Interviste Cinema

Dakota Fanning: bella in rosa Alice della Festa del Cinema di Roma

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L’attrice presenta Please Stand By, in cui è una ragazza autistica.

Dakota Fanning: bella in rosa Alice della Festa del Cinema di Roma

Il fiore all’occhiello di Alice nella città per questa Festa del Cinema di Roma - senza nulla togliere a Orlando Bloom, a Mazinga Z- Infinity e Capitan Mutanda e alle molte proposte interessanti della sezione autonoma del Festival - è Dakota Fanning, entrata nel mondo del cinema quando era solo una graziosa bimba bionda (anche se molto grintosa) e diventata negli anni un’attrice sempre più solida e un’artista capace di fare scelte interessanti, come il recente ruolo di Merry Levov in American Pastoral.

Nel film di Ben Lewin Please Stand By, Dakota Fanning ha accettato la sfida di interpretare una ragazza affetta da autismo e lo ha fatto con una naturalezza e una dedizione incredibili. La sua Wendy, che intraprende un avventuroso viaggio da San Francisco a Los Angeles per consegnare alla Paramount una sceneggiatura di cui sono protagonisti il Capitano Kirk e il Signor Spock di Star Trek, è un bellissimo personaggio, e anche Dakota è un bellissimo personaggio, perché è una che "si spende", e che non si dà minimamente arie. La incontriamo nello spazio di Alice Nella città, dove si presenta con un grazioso abito rosa semi trasparente e sandali in tinta. Sembra sentirsi perfettamente a proprio agio di fronte alla ristretta cerchia di giornalisti di cui abbiamo l’onore di far parte, e comincia a parlare spiegando il lavoro fatto sulla dolce Wendy: "Ho incontrato diversi giovani affetti da varie forme di autismo, e ho cercato di farmi dire da loro che vita conducessero, quali fossero le loro passioni, le loro battaglie, e sono anche stata fortunata perché la sceneggiatura era scritta benissimo e in maniera dettagliata. C’erano molte informazioni sul mio personaggio. Oltre a conoscere persone con la stessa malattia mentale di Wendy, ho anche avuto la possibilità di creare la mia Wendy. Una cosa che ho imparato, incontrando ragazzi autistici, è che le persone che soffrono di questa malattia non sono tutte uguali, sono una diversa dall’altra, e in Wendy c’è molto oltre all’autismo”.

Interpretare Wendy è stata per la Fanning un'esperienza formativa: "Questo film mi ha insegnato, o meglio mi ha ricordato, che tutti quanti abbiamo le nostre difficoltà, che abbiamo qualcosa nella nostra vita contro cui lottiamo. Un'altra cosa che ci rende tutti uguali è la capacità di sentire cose, di provare emozioni e di sognare. Wendy mi ha riportato alla mente tutto questo".

Prima di avvicinarsi al film, Dakota conosceva Star Trek, ma non bene come Wendy: "Guardavo Star Trek con mio nonno, però non posso dire di essere una profonda conoscitrice di quell’universo così come lo è il mio personaggio. Non so se nella mia vita ci sia qualcosa che abbia su di me lo stesso effetto che Sar Trek ha su Wendy, perché l’universo di Star Trek, nel quale Wendy si sente a proprio agio, le consente di avere accesso al mondo circostante. Forse sono fortunata, perché in realtà sto bene così, anche se, guardando Wendy, potrei anche io trovare un libro, un film o una storia che mi aiutino meglio a comprendere ciò che non comprendo".

Dopo aver parlato di Please Stand By, Dakota si dilunga volentieri sulla sua professione di attrice, spiegando di non averla mai considerato un semplice divertimento: "In realtà ho sempre saputo che era un lavoro. Fin da quando, da piccola, ho cominciato questo mestiere, ho subito sentito di avere una responsabilità nei confronti delle persone con le quali collaboravo e nei confronti della storia che raccontavo e dei miei personaggi. L'ho sempre vista così, anche quando lavorare mi sembrava un po’ un gioco. Essendo questo un mestiere in cui devi fingere di essere altro, una cosa che ho conservato crescendo è l’abitudine a fare affidamento sul mio istinto. Devo dire, però, che non mi sono mai trasformata, per l’intera lavorazione di un film, nel personaggio che dovevo interpretare, perché non volevo che le linee di separazione fra realtà e finzione si confondessero. Ho sempre mantenuto me stessa e la mia vita personale separata dal personaggio, io sono completamente dentro al personaggio solo quando stiamo girando una scena, ma quando il regista dice 'stop', torno immediatamente a essere me stessa. Questo accorgimento ha evitato che mi portassi a casa i problemi del personaggio".

A Dakota Fanning viene chiesto di dire la sua sul caso Wenstein, o meglio sulle donne che, nel mondo del cinema, subiscono violenza o semplicemente vengono messe in difficoltà. Lei risponde così: "Credo sia molto importante parlarne e tirare fuori questi problemi. Sono situazioni che esistono in vari ambienti, non soltanto a Hollywood, e credo sia fondamentale che ci siano persone che danno voce alle proprie esperienze e che sia necessario porre fine a questo tipo di trattamento. E' bello vedere quanto sostegno e quanto appoggio queste persone stiano ricevendo".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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