Interviste Cinema

D'après une histoire vraie: Polanski, Green e Seigner parlano del film a Cannes

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Un thriller con due straordinarie protagoniste femminili sceneggiato da Olivier Assayas.

D'après une histoire vraie: Polanski, Green e Seigner parlano del film a Cannes

Arriva a fine festival uno dei film più interessanti di Cannes 2017, e uno dei più intriganti, che si è aggiunto ai già numerosi titoli della kermesse in un secondo momento e che riporta in Costa Azzurra Roman Polanski quattro anni dopo Venere in pelliccia. Stavolta però il regista polacco non partecipa al concorso e in D'après une histoire vraie racconta la storia di una scrittrice che lascia entrare nella propria vita una donna sola, affascinante e invadente che si fa chiamare semplicemente Elle (Lei). A interpretare quest’ultimo personaggio è l’attrice feticcio di Tim Burton Eva Green, che non poteva dire di no al film: "Come si fa a rifiutare una proposta che arriva da Roman? E’ uno dei migliori registi al mondo. E poi avevo a disposizione un personaggio fantastico. Come avrete notato, si tratta di una donna bizzarra e nello stesso tempo vera, cosa che mi piaceva. E’ difficile capirla fino in fondo, per tutto il film ti domandi se esista sul serio oppure no, e una simile ambiguità è stata per me una sfida e mi ha permesso di dare sostanza al personaggio. Nel processo di avvicinamento, non mi sono concentrata più di tanto sulla sua follia e pericolosità".

Polanski, naturalmente, restituisce i complimenti alla più giovane delle sue protagoniste: "Non appena ho deciso di fare D’après une histoire vraie ho pensato subito a Eva per il ruolo di Elle. L’avevo vista in Sin City e mi aveva colpito molto il suo personaggio, che era un condensato di fascino e ironia".

La prima a leggere il libro di Dephine de Vigan che ha ispirato il film è stata Emmanuelle Seigner: "Un mio amico mi ha parlato del romanzo di Delphine, l’ho letto e ho pensato che fosse perfetto per Roman e in qualche modo simile ai suoi film iniziali".

"Emmanuelle ha ragione" - dice Polanski - "in D’après une histoire vraie c’è qualcosa del mio primo cinema. Mi piaceva il fatto che fosse un thriller, e poi mi intrigava l’argomento. Non avevo mai fatto un film che parlasse di due donne. Mi era capitato solo di mettere a confronto due uomini oppure un uomo e una donna".

Nell’avvicinarsi al libro, Roman Polanski ha scelto la strada della fedeltà, non prendendosi nessuna licenza poetica: "Ho adattato nella mia carriera molti romanzi. Solitamente non mi piace distaccarmi troppo dall’originale, e questo perché, quando da bambino incappavo in adattamenti cinematografici di libri che avevo amato, rimanevo malissimo. Mi chiedevo dove fosse finito quel personaggio che amavo tanto o perché ne fossero stati aggiunti altri. Olivier Assayas, che ha scritto con me il copione, è stato bravissimo, perché ha trasformato un volume di 500 pagine in una sceneggiatura nella quale non manca nulla della storia originale".

"Mi sono sentito molto onorato e felice quando Roman mi ha chiesto di adattare il libro" - dice Assayas - "che mi è piaciuto e che ho subito ritenuto adatto a Roman. Così mi sono messo al servizio della sua visione. Era come se fossi a metà fra lui e Delphine. Di D’après une histoire vraie mi interessava anche la dialettica fra finzione e realtà. Alcune persone, come il personaggio di Elle nel film, sono convinte che la realtà sia più interessante e soprattutto più vera della finzione. Io penso il contrario. Secondo me c’è molta più realtà in una storia inventata".

Tra finzione e realtà Polanski, nella vita di tutti i giorni, accorda la propria preferenza alla seconda: "Non so se sia più giusto abbracciare la finzione o raccontare della realtà, non posso rispondere a questa domanda. Io tendo a leggere libri che parlano della realtà, in particolare libri scientifici, roba che alla maggior parte dei lettori non interessa minimamente. La gente comunque è ossessionata dalla realtà e francamente non capisco perché. Che senso ha questo spasmodico bisogno di verità in un momento in cui l’informazione sta diventando inaffidabile? La fotografia, per esempio, è ormai un’arte menzognera perché tutto viene cambiato, tutto è finto. Eppure le persone cercano qualcosa di concreto a cui aggrapparsi. E’ ridicolo, soprattutto se si pensa che oggi c’è qualcuno che può cambiare il destino di una nazione con un gesto che, amplificato e modificato, fa il giro del mondo. L’informazione in cui un tempo credevamo ormai non esiste più".

Particolarmente ciarliero, il regista approfitta dell’incontro con i giornalisti per sottolineare quanto gli sia di ispirazione la sua adorata Emmanuelle, e a chi gli chiede se sia più difficile 'gestire' una donna sul set o fra le mura domestiche, risponde: "Lei mi fa una domanda stupida: sul set è mille volte più facile". Poi spiega: "Non è semplice lavorare insieme alla propria moglie e poi tornare a casa e fare una normale vita matrimoniale. E poi è impegnativo essere il marito di un’attrice così meravigliosa. Di solito provo a dimenticarmelo. Non sempre ci riesco, visto che la sera lei vuole parlare di lavoro. L’ho sempre trovata bravissima fin dal primo film in cui l’ho diretta insieme ad Harrison Ford. All’epoca era all’inizio della sua carriera e le sfuggivano cose che un attore professionista dovrebbe capire. Ora invece è una professionista al 100%".

Mentre il marito parla, la Seigner sorride, poi sussurra: "Ma sei tu la mia fonte di isprazione", mentre Eva Green dimostra di apprezzare l’indole tranquilla della collega: "Quando ho incontrato Emmanuelle, ero un po’ spaventata, temevo che potessimo non andare d’accordo. Invece ci siamo trovate benissimo, eravamo perfettamente alla pari. Capita raramente su un set".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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