Copperman, presentata a Roma la fiaba con Luca Argentero, diretta da Eros Puglielli

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Copperman, presentata a Roma la fiaba con Luca Argentero, diretta da Eros Puglielli

Regista e attori di Copperman, fiaba fantasy tutta italiana con Luca Argentero in uscita il 7 febbraio, sono unanimi nel considerare il film un sogno che si avvera, da diversi punti di vista. Il regista Eros Puglielli torna al cinema abbracciando un progetto della neonata ElioFilm in collaborazione con Rai Cinema, da un copione di Graiani, Irrera, Logli e Pondi iniziato intorno al 2003: importante sottolinearlo perché l'elemento supereroico del lungometraggio potrebbe erroneamente far pensare a un'imitazione di Lo chiamavano Jeeg Robot. "L'elemento supereroico qui è strumentale" - conferma Puglielli - "anche se un film come Jeeg Robot dà la possibilità di allargare il mondo produttivo italiano".
Copperman è la storia di Anselmo, giovane di buon cuore, che sin da piccolo soffre di un ritardo mentale che gli fa vivere ogni esperienza in modo alternativo a quello dei suoi simili: lo capiscono solo la mamma, interpretata da Galatea Ranzi, e la piccola Titti, reincontrata poi da adulta (con le fattezze di Antonia Truppo). Anselmo si crea l'identità segreta di Copperman, un supereroe raddrizza-torti, com'è convinto che sia il babbo assente.

"Questa storia nasce da un incontro di sensibilità, tutti sentivano sul serio quello che facevano", sottolinea Puglielli. Con ispirazioni indicate nelle atmosfere di Hayao Miyazaki, nel cinema di Jean-Pierre Jeunet, con uno sguardo all'armatura Mark-1 di Iron Man nel film con Robert Downey Jr. (che ha influenzato il designer Roberto Molinelli per il look "super" del protagonista), Copperman cerca una strada inusuale per la produzione media italiana: "Quando ho letto il copione tre anni e mezzo fa" - confida Argentero - "mi è piaciuto subito, ma l'ho chiuso e ho pensato: tanto questo film non si farà mai." Già il fatto che Copperman esista e stia per uscire è la realizzazione di un sogno: "E' un sogno prima che un film, coinvolge chi crede nella potenza dei sogni, e questo valeva anche per noi e per la troupe. Era un'atmosfera rara, di solito nel cinema si fanno tanti discorsi economici, ma qui si parlava proprio di sogni, io ho realizzato il mio, avevo sempre voluto interpretare un supereroe. Ti fa desiderare che tutti i set siano così!"

Sia Galatea Ranzi sia Antonia Truppo sono state contente di partecipare, una volta tanto in ruoli non cupi. Galatea doveva interpretare una mamma nel corso di trent'anni, "una mamma che ha anche lei tratti infantili, ma è positiva. Pensando ai miei tipici ruoli, mi son detta: una stronza di meno!" Antonia, a conferma di un approccio produttivo diverso dalla media italiana, è sulla stessa lunghezza d'onda: "Di solito mi chiamano per risolvere rogne: se non fai tu questo personaggio, non so proprio a chi darlo! Qui invece mi chiedevano di essere la lei di una fiaba, un archetipo in cui si possono leggere tante cose della vita: ho realizzato anch'io un sogno, quello di essere una lei e non una rogna!"

Rappresentare un disagio mentale, seppur attraverso il filtro di una fiaba, comportava un' "assunzione di responsabilità", secondo Argentero, che ha trascorso del tempo con persone afflitte da queste patologie grazie alla collaborazione del centro romano dell'AITA. Era stupito dall'assenza di letture metaforiche delle parole da parte di quelle persone: "Noi ci discostiamo dalla realtà, loro mai, o meglio la interpretano diversamente, con la sensibilità come unica chiave di lettura." Era una questione di rispetto, l'handicap poteva diventare punto di forza, sostituendo idealmente il concetto di "diverso" con "speciale". A proposito della rappresentazione di Anselmo, Puglielli respinge il paragone netto con Forrest Gump: "Ci abbiamo pensato solo quando abbiamo deciso di non modificare fisicamente Luca in alcun modo: quando vedi Tom Hanks nel film è in gran forma, conta l'interiorità".

 



Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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