo per cui ero determinato a fare questo film è quanto il mondo in cui viviamo sia stato plasmato da Steve Jobs attraverso le sue creazioni.”
 
Quello che invece non preoccupava l'autore di Trainspotting e 28 giorni dopo, era il monumentale copione di Sorkin, un'opera in tre atti fatta di parole ininterrotte e, ovviamente, lunghe camminate per corridoi nei backstage delle presentazioni di tre prodotti (il primo Macintosh, il NeXT e il primo iMac) in tre momenti temporali diversi (il 1984, il 1988 e il 1998). “Per me ha rappresentato una sfida stimolante,” dice. “ Dovevo far diventare questo testo puramente teatrale in un pezzo di cinema. Il teatro, pur essendo uno spettacolo dal vivo, al contrario del cinema, pone una barriera tra la rappresentazione e lo spettatore, è immersivo solo nel migliore dei casi, ma sempre fino a un certo punto. Io, invece, volevo che questo film fosse il più immersivo possibile, volevo far sentire lo spettatore lì con Steve e gli altri protagonisti, volevo farli essere al loro fianco nel corso delle loro battaglie verbali.”
Boyle ha poi smentito la fama di Sorkin di sceneggiatore difficile, blindato, poco incline ad andare incontro alle esigenze dei registi: “Aaron è stato sempre molto disponibile, flessibili, e abbiamo fatto alcune variazioni rispetto allo script originale: per esempio nella scena del confronto tra Jobs e Wozniak nel terzo atto, che io volevo fosse in pubblico, davanti a quelli che erano già i figli dell'era-Jobs, e non in privato come aveva scritto Sorkin. Anche la scena in cui Steve chiede a Johanna Hoffman come mai loro due non fossero mai finiti a letto assieme, è stata aggiunta: è un aneddoto avvenuto in privato che la stessa Hoffman aveva raccontato a Kate Winslet, che la interpreta nel film, e io volevo inserirlo nel racconto, e Aaron ha accettato senza problemi.”

Pochi problemi, secondo Danny Boyle, ha avuto anche Michael Fassbender di fronte a un copione impegnativo come quello di Steve Jobs. “Michael è straordinario,” racconta il regista con sincera ammirazione. “Lui non impara il copione, lo assorbe. Abbiamo iniziato le riprese in gennaio, e già a novembre lui lo leggeva e recitava ad alta voce per tre o quattro volte al giorno, e ha continuato a farlo ogni notte durante le riprese. Sul set non lo ha mai guardato, non ha sbagliato mai una parola, e anzi correggeva gli altri: lo conosceva meglio di quanto non lo conoscesse Sorkin. Lo ha letteralmennte assorbuto, tramite la pelle tanto quanto la mente, è stato un processo osmotico. D'altronde,” conclude, “non poteva fare altrimenti, è l'unico modo di affrontare un copione di Aaron, che altrimenti finisce con l'intimidirti.”

Questo copione, così evocato da Boyle, scava nella psicologia di Steve Jobs rintracciando nel suo passato le ragioni delle sue ossessioni e della sua determinazione, e il regista lo spiega in questo modo: “Ho trovato straordinario come quest'uomo, uno dei più ricchi, famosi e di successo del mondo, sentisse così tanto questo senso d'abbandono, il dolore per essere stato allontanato dai suoi genitori biologici. Questa sensazione lo faceva sentire senza potere, senza controllo, e per reazione ha creato dei prodotti che lo ponevano in controllo di tutto, sistemi chiusi che facevano riferimento a lui ma che allo stesso tempo arricchissero il mondo. Il fatto che poi lui abbia rifiutato a lungo sua figlia, come era stato rifiutato lui,” continua Boyle, “sarebbe stato quasi retorico e poco credibile se ce lo fossimo inventato, ma è accaduto davvero. L'amore di Steve Jobs andava primariamente verso i prodotti, che creava, perché voleva che li amassimo noi, e quindi di conseguenza amassimo lui: ha creato un circolo d'amore tra esseri umani che passa dalle macchine. E alla fine dobbiamo dire che aveva ragione lui, perché noi i suoi prodotti li amiamo, li portiamo a letto con noi, gli affidiamo segreti che non affideremmo nemmeno ai nostri diari e che sono comunque accessibili da parte della compagnia che li produce.”

A chi gli chiede se sia rimasto deluso dai risultati ottenuti ai botteghini americani, dove finora ha incassato finora poco più di 17 milioni di dollari, Boyle risponde di no, perché “il nostro non è di certo un blockbuster, è un film che richiede molto impegno allo spettatore. Forse, se abbiamo sbagliato qualcosa, abbiamo sbagliato nella distribuzione, partendo troppo in grande invece che procedere per gradi, lasciando che il pubblico aumentasse grazie al passaparola. Avremmo dovuto credere di più nel suo potenziale per quanto riguarda i premi e gli Oscar.”

Ma, come che sia, di Steve Jobs, dei suoi autori e dei suoi protagonisti, durante la stagione dei premi, sentiremo parlare sicuramente. Questa è una scommessa che ci sentiremmo di sottoscrivere, in attesa che il film esca nelle nostre sale il prossimo 21 gennaio.


 

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming